Canone bollito

Da aggiungere all’elenco di Vincenzo Vita, insieme alla controriforma RAI appena avviata, le nomine di provenienza Mediaset alle prime due direzioni di rete e la significativa assegnazione a Daria Bignardi, “storica” conduttrice del “Grande Fratello”, della terza rete che fu di Angelo Guglielmi. Auguri (nandocan).

Vita Vincenzo***da Vincenzo Vita, 18 febbraio 2016 – Dopo l’indubbio successo di pubblico (52% di share) del Festival di Sanremo e il non meno significativo risultato (27%) della serie breve sul poliziotto-eroe Roberto Mancini scomparso per gli esiti devastanti anche per il corpo della “Terra ei fuochi”, la Rai è tornata al realismo. Vale a dire, l’essere un servizio pubblico controllato a vista dal governo –insieme ai compagni di viaggio di Ungheria, Bulgaria e Polonia- ma nel contempo abbandonato a se stesso. Contraddizione paradossale,  direbbe un filone della filosofia moderna. Più semplicemente, passata la (contro)riforma di Natale, “Tutti a casa”: come nel film di Alberto Sordi. Infatti. Il contratto di servizio 2013/2015 è scaduto prima di essere approvato; la convenzione con lo stato scade tra ottanta giorni e non c’è traccia né di testi, né di consultazioni annunciate o persino previste in legge; il canone in bolletta previsto per il prossimo luglio sembra una chimera, dopo il documento divulgato dalle associazioni (Assoelettrica e Utilitalia) che raggruppano i gestori di elettricità  in cui si evidenziano le criticità irrisolte. Del resto, è scaduto il termine di 45 giorni previsto dalla “stabilità” per il decreto attuativo. Dunque nebbia, e non solo in Val Padana.

La vicenda del canone è emblematica. La riscossione dell’imposta è incerta, per non dire il quantum, mentre la suddivisione dei pani e dei pesci continua imperterrita. Nella l. del 28 dicembre 2015 ecco appalesarsi un contributo per le emittenti locali, e adesso nel testo base della cosiddetta riforma dell’editoria  altri 100 milioni di euro sono dirottati al Fondo chiamato “per il pluralismo e l’innovazione dell’informazione”. Come le vacche di Mussolini i presunti introiti da canone appaiono e scompaiono. Come era prevedibile i privati (Mediaset, la7) puntano il dito sull’eventuale distorsione della concorrenza. Tutto questo non poteva essere affrontato al tempo dei primi annunci : un anno e mezzo or sono? Eppure non mancarono voci critiche ed osservazioni di merito, per il bene del servizio pubblico.

In breve: si profila uno scenario da brivido. Che sarà di un’azienda senza un contratto di servizio che ne regoli diritti e doveri, con l’atto (fondamentale) della concessione magari in prorogatio e con l’incertezza sulle risorse disponibili? Qualche commentatore complottardo potrebbe scorgere nella vacanza dei poteri un disegno distruttivo, l’inveramento dell’antica tentazione di ridimensionare il servizio pubblico. Forse non proprio. Non è detto, però, che la sciatteria sia meno colpevole.

Era prevista l’audizione presso la competente commissione del Senato del sottosegretario Giacomelli. Rinvio per gli impegni dell’aula, occupata sulle unioni civili. Ma utile per evitare l’ennesima figuraccia di un esecutivo che sui temi della comunicazione fa acqua da tutte le parti. Nel frattempo, sempre il sottosegretario si chiede in un’intervista se lo stracotto piano della rete in fibre ottiche sia o non sia di sinistra. Caro Giacomelli, prima di interrogarsi sul loro colore sarebbe meglio farle, le cose. Lo sa che l’Italia su tali argomenti è già fuori dall’Europa? E rischia una vera e propria disfatta di viale Mazzini? Purtroppo fu facile la profezia funesta quando fu approvata la (contro)riforma: al di là delle considerazioni politiche, con quella normativa si chiudeva la stagione del servizio pubblico. Sotto la figura del capo-azienda, si celava un colpo da knock out.

“Giorni felici” si intitolava il bellissimo dramma di Samuel Beckett, che sembra scritto oggi.

Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Il babbo, funzionario statale, voleva fare di me un magistrato ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario e lo stesso vale per il servizio che ho sempre reso ai colleghi negli organismi della categoria (ordine, sindacato). Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. E’ dal 1994 che aspetto l'”Ulivo“. Nel 2008 mi sono deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. E sono diventato nonno.

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