Il patrimonio di Articolo21, un valore da difendere e potenziare

Scaramucci Barbara

articolo 21 assemblea 24 febbraio 2016

Un augurio affettuoso di buon lavoro a Barbara, eletta e applaudita ieri alla presidenza di articolo 21 nel corso dell’assemblea annuale dell’associazione (nandocan).

***di , 25 febbraio 2016 – Fare il presidente di Articolo 21 succedendo a un grande maestro come Federico Orlando è per me un grande onore e l’impegno di una promessa a tutta l’associazione: portare avanti il patrimonio di Federico e di Beppe Giulietti, che ora è il presidente di tutti noi giornalisti, e al tempo stesso declinare il nostro progetto in tutte le forme che sono proprie di questo difficile secondo decennio degli anni duemila.

L’esperienza dei tanti anni di professione mi ha insegnato alcune cose fondamentali: il valore prioritario è tenere la schiena dritta, rispondere a chi ci legge, ci ascolta, ci vede e mai ad alcun tipo di potere, partitico e non, non giocare mai in modo individuale ma formare sempre una squadra, tessere una tela di rapporti forti, di contenuto, con tutto il mondo della comunicazione e della cultura che abbia a cuore questi valori. In Italia e in Europa.

Il cambiamento che serve alla comunicazione e alla società italiana è ben più profondo delle dichiarazioni enfatiche, degli aggiustamenti economici, della corsa ad una mai definita modernità: il cambiamento è il recupero dei valori fondanti della democrazia, della solidarietà, di tutto ciò che distingue una civiltà sulla base di quello che ci ha insegnato la storia e farne patrimonio del nostro tempo. E’ un dovere morale e uso la parola morale, sempre più desueta, per una precisa scelta. Il futuro ha un cuore antico, diceva Carlo Levi.

Abbiamo formato un nuovo gruppo di coordinamento molto plurale che io spero diventerà non una squadra ma uno squadrone, per quello che posso farò la mia parte. Una democrazia moderna ha bisogno di una comunicazione libera, trasparente e che abbia la forza di non guardare in faccia nessuno. Questo è il primo dovere che abbiamo nei confronti dei colleghi più giovani, e questo è un obiettivo che richiede un grande sforzo di formazione.

Articolo 21 vuole essere un soggetto attivo nella formazione ufficiale dei giornalisti, ma anche un promoter e un supporto ad uno stuolo di giovani reporter, video makers, operatori del web, del cinema, di ogni formato di audiovisivo e vuole raccordarsi con tutte le organizzazioni animate dagli stessi principi e disponibili a lavorare per questo. Sarà sempre di più a fianco dei giornalisti minacciati e dei lettori, farà spesso un lavoro silenzioso ma costruttivo, una goccia che scava la roccia, una formica che porta ogni giorno a casa il suo piccolo risultato. Lo sarà se ci lavoreremo tutti insieme, alla pari, senza gerarchie e senza pregiudizi.

Ho cominciato questo percorso con molti di voi trenta anni fa a Fiesole e ho proseguito con Autonomia e Solidarietà e poi, nel febbraio del 2002, con la fondazione di Articolo 21. Credo di avere praticato questi principi nei tanti anni di lavoro e non potrei certo cambiare adesso. C’è bisogno di ciascuno di voi, uno per uno. Per i ringraziamenti mi servirebbe un pezzo a parte, ma toglierei spazio ai contributi fondamentali che ogni giorno animano il nostro sito. Insieme a Federico, mi mancano molto Roberto Morrione, Paolo Giuntella e Santo Della Volpe. Quando mi sentirò scoraggiata pensare a loro mi farà bene.

Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Il babbo, funzionario statale, voleva fare di me un magistrato ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario e lo stesso vale per il servizio che ho sempre reso ai colleghi negli organismi della categoria (ordine, sindacato). Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. E’ dal 1994 che aspetto l'”Ulivo“. Nel 2008 mi sono deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. E sono diventato nonno.

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