Rischia il carcere per “offesa ai sentimenti religiosi”. Non a Riad ma in Russia

Putin convertitoMa la vera notizia non è  che Viktor Krasnov, 38 anni, venga processato in Russia per “avere offeso i sentimenti religiosi dei credenti” scrivendo che “non c’è nessun Dio” durante uno scambio di messaggi su internet. Anche se rischia un anno di carcere. Fino al novembre dell’anno 2000, quando la norma venne abolita con sentenza della corte costituzionale, il nostro codice penale (articolo 402) prevedeva la stessa pena per “vilipendio della religione dello Stato”e con l’articolo 403 (“offese alla religione dello Stato mediante vilipendio di persone”) si poteva arrivare a due anni o addirittura a tre se il vilipeso era “un ministro del culto cattolico”. Personalmente, come credo la maggior parte delle persone civili e di buon senso, credenti o meno, penso che si debba rispettare la fede religiosa di qualunque essere umano, sempre che non pretenda di imporsi agli altri e non si esprima con la violenza. Se Krasnov non lo ha fatto, trovo ingiusto che rischi la galera ma non ne farei un eroe dei diritti civili. Per questo a suo tempo non sono stato tra quanti scrivevano “Je suis Charlie” per solidarizzare con la satira contro Maometto, e non soltanto, come pure era doveroso, con le vittime del fanatismo jihadista. Dunque no, la vera notizia non è quella ma un’altra. E non mancherà di rallegrare le migliaia di devoti che, con i colleghi Antonio Socci e Paolo Brosio, attendono spaventati e fiduciosi che si avverino le apocalittiche profezie del terzo segreto di Fatima. Quello che da decenni attendevano si è gà avverato: la Russia di Putin si è convertita (nandocan).

Ma la novità è che si rischia anche in Russia. Lo dimostra l’assurda vicenda di Viktor Krasnov, un 38enne di Stavropol che potrebbe essere condannato a un anno di carcere per il “reato” di offesa ai sentimenti religiosi: “reato” introdotto nel 2013, dopo la performance artistica realizzata nel marzo 2012 dal gruppo punk Pussy Riot nella cattedrale ortodossa del Cristo Redentore, a Mosca.

Due anni fa, Krasnov stava chattando in rete quando uno dei partecipanti si è sentito offeso dalla frase “Per me quella raccolta di favole ebraiche che è la Bibbia è una completa sciocchezza. Non esiste alcun Dio” e lo ha denunciato.
Le udienze del processo vanno avanti. Ma prima che il processo iniziasse, Krasnov è stato costretto a trascorrere un mese in un reparto psichiatrico per determinare se fosse o meno sano di mente per comparire in giudizio.

*da articolo 21

 

Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Il babbo, funzionario statale, voleva fare di me un magistrato ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario e lo stesso vale per il servizio che ho sempre reso ai colleghi negli organismi della categoria (ordine, sindacato). Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. E’ dal 1994 che aspetto l'”Ulivo“. Nel 2008 mi sono deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. E sono diventato nonno.

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