L’Enrico furioso. I Tg di giovedì 25 febbraio

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“Furioso” perché – scrive Coletta – commentando l’infelice espressione del ministro Alfano sulla “rivoluzione contro natura” evitata su sua richiesta – Enrico Mentana ha esclamato: “Il mondo è andato avanti, e qualcuno non se ne è accorto”. Più di qualcuno, direi. Alfano e i cattodem fanno piuttosto finta di non accorgersene per ingraziarsi Bagnasco e molti vescovi della CEI. La destra di Salvini   che ha nostalgia della lira e dalle mura di un nuovo medioevo spara cannonate sui migranti. I Cinquestelle segregati nelle catacombe in attesa dell’apocalisse. Renzi e quel che resta del Pd  convinti di cambiare l’Italia senza una visione per il futuro e, quel che è peggio, premiando il più vergognoso trasformismo della nostra storia parlamentare. Fuori del Parlamento, proseguono lavori in corso per la costruzione di una nuova sinistra. Vi scongiuro, fate presto a mettervi tutti d’accordo. Per rimetterci in pari col mondo non abbiamo più tanto tempo a disposizione (nandocan).

***di Lorenzo Coletta – – Con 173 sì, 71 contrari e nessun astenuto, la fiducia sul maxiemendamento sulle unioni civili si impone in apertura a tutti i Tg. Al voto, ai retroscena ed alle polemiche dentro e fuori l’Aula ciascuna testata dedica almeno un terzo della scaletta, con Tg3 e Tg La7 che superano la metà. Per i Tg Mediaset questa legge è una soluzione di ripiego che scontenta tutti, e che ha palesato come il governo non possegga una maggioranza al Senato senza l’aiuto di 18 senatori verdiniani, con Tg4 che “incorona” Alfano e, appunto, Verdini i soli “vincitori” di giornata: una volta tanto a ragione.

Ma al di là dei numeri, dei tecnicismi e delle menomazioni (leggi stepchild adoption) molti segnalano che si è compiuto un ulteriore passo avanti per adeguare la legislazione nazionale alle norme sui diritti civili volute dalla Corte di Strarburgo. Diritti che, a tutt’oggi, frange della politica disconoscono appellandosi a nozioni settecentesche. Le parole del ministro Alfano che, definito lo stralcio della stepchild un “regalo per l’Italia”, ha rincarato la dose parlando di “un intervento per evitare una legge contro natura”, scatenano l’indignazione di molti e di tutto il Pd, ripresa ampiamente dai Tg Rai. Ma a mettere i piedi nel piatto è un durissimo Enrico Mentana che si prende la briga di demolire le frasi del ministro, parlando di un Alfano che “l’ha fatta fuori dal vaso” e di concetti che “riportano indietro”. “Contro natura” è per il direttore di Tg La7 una frase senza senso:“Il mondo è andato avanti, e qualcuno non se ne è accorto” commenta un Enrico quasi furioso, dando ancora la prova di un giornalismo di alto profilo di cui oggi il panorama della comunicazione non abbonda.

Passando all’Europa l’allarme del Commissario per gli affari interni Avramopoulos su “frontiere che rischiano di scoppiare” e su “Schengen a cui restano 10 giorni di vita”, occupano titoli e servizi su Tg3, Tg2 e le testate delle 20. Buone le coperture di quelli Rai, con Tg La7 che vi affianca un lungo reportage dalle zone sgomberate del campo di Calaìs. Sempre Tg La7 è il solo a titolare sul quasi certo e imminente intervento militare italiano in Libia (servizi per Tg1, Tg2 e Tg5).

Il sit-in di protesta davanti all’ambasciata egiziana a Roma, ad un mese dalla scomparsa di Giulio Regeni, si accompagna nei servizi di tutte le testate all’ “ennesimo depistaggio” (Tg5) compiuto dalle autorità dei Il Cairo sulle cause della morte del giovane ricercatore. Una buona, riuscita e rara manifestazione della società civile

Segnaliamo due interviste. La prima del Tg1 al nuovo Presidente della Consulta Paolo Grossi che, tornando alla sentenza di ieri che ha abrogato la “legge antimoschee” voluta dalla giunta Maroni in Lombardia, ha commentato che “si è trattato di un intervento a tutela della giurisdizione italiana e dei diritti dei cittadini..” che, con quella legge, “…la Regione Lombardia discriminava”. Su Tg5 a prendere la parola è il Presidente dell’Anac Cantone che denuncia come ben 50 milioni di euro di fondi disponibili per la lotta alla corruzione non possano, nei fatti, venire adoperati per lungaggini burocratiche.

La copertura del Tg3 sulle prossime elezioni presidenziali in Iran, le prime post sanzioni, propone interessanti riflessioni sulle contraddizione di un paese in cui l’omosessualità è un reato punibile con la morte ma in cui cambiare sesso è consentito ed anzi assistito dallo stato. Presente anche sul Tg1.

Le nuove inchieste sulle “case fantasma”, scoperte da Le Iene, che amplificano lo scandalo romano di affittopoli, ottengono ampio spazio su Tg4 e tg5, mentre il Tg2 dedica il proprio approfondimento alle fasce bisognose che “occupano” edifici non utilizzati nella Capitale.

Sempre su Roma, gli scontri e gli accoltellamenti nel centro storico tra ultras della Lazio e tifosi turchi riceve titoli dai Tg delle 19 per poi “abbassarsi” nelle scalette di quelli delle 20. Immagini completamente diverse da quelle del bambino afghano che con la sua maglietta dell’Argentina ricavata dal padre da una busta di plastica aveva commosso il mondo del calcio. Oggi ha ricevuto dal suo idolo Messi una maglia vera, e la sua felicità ha goduto “facili” titoli e “teneri” servizi sulle testate Mediaset e Tg1.

Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Il babbo, funzionario statale, voleva fare di me un magistrato ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario e lo stesso vale per il servizio che ho sempre reso ai colleghi negli organismi della categoria (ordine, sindacato). Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. E’ dal 1994 che aspetto l'”Ulivo“. Nel 2008 mi sono deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. E sono diventato nonno.

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