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Cosmopolitica: parte “la sinistra di tutti”, 19-20-21 febbraio, Roma palazzo dei congressi

cosmopolitica logoDall’appello di Nicola Fratoianni traggo qualche indicazione sulla natura del progetto di un nuovo soggetto politico, nella fragile speranza che possa rappresentare davvero quello “spazio aperto, democratico, autonomo” dove fare incontrare e collaborare – come invoca il coordinatore di SEL –  tutte le iniziative, nessuna esclusa, avviate in questi mesi nel popolo di sinistra, deluso dal PD ma anche, vorrei precisare, dalle fallimentari esperienze scissionistiche del passato prossimo e remoto. (nandocan) 

“…..Occorre una forza della sinistra, ma per farla davvero occorre che i vizi della sinistra non prendano il sopravvento: una sinistra fatta a pezzi, pezzetti e correnti non è una forza. La sinistra boccheggiante che si ritrova in improbabili cartelli elettorali è un’esperienza che ha contribuito a quella delusione di milioni di persone. Quest’Italia davvero non ci capisce più, per tornare a parlarle dobbiamo cambiare, sciogliere le organizzazioni esistenti, ripartire dalle persone, dal desiderio che c’è di affrontare insieme le lotte importanti che parlano della vita quotidiana di tanti e tante. Per poter cogliere il futuro dobbiamo metterci in discussione: fino in fondo.

Per questo facciamo Cosmopolitica: per avere rispetto delle persone di sinistra di questo paese. Per imparare a morderci la lingua ogni volta che torna l’istinto di parlare di questioni interne, di manovre sui gruppi dirigenti, invece che della sofferenza e dell’ingiustizia che ci circonda. A dicembre, al primo congresso di questa nuova forza politica, dichiareremo la fine dell’era delle accozzaglie a sinistra, la fine del politicismo che ci ha fatto ammalare. È una premessa obbligata, più ancora che una promessa.

Tra pochi giorni a Palazzo dei Congressi comincia il nostro cammino e la nostra maturazione: dev’essere un cammino tra pari, radicalmente democratico, con la bussola del territorio e della sua dimensione sociale a fare da guida. Mutualismo, radicamento, innovazione, partecipazione sono i punti cardinali di questo progetto. Per questo pensiamo ad una community digitale, una piattaforma di discussione e decisione on-line, che accompagni questo percorso, al servizio di attivisti e militanti impegnati nel difficile compito di trasformare i vettori comunicativi digitali in presenza, mobilitazione, legame collettivo e protagonismo territoriale. Una piattaforma che non si sostituisca all’attività territoriale quindi, ma che la sostenga e ne amplifichi la capacità di coinvolgere persone e corpi sociali.

Un cammino aperto e inclusivo, con una campagna di adesione che sia prima di tutto un modo di incontrare ciò che in questa Italia testardamente cerca riscatto e prospettiva: luoghi del sapere e del lavoro, associazioni di volontariato, comitati, lotte per i beni comuni, per la tutela della salute, per i diritti civili, esperienze di buon governo, spazi culturali, imprese giovanili e innovative. Dobbiamo arrivare in ogni angolo del paese, in ogni strada, in ogni quartiere con le campagne che avvieremo insieme a Cosmopolitica sui saperi, sull’ambiente, sul lavoro e sulla democrazia.

Non avrebbe senso di fronte a questa sfida costruire già oggi un gruppo dirigente che sarebbe solo la fotografia di quel che c’è e la chiusura nei confronti di quel che non c’è ancora. Abbiamo molta strada da fare: mettiamoci in condizione di convincere, offrire spazio, coinvolgere chi vorrà raggiungerci nei prossimi mesi. Per questo credo che dovremmo dotarci di comitati promotori meramente funzionali e tassativamente transitori, sul livello nazionale e su quello locale: verrà dopo, al congresso, il momento in cui in piena e totale democrazia potremo scegliere insieme a chi affidare la responsabilità di coordinare le nostre attività….”

Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Il babbo, funzionario statale, voleva fare di me un magistrato ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario e lo stesso vale per il servizio che ho sempre reso ai colleghi negli organismi della categoria (ordine, sindacato). Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. E’ dal 1994 che aspetto l'”Ulivo“. Nel 2008 mi sono deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. E sono diventato nonno.

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