Israele. “Prossimo alla morte” Al-Qiq, giornalista palestinese in sciopero della fame.

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Condivido quanto scrive Tonio Dall’Olio su Libera Informazione: “Lo sciopero della fame di quest’uomo che continua a restare ammanettato a letto ci pare una scelta nonviolenta che va fatta conoscere, deve suscitare proteste, chiedere l’abolizione dell’istituto della “detenzione amministrativa” eppure, tranne una lodevole eccezione, non abbiamo trovato traccia di denuncia della situazione sui giornali italiani. 76 giorni di digiuno sono una provocazione anche per la nostra coscienza”. (nandocan)

***di  (Amnesty International) – Muhammed al-Qiq, 33 anni, giornalista palestinese in sciopero della fame dal 25 novembre, rischia di morire da un giorno all’altro. “Prossimo alla morte”: così ha dichiarato un medico indipendente che, su incarico di Medici per i diritti umani – Israele, ha visitato al-Qiq il 4 febbraio, nell’ospedale HaEmek, nella città israeliana di Afula. Al-Qiq ha chiesto di non essere alimentato a forza, almeno fino a quando resterà cosciente. I medici che lo stanno monitorando stanno rispettando la sua volontà e per due volte hanno disatteso la richiesta del comitato etico dell’ospedale, che invece aveva raccomandato l’alimentazione forzata.

Corrispondente per la rete televisiva saudita al-Majid, al-Qiq è stato arrestato il 21 novembre nella sua abitazione di Ramallah. Secondo lo Shin Bet, il servizio segreto israeliano, al-Qiq costituisce una minaccia alla sicurezza, in quanto militante di Hamas coinvolto in “atti di terrorismo”. Dopo l’arresto, al-Qiq è stato posto in stato di “detenzione amministrativa”, ossia senza accusa né processo: una prassi arbitraria e illegale, rinnovabile di sei mesi in sei mesi, che non consente al detenuto di sapere di cosa è accusato, di potersi difendere e di sapere quando verrà condotto di fronte a un giudice o rilasciato.

Il 4 febbraio l’Alta corte israeliana, senza entrare nel merito dei motivi del provvedimento, ha deciso di “sospendere” l’ordinanza di detenzione di al-Qiq, a causa del progressivo peggioramento delle sue condizioni di salute. L’unica occasione in cui l’Alta corte ha invece annullato un’ordinanza del genere risale addirittura al 1990. Non è chiaro se la decisione dell’Alta corte avrà effetti concreti. Secondo il quotidiano israeliano “Haaretz”, essa prevede che al-Qiq debba rimanere ricoverato ad Afula e debba chiedere il permesso alle autorità israeliane nel caso volesse ricevere cure mediche in un altro ospedale.

L’avvocato di al-Qiq ha fatto sapere che la decisione dell’Alta corte dispone che, in caso di miglioramento delle condizioni di salute, la sospensione verrà annullata. Sempre secondo l’avvocato, le autorità israeliane avrebbero garantito ad al-Qiq il suo rilascio il 1° maggio se avesse terminato lo sciopero della fame. Una proposta bizzarra: se oggi al-Qiq è considerato una minaccia alla sicurezza, perché non dovrebbe più esserlo dal 1° maggio?
In ogni caso, la risposta di al-Qiq è stata negativa: continuerà lo sciopero della fame fino a quando sarà libero o morirà.

Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Il babbo, funzionario statale, voleva fare di me un magistrato ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario e lo stesso vale per il servizio che ho sempre reso ai colleghi negli organismi della categoria (ordine, sindacato). Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. E’ dal 1994 che aspetto l'”Ulivo“. Nel 2008 mi sono deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. E sono diventato nonno.

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