Non è dato di sapere…I Tg di mercoledì 10 febbraio

Schermata-2016-02-11-alle-00.24.46-300x158***di Alberto Baldazzi – Tg5, TgLa7 e Tg2 aprono sulle borse che inaspettatamente si riprendono, dopo una settimana di segni meno. Cosa sia successo tra la chiusura di ieri sera e l’apertura di questa mattina, non è dato di sapere, o forse sarebbe giusto dichiarare “ufficialmente” che i mercati sono in preda a continue ondate di isteria, e che l’unica costante è la speculazione che, al contrario, non perde mai la testa. Tentativi di indagare e spiegare non mancano, ma da premiare è solo la buona volontà. In compenso tra le varie testate non si notano differenze sostanziali: i mercati finanziari in questa fase non sono strumento di battaglie politiche interne e, conseguentemente, non dividono più di tanto l’informazione.

Diversa è la situazione per le unioni civili, apertura per Tg1, Tg3 e le minori Mediaset. Qui lo scontro politico è, più ancora dei temi concreti affrontati dal ddl Cirinnà, la chiave essenziale per leggere le diverse posizioni. Mediaset “fa il tifo” per il “caos” (Tg4) che accompagnerebbe l’iter della legge al Senato, supportando dagli spalti la squadra sicuramente perdente che può sperare solo nella sospensione della partita. Su Rai e La7 si indaga nello spogliatoio del Pd, fotografando malumori e divisioni già note e probabilmente (ndr) esagerandone il peso. Mentana sottolinea che per prendere tempo si è deciso di votare solo da martedì.

La politica presenta un centrodestra che annaspa sulla candidatura per Roma (“nervi scoperti” per TgLa7), con la prospettiva di far ricorso alle odiatissime primarie. Ovviamente su Mediaset ha spazio quasi esclusivamente solo l’ok di Parisi per Milano.

L’assassinio di Giulio Regeni compare nei titoli solo su Studio Aperto, mentre nei servizi appaiono le prime testimonianze e valutazioni (Tg5) degli ambienti egiziani frequentati dal ricercatore italiano e le proteste delle autorità del Cairo che rigettano le interpretazioni che circolano nella stampa italiana, e non solo.

La Rai propone buone coperture sulla Siria (Tg1) con l’inviata d Aleppo, e sulla rotiera tra Grecia e Macedonia(Tg3). Buono l’approfondimento di Tg2 sulla condizione dei 15.000 apolidi nel nostro Paese. Anche Tg5 affronta il tema profughi, segnalando le bacchettate di Bruxelles all’Italia per la vicenda hotspot.

Le primarie negli Stati Uniti rappresentano una valida opportunità per abbandonare i sentieri minati di casa nostra. Titoli per Tg3 e per La7, che ci dice che “Sanders fa paura” alla Clinton.

Da qualche giorno sulle testate Mediaset si assiste ad un gran ritorno della cronaca nera e criminale offerta in evidenza fin dai titoli. Questa sera in evidenza una rapina violenta a Catania, il monsignore arrestato perché accusato di essersi appropriato di circa 30milioni di donazioni, i nuovi maltrattamenti in una casa-famiglia a Parma.

Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Il babbo, funzionario statale, voleva fare di me un magistrato ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario e lo stesso vale per il servizio che ho sempre reso ai colleghi negli organismi della categoria (ordine, sindacato). Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. E’ dal 1994 che aspetto l'”Ulivo“. Nel 2008 mi sono deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. E sono diventato nonno.

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