Unioni civili e politichetta incivile. Giravolta di Grillo

Dai valori ai sondaggi. Grillo e Casaleggio nello stile più vecchio e stantio delle prima repubblica. Nell’ottobre 2014 votarono in massa a favore dei matrimoni gay, ora dicono che quel voto on line non riguardava l’adozione del figlio del partner. Ma su “Internazionale” Michael Braun dimostra, pubblicando il modulo del quesito di allora, che le bugie hanno le gambe corte (nandocan)

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***da RemoContro, 8 febbraio 2016 – Beppe Grillo annuncia ‘libertà di coscienza’ sulle adozioni per le coppie gay e lesbiche come se il suo movimento su quei temi non avesse già preso ampiamente posizione. Ci ricorda Michael Braun su Internazionale, come già nel 2012, Grillo stesso avesse lanciato un tweet con l’hashtag #NozzeGay denunciando la mancanza di una legge sulle unioni civili come “vergogna che va attribuita al pdmenoelle, al pdl e alla chiesa”. E nell’ottobre del 2014 gli iscritti certificati al blog di Grillo votarono, con una schiacciante maggioranza dell’84 per cento, a favore delle nozze gay.

Da allora i grillini in Parlamento, attenendosi a quel voto, hanno sempre difeso il disegno di legge Cirinnà, non considerato la soluzione ideale, ma la proposta minima da cui non avrebbero permesso al Pd con fratture interne di retrocedere.

Invece, dietrofront. Si sarebbero accorti -15 mesi dopo- che quel voto online non riguardava le stepchild adoption. Sempre Michael Braun smentisce almeno in parte: nel post esplicativo di allora, il senatore Alberto Airola infatti spiegava che erano escluse “le adozioni ex novo” di un bambino cioè che non fosse figlio di nessuno dei due partner.

Il voltafaccia quindi non c’entra niente con i desideri della base. Non ci raccontino frottole. Del resto, potevano organizzare un’altra votazione online. Ma il risultato sarebbe stato certo scontato, e quindi pausa alla regola già più volte violata secondo cui ”uno vale uno”. Uno vale uno ma Grillo e le opportunità di bottega valgono di più.

I grillini si sono da sempre chiamati fuori dalla distinzione destra-sinistra, a capitalizzare cittadini arrabbiati. Una scelta che ha garantito il massimo dei consensi, comportando in un primo tempo un bassissimo prezzo. Chiedere il reddito di cittadinanza o l’uscita dall’euro non costa niente, in termini elettorali, perché quelle proposte rimangono sulla carta.

Il gioco si fa difficile quando una delle proposte di programma rischia di divenire un fatto. Quindi, di accontentare o scontentare. Dividere. Sempre Braun ironizza sulle prese in giro grilline ai tormenti del Pd intorno alle unioni civili e alla stepchild adoption.

Ora tocca a loro. O votano a favore, contro la sensibilità di molti loro elettori cattolici, o votano contro, urtando i sentimenti dei loro sostenitori laici e di sinistra.

Ed ecco il colpo di teatro del leader, che a teatro c’è tornato da professionista a dare spettacolo. Ordina una goffa retromarcia, sullo stile della peggiore politica politicante. Ovviamente la malizia ha molti volti, diversi protagonisti e vari utenti all’incasso. La libertà di coscienza è però concetto pericoloso. Sulla Rete è rivolta. L’accusa è quella di tradimento, perfetto frutto di anni di beffe contro l’idea stessa di libertà di coscienza: «Un patetico tentativo a non spingersi oltre», twitta la deputata Chiara Di Benedetto.

Ma Grillo ha annusato l’aria del Paese, favorevole alle unioni civili ma meno alle adozioni. O vuole evitare sorprese al suo stesso interno dal voto segreto. O vuole fare qualche favore inconfessabile. Il dissenso sul tema è più ampio di quanto non fosse trapelato.

Al Senato, con il dietrofront dei grillini, il rischio è quello di mandare all’aria il ddl Cirinnà che non può più contare sulla certezza dei 35 voti grillini per far passare l’articolo che regola le stepchild. Il ministro Alfano esulta e twitta: «Si riapre la partita. Potrebbe saltare l’intera legge». In realtà quello che va a rischio sono le adozioni. Almeno quella per legge.

Ieri il tribunale per i minorenni di Roma ha riconosciuto un’altra adozione a favore di due minorenni con due mamme. La politica sempre in retroguardia.

E alla fin fine il sospetto che il ‘contrordine compagni’ impartito da Grillo a far fuori, quasi certamente, il diritto di adozione per legge di figli tra coppie omosessuali risulterà alla fine un favore allo stesso governo Renzi. Il Pd che si oppone allo stralcio delle adozioni, ma che potrebbe ’subirlo’ per portare comunque a casa la legge, risparmiandosi le turbolenze che, bluffando, il partito di Alfano minacciava dal Family Day, sabato scorso. Per Renzi tutto sommato potrebbe persino essere una soluzione augurabile. Strana mossa davvero quella di Grillo. Su cui meditare.

Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Il babbo, funzionario statale, voleva fare di me un magistrato ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario e lo stesso vale per il servizio che ho sempre reso ai colleghi negli organismi della categoria (ordine, sindacato). Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. E’ dal 1994 che aspetto l'”Ulivo“. Nel 2008 mi sono deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. E sono diventato nonno.

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