In pasto agli sciacalli. I Tg di giovedì 3 marzo

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 L’osservatorio, oggi, mi sembra un po’ troppo coinvolto nelle notizie, piuttosto che nel modo in cui vengono date o ignorate. Perciò non metto il grassetto, fatelo voi se e dove lo credete opportuno (nandocan).

***di Alberto Baldazzi – Il trauma causato dalla notizia della quasi certa uccisione di due dei quattro tecnici italiani della Bonatti rapiti in Libia nel luglio scorso investe buona parte delle edizioni dei Tg di serata. Le notizie sono frammentarie, ma Tg La7 si può avvalere della presenza a Sabrata dell’inviato di Piazza Pulita che è in grado di offrire i migliori aggiornamenti. I riflessi sulle famiglie delle due vittime abbondano, come è giusto, su tutte le testate e in particolar modo su quelle Mediaset. Ma meno scontato e, certamente, meno giusta è la canea che si è scatenata da parte delle opposizioni, per le quali il dramma reso noto oggi è solo un alibi per attaccare aggressivamente la parte politica avversa ed il governo. Così, dopo qualche minuto di cronaca, ecco comparire (estesamente sui Tg Rai e su La7, sotto tono su Mediaset) le scellerate parole di Salvini che approfitta della situazione per accusare Mattarella e Renzi di avere le mani sporche di sangue.

Immaginabili le reazioni degli esponenti Pd. Le comunicazioni del sottosegretario Minniti al Copasir evidenziano che agenti italiani dei servizi sono già in Libia, ed a nostro giudizio c’è da esserne felici, vista la probabile quanto imminente operazione militare internazionale nella quale l’Italia è chiamata a svolgere un ruolo di direzione. Anche in questo caso l’ira del centrodestra per la mancata informazione al Parlamento di un’operazione militare che ancora non c’è rientra nel novero delle polemiche sterili e rappresenta un ulteriore caso di irresponsabilità istituzionale. La pensa come noi Enrico Mentana che, in un avvilito commento da studio, si duole di dichiarazioni che nulla hanno a che fare in una fase in cui “Rispetto assoluto dovrebbe essere mostrato quando ci sono in ballo delle vite ed il sistema paese è attaccato”.

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Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Il babbo, funzionario statale, voleva fare di me un magistrato ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario e lo stesso vale per il servizio che ho sempre reso ai colleghi negli organismi della categoria (ordine, sindacato). Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. E’ dal 1994 che aspetto l'”Ulivo“. Nel 2008 mi sono deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. E sono diventato nonno.

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