Limate, ma non troppo. I Tg di mercoledì 24 febbraio

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A giudicare dall’osservatorio, sembra di capire che le opposizioni e le critiche rivolte alla legge per superare le quali il governo ha ritenuto indispensabile porre la fiducia, a parte un commento di Mentana sull’ “ipocrita” cancellazione del dovere di “fedeltà” per le unioni civili, siano tutte svanite nel nulla, o meglio nel trionfo di una giornata “storica”. Sarà, ma io dubito che per i gay che protestavano fuori del senato e per quanti assistono, con la fiducia al governo, all’ingresso ufficiale nella maggioranza di Verdini e soci sia andata proprio così. (nandocan)

***di Luca BaldazziApertura per Rai, La7 e Tg5 sull’accordo raggiunto all’interno della maggioranza per il maxiemendamento sulle unioni civili. Il voto di fiducia con il quale il governo intende blindare un testo “limato ma non troppo” (Tg3) che dovrebbe passare domani o venerdì, viene “ufficializzato” da Tg La7, con Mentana che però commenta a braccio come le ultime modifiche (stralcio della norma sull’obbligo di fedeltà) appaiano “ipocrite”. Ospite sul Tg3, la senatrice Cirinnà rassicura invece che la legge, fatta eccezione per l’espunta stepchild adoption, sia uscita “indenne” dall’operazione politica di ricompattamento della maggioranza. Renzi ribadisce che, ad ogni modo, si tratta di una legge di portata storica che riconosce diritti a tanti soggetti che per troppo tempo non ne hanno potuto godere.

Alle rivelazioni di Wikileaks sulle intercettazioni al Governo Berlusconi va l’apertura di Studio Aperto e Tg4. L’intervento della ministra Boschi alla Camera, che ha definito “inaccettabili” queste condotte da parte di un governo alleato come quello degli Stati Uniti, figura in primo piano su tutte le testate. L’ipotesi del complotto ai danni di B., rifiorita ieri sulle testate Mediaset, viene rilanciata nei servizi di Tg4 ed arricchita da Tg5 con una nuova, immancabile intervista al giornalista americano Alan Friedman. Tg La7 affronta questa vicenda a nostro avviso nel modo più efficace, mettendo da parte le “teorie cospirazionistiche” e concentrandosi sul “perché” e sul “per quanto” gli americani abbiano sentito bisogno di spiarci.

La bocciatura da parte della Consulta della cosiddetta “legge anti moschee” emanata dalla Regione Lombardia è titolo su Tg1, Tg3, Tg4 e Tg La7. “Un intervento dovuto per tutelare la libertà religiosa nel nostro Paese” ha motivato il nuovo Presidente della Corte Costituzionale Grossi, rispondendo con toni pacati ai più esacerbati commenti arrivati dal presidente Maroni e da Matteo Salvini: “la sinistra esulta. Allah Akbar!” e “una consulta islamica”. Una frustrazione forse eccessiva, e che non trova nemmeno riscontro sulle testate amiche, che sviluppano servizi corretti.

Titolo per Tg La7, collegamenti e servizi sui Tg Rai e Tg5, per il coinvolgimento “quasi diretto” dell’Italia nello scenario della guerra in Libia. Alle cronache della riconquista di Bengasi (servizi di Tg1 e Tg3), si affianca il sospetto che forze militari francesi stiano già operando “a terra” in logica anti Isis da almeno un mese, un fatto che, se di confermato, “sarebbe un preoccupante dejà vu” (Tg la7).

Le nuove ipotesi avanzate dal governo egiziano che parlano di “ vendette private” per la morte di Giulio Regeni, scatenano le ire del ministro Gentiloni e vengono accolte da tutte le testate come “l’ennesima pista fuorviante” (Tg5) e “provocatoria” (Tg La7).

Sul fronte immigrazione, il Belgio che chiude (unilateralmente) i suoi confini sul versante francese è ripreso da Tg1 e Tg La7. Buone le coperture del Tg la7 sull’imminente sgombero del campo profughi di Calais, che “potrebbe far esplodere la nuova bomba immigrazione in Europa”.

La schiacciante vittoria del candidato repubblicano Donald Trump alle primarie in Nevada riecheggia sul nostri media con 3 titoli (Tg3, Studio Aperto e Tg La7) ed ampi servizi. Tutte le testate registrano il passaggio del tycoon “candidato assurdo” a “probabile vincitore”. Se Tg5 aveva in passato mostrato simpatia per il miliardario, stasera a caldeggiare l’ascesa di Trump è Studio Aperto, celebrando le sue esternazioni “popolari e provocatorie”.

Segnaliamo in chiusura come, in anni in cui i nostri dizionari vanno “sfoltendosi” e a riempirsi di sempre più anglicismi, il fatto che un bambino di terza elementare possa “inventare” una nuova parola e, grazie alla sua maestra ed ai supporti informatici, diffonderne in meno di un giorno l’uso, sia un piccolo evento comunque significativo. “Petaloso”, questo il nuovo aggettivo coltivato dalla fantasia di un bimbo di Ferrara e “grammaticalmente corretto” secondo l’Accademia della Crusca ha ottenuto titoli e servizi da parte di 6 delle 7 testate. Forse perché in giornata ne ha parlato anche Renzi.

Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Il babbo, funzionario statale, voleva fare di me un magistrato ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario e lo stesso vale per il servizio che ho sempre reso ai colleghi negli organismi della categoria (ordine, sindacato). Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. E’ dal 1994 che aspetto l'”Ulivo“. Nel 2008 mi sono deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. E sono diventato nonno.

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