“A mare si gioca” nel testo integrale

Frassica canta a mare si gioca 1A MARE SI GIOCA

SI POSSONO FARE I CASTELLI DI SABBIA
SI PUO’ STARE SOTTO L’OMBRELLONE A FARE LE PAROLE CROCIATE
SI PUO’ GIOCARE CON LE RACCHETTE E LA PALLINA
SI POSSONO FARE VOLARE GLI AQUILONI
E SI PUO’ SCRIVERE IL PROPRIO NOME SULLA SABBIA

A MARE SI GIOCA

SI POSSONO FARE LE GITE COL CANOTTO
SI PUO’ PRENDERE UN MATERASSINO E FARE IL BAGNO COL BAMBINO
GLI PUOI METTERE I BRACCIOLI, LA MASCHERA,
E POI QUANDO ESCE DALL’ACQUA STARCI INSIEME,
E GIOCARE CON LUI, CON LA PALETTA E IL SECCHIELLO
PERCHE’ A MARE SI GIOCA

A MARE SI GIOCA

I GABBIANI LO SANNO,
INFATTI VOLANO A PELO D’ACQUA …. E URLANO
E POI SALGONO SU SU ALTISSIMI …E FANNO FINTA DI ESSERE DELLE NUVOLE
I PESCATORI SONO LORO AMICI E GLI LANCIANO I PESCI
E LORO RICAMBIANO, RIEMPIENDO DI ALLEGRIA BIANCA
I QUADRI,I CIELI,LE ACQUE E LA VITA

A MARE SI GIOCA
GIOCANO TUTTI!!

SI PUO’ GIOCARE AL GIOCO DELLO SCAFO
SI SALE TUTTI SU UN GOMMONE
FINO A RIEMPIRLO ALL’INVEROSIMILE
QUANDO QUELLO CHE PORTA IL GOMMONE,
CHE COMANDA,
DICE DI BUTTARSI TUTTI A MARE
CI SI BUTTA A MARE,
E’ UN GIOCO
QUANDO IO ERO GIOVANE LAVORAVO NELLA GUARDIA COSTIERA, A LAMPEDUSA
QUANTE COSE CHE HO VISTO!!
UNA VOLTA MENTRE GIRAVAMO ABBIAMO VISTO 366 DELFINI IMPIGLIATI NELLE RETI,
ERANO SCAPPATI DALLE ACQUE DOVE ERANO NATI,
FORSE PER FAME, FORSE PERCHE’ C’ERA UNA GUERRA SOTTOMARINA TRA PESCI,
NOI LI ABBIAMO LIBERATI TUTTI DALLE RETI
E LI ABBIAMO VISTI NUOTARE VELOCISSIMI, SALTARE FUORI DALL’ACQUA E INSEGUIRSI…GIOCAVANO!!!!!

A MARE SI GIOCA
SI GIOCA!!

CI SONO BAMBINI
CHE GIOCANO A STARE IMMOBILI CON LA FACCIA IN ACQUA
SENZA RESPIRARE
PERCHE’ TANTO LO SANNO
CHE STA PER ARRIVARE LA MANO FORTE DEL PAPA’
CHE LI PRENDERA’ E LI FARA’ GIOCARE.

(da ANSA speciali)

Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Il babbo, funzionario statale, voleva fare di me un magistrato ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario e lo stesso vale per il servizio che ho sempre reso ai colleghi negli organismi della categoria (ordine, sindacato). Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. E’ dal 1994 che aspetto l'”Ulivo“. Nel 2008 mi sono deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. E sono diventato nonno.

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