Maldestri malintesi. I Tg di venerdì 26 febbraio

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***di Luca BaldazziAll’odierno incontro romano con il Commissario Europeo Junker tutte le testate danno il primo titolo ed esprimono un analogo giudizio: si è trattato del “vertice del disgelo”. “Più vicini sulla flessibilità” evidenza Tg1; “Esemplare la gestione italiana dei migranti” riporta Tg2; “Matteo e Jean Claude” si chiamano per nome, evidenzia anche Tg4, mentre le dure schermaglie a distanza delle scorse settimane vengono dallo stesso Junker derubricate a “maldestri malintesi”. Agli scambi della “coppia affiatata” si affiancano per La7 gli odierni giudizi della Commissione Europea, dell’Ocse e della Confindustria che, nel complesso, promuovono l’economia italiana, anche se il documento di Bruxelles segnala le preoccupazioni sul debito pubblico e l’elevata disoccupazione. Insomma, una giornata sostanzialmente buona per l’Italia, e come tale riconosciuta da tutte le testate.

Se Roma e Bruxelles riducono le distanze, a parlare di “disunione europea” (Tg La7) sono invece i molti servizi (Titolo su Tg3 e Tg La7) sulle tensioni tra Grecia ed Austria dopo le chiusure unilaterali dei confini compiute dagli altri paesi balcanici, e che palesano un’Unione “spezzata” (Tg1) ed “incapace di affrontare l’emergenza”. Buone su Tg1 e Tg La7 le coperture dalle aree in procinto di essere sgomberate della baraccopoli di Calaìs. Sempre sul fronte dell’accoglienza, Tg5 dedica la copertina ad un’amara riflessione sulle immagini, spesso di bambini, che se nei mesi passati avevano aiutato ad avvicinare l’Europa alla tragedia dei profughi, oggi vengono a giudizio del servizio fatte circolare da media e social network solo come “alibi per scaricarsi la coscienza”.

Sul veloce passaggio “sicuro” del ddl unioni civili alla Camera i Tg di serata spendono poche parole, ma notizia politica del giorno resta la tensione interna al PD dopo la fiducia di ieri ottenuta grazie ai verdiniani. Trasversalmente tutte le testate illuminano lo scontro, rilanciando le dichiarazioni Speranza che chiede un congresso anticipato, accusando Renzi di snaturare il partito.

“Giulio Regeni fu ucciso da professionisti della tortura”: titoli per tutte le testate sulle anticipazioni degli esiti dell’autopsia “italiana”. Le condizioni del corpo “spazzano via” tutte le false piste finora prodotte dal governo egiziano. Restando nel Maghreb, Tg La7 ritorna sulla prospettiva dell’ intervento militare (anche) italiano in Libia, confermando che l’Italia è pronta ad intensificare gli aiuti, ma solo dopo che il governo di Tobruk otterrà la fiducia. Dai tanti fronti della guerra in Siria, buone coperture su Tg5 e Tg3, che vi dedica 2 lunghi servizi alla vigilia della tregua “siglata” da Obama e Putin. Le elezioni in Iran, con il moderato Rohani candidato favorito, gode di ampi servizi solo sulle testate Rai.

Negli ultimi giorni i Tg Mediaset hanno “sorvolato” sulle amministrative romane, non potendo celebrare un candidato di centrodestra non ancora “incoronato”. Oggi si sono rifatti con Milano, fornendo un’ampia vetrina su tutte e tre le testate al lancio della campagna elettorale del candidato Parisi.

La notizia del ministro Alfano indagato per abuso di ufficio per una vicenda siciliana, ottiene titoli solo Tg La7 (servizi per Tg1 e Tg2). “Caso superato e smentito dai fatti” è la risposta del ministro. Sempre Tg La7 è il solo a titolare sull’elezione dei nuovi vertici del calcio mondiale, che ha incoronato l’italo-svizzero Gianni Infantino dopo 18 anni di era di Blatter. Servizi per Tg1 e Tg2.

Segnaliamo in chiusura il lungo servizio del Tg5 sul racket della prostituzione in Italia, che ai numeri (oltre 120.000 donne che si prostituiscono in Italia) unisce le crude testimonianze delle vittime di un vero e proprio traffico di schiave. Il servizio lancia anche l’iniziativa di un parroco romano, che per questa sera ha programmato una “via crucis” per ricordare quante ragazze sono ancora prigioniere dei loro aguzzini.

Luca Baldazzi

Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Il babbo, funzionario statale, voleva fare di me un magistrato ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario e lo stesso vale per il servizio che ho sempre reso ai colleghi negli organismi della categoria (ordine, sindacato). Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. E’ dal 1994 che aspetto l'”Ulivo“. Nel 2008 mi sono deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. E sono diventato nonno.

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