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Cinquestelle, un canguro e la mina Bagnasco. Con I Tg di mercoledì 17 febbraio

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 Sembra che ieri il gruppo Pd del Senato abbia confermato la decisione di non cedere alla pressione dei centristi e dei cattodem per lo stralcio delle adozioni e andare avanti con il ddl Cirinnà. Con l’obiettivo di approvare la legge e far sciogliere dall’aula il nodo dell’articolo 5 sull’adozione del figlio del partner (stepchild adoption). Benissimo. Purché, però, lo scioglimento di questo nodo avvenga con voto palese. E’ tempo che i parlamentari si convincano che il voto segreto è diventato, a meno che non si tratti di voti sulle persone, un modo inaccettabile di sfuggire alla propria responsabilità di fronte agli elettori. Il divieto del vincolo di mandato previsto dalla Costituzione può richiedere in casi come questo la libertà di coscienza, non che i cittadini siano tenuti all’oscuro del comportamento dei loro rappresentanti in tutte le scelte che li riguardano. Solo chi fa del mandato parlamentare una carriera e una sistemazione può permettersi di obbiettare che l’ argomento non vale quando la sorte del deputato o del senatore è saldamente nelle mani del segretario del suo partito. Ciò dimostra che la nostra legge elettorale, si chiami Porcellum oppure Italicum, è ancora un obbrobrio antidemocratico che va abolito al più presto possibile. Così come andrebbe fermato l’abuso da parte dell’esecutivo o della maggioranza di trucchi di ogni tipo per strozzare il dibattito parlamentare su questioni decisive come le riforme costituzionali o i diritti umani e civili. Può darsi che i Cinque Stelle “ci marcino” ma il canguro sarebbe meglio lasciarlo in Australia. Quanto alla pretesa del presidente della CEI, Cardinale Bagnasco, di incoraggiare alla pratica clandestina della democrazia fuori dalla cabina elettorale, a me pare non solo un’ingerenza inopportuna ma anche una pressione moralmente sconveniente. (nandocan).

***LA FATTORIA DEGLI ANIMALI, di Luca BaldazziLa notizia dell’autobomba esplosa ad Ankara alle 18.31 italiane irrompe e scompagina le scalette di serata, imponendosi come prima notizia per Studio Aperto, che si collega con le televisione turche, e primo titolo per Tg1 e Tg2. Il black-out ai media imposto quasi subito dal governo turco obbliga i Tg delle 20 ad utilizzare solo lanci di agenzia, che al momento non aiutano a fare luce sulla matrice dell’attentato. Tg La7 offre in chiusura la stima più aggiornata delle vittime: 28 morti e 61 feriti.

Immancabilmente le notizie di interni sono sul rinvio di una settimana della discussione sul Ddl Cirinnà a seguito della rottura avvenuta ieri tra il Pd ed M5S sul cosiddetto “emendamento canguro”. Il gioco sembra divertire le testate Mediaset, con Tg5 che oltre a rilanciare nella sua copertina il peana alla “morte del canguro” intonato dal capogruppo Fi Romani, parla di “giorno del gambero”. “L’hanno buttata sull’animalistica” commenta anche Mentana, una sorta di fattoria degli animali che è “andata in onda” durante la discussione in Aula e nei corridoi. Tg La7 è il più esplicito nel sottolineare come il PD sembri trovarsi ormai ad un bivio sul tema della stepchild adoption. Spazio sulle tensioni dentro e fuori le Camere anche sulle testate Rai, con Tg3 che ospita in studio l’ideatrice del Ddl Monica Cirinnà. Un’intervista nella quale l’esponente Pd ha smentito la decisione di abbandonare la politica, manifestata precedentemente in giornata (“uno sfogo”), rivolgendo più volte agli M5S l’appellativo di “traditori”.

Attenzione da parte di tutte le testate, con eccezione di Tg4, all’intervento congiunto del Presidente Mattarella e del premier Renzi alla vigilia del vertice di Bruxelles di Roma. La provocazione lanciata dal presidente del Consiglio all’Europa perché si dimostri “una comunità, e non un contratto” viene ripresa con forza dai Tg delle 20, che inquadrano i molti temi caldi dell’incontro di domani: banche, Siria, ma sopprattutto il Brexit, che per Renzi è da “scongiurare ad ogni costo”. Il botta e risposta tra Renzi e Monti, che ha accusato il premier di “denigrare l’Europa”, compare nei servizi di Tg2 e dei Tg delle 20, con Tg La7 che vi titola e parla di “segnale di mancanza di coesione”.

L’ennesimo scandalo corruzione nella sanità lombarda raccoglie titoli ed ampi servizi su tutte le testate. Dai testi dalle intercettazioni che cominciano a trapelare emerge un quadro che, è facile predire, si tingerà giorno dopo giorno di tonalità grottesche: condotte criminose a vantaggio di aziende fornitrici e di singoli esponenti di forze politiche di governo nel totale disinteresse “della vita e del benessere dei pazienti” (Tg4). Sempre Tg4 confezione una scheda sul personaggio di punta dell’inchiesta, l’imprenditrice Canegrati, il cui nome finisce nel novero di altre celebri “dame nere” (Anna Iannuzzi, Claudia Minutillo, ecc …). I Tg Rai e La7 enfatizzano maggiormente il ruolo centrale di Rizzi e le forti tensioni nel Consiglio Regionale lombardo, ma se Tg3 titola sulla giunta Maroni che “trema”, Tg La7 osserva come l’imminente richiesta di sfiducia congiunta mossa da Pd e M5S non sembra preoccupare Maroni, che ha commentato “Una mozione di sfiducia allunga la vita”. Comunque una volta tanto neanche a Cologno Monzese sembrano intenzionati a fare grossi scontri alla Lega.

L’ultimo giorno di visita di Papa Francesco in Messico registra servizi nella parte bassa delle edizioni. Tg3 accompagna alle immagini del viaggio del Papa a Cuitad Juarez gli sforzi di padre Omar Sotero, parroco messicano che rischia la vita per aver pubblicato una lista delle centinaia di religiosi sequestrati, torturati e poi uccisi nel suo paese per aver combattuto il narcotraffico, quello di organi e la prostituzione.

In tema di profughi, ottime le coperture di Tg5 e Tg2: il primo dall’Isola di Lesbo, fragile approdo “europeo” sulla rotta balcanica, mentre il secondo illumina un’altra grande rotta migratoria, quella che dal centroamerica attraversa il confine messicano per sciamare negli USA.

Le nomine dell’Ad Dall’Orto ai vertici delle 3 principali reti Rai e di Rai Sport ottengono un titolo su Tg La7, e servizi a fine edizione sulle altre testate. Le proteste dell’Usigrai per il ricorso a figure esterne all’azienda vengono definite da Mentana come “polemica grave ma non seria”.

Segnaliamo in chiusura un interessante approfondimento del Tg2 sui meccanismi della borsa, in cui oltre a mostrare come si svolge il lavoro quotidiano del broker finanziario, si è cercato di far luce su molte espressioni adoperate nei servizi di economia, senza che spesso vengano debitamente spiegate e (forse) neanche capite.

Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Il babbo, funzionario statale, voleva fare di me un magistrato ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario e lo stesso vale per il servizio che ho sempre reso ai colleghi negli organismi della categoria (ordine, sindacato). Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. E’ dal 1994 che aspetto l'”Ulivo“. Nel 2008 mi sono deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. E sono diventato nonno.

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