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No (purtroppo) non è la BBC

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L’associazione RAI BENE COMUNE  è nata lo scorso anno dal movimento “IndigneRAI”, sorto quattro anni prima da un moto spontaneo di indignazione di alcuni dipendenti dell’azienda per lo squallore in cui versava da anni il servizio pubblico. Il 2015 doveva essere un anno di svolta, con la riforma della “mission”, della “governance” e del canone. Le cose sono andate purtroppo nella direzione opposta a quella sperata, in tutte e tre le direzioni. In questi anni movimento e associazione, gelosi della loro indipendenza da soggetti politici e sindacali, hanno prodotto iniziative e proposte per liberare la RAI dai partiti e dalle lobby interne ed esterne. Iniziative apprezzate da molti, proposte tuttavia risultate fino ad oggi incapaci di mobilitare l’opinione pubblica necessaria per superare il muro di resistenze purtroppo prevedibilmente opposte da interessi politici e commerciali. L’appello che segue è forse l’ultimo tentativo di fermare la definitiva cancellazione, di diritto o di fatto del servizio pubblico. Chi vuole aderire all’associazione può farlo cliccando qui. (nandocan)

***di Associazione Rai Bene Comune – Indignerai, 5 febbraio 2016 – La BBC tra i Servizi Pubblici Mondiali è quello che riceve i maggiori attestati di stima e che ha assunto il ruolo di modello per tutti gli altri. La RAI modello lo è stato negli anni in cui veniva affettuosamente chiamata “Mamma RAI” ma purtroppo negli ultimi anni è diventata un’azienda per la quale il prodotto non è più centrale per le proprie attività. Molte sono le caratteristiche che la differenziano dalla BBC mentre pochissimi sono gli aspetti che la accomunano.
Per entrambe nel 2016 scade la CONCESSIONE DEL SERVIZIO PUBBLICO e precisamente per la RAI a maggio mentre per la BBC la scadenza è prevista il 31 dicembre.
Un altro elemento che univa la RAI alla TV Britannica era il metodo di riscossione del canone che ora, con il suo passaggio in bolletta elettrica, allontana la RAI dal centro all’Europa dell’est insieme a Bulgaria, Turchia e Grecia.

La novità è che il Governo in carica, sostenuto da un Presidente della Repubblica “firmatutto”, ha indotto il Parlamento a produrre una leggina tanto misera e incostituzionale quanto inappropriata nei confronti dei cittadini che ancora si riconoscono nel concetto di SERVIZIO PUBBLICO, una legge veramente poco british.

Nel caso del rinnovo della BBC si è tenuta un’imponente consultazione, per raccogliere suggerimenti ed indicazioni da introdurre nel nuovo testo della concessione, tra tutti i cittadini che è durata diversi mesi ed è terminata nell’ottobre del 2015. Dunque a più di un anno dalla scadenza della concessione c’è stato tutto il tempo per elaborare quanto suggerito. In Italia, nel tentativo di scimmiottare la BBC, nella pseudo riforma è stata prevista una consultazione simile. Ovviamente la nobile pratica è stata trasformata in una grottesca farsa che a 3 mesi dalla scadenza non ha neanche stabilito quali debbano essere le modalità di consultazione.
Il famigerato articolo 6 della riforma recita : “ Il Ministero dello sviluppo economico, in vista dell’affidamento della concessione del servizio pubblico radiofonico, televisivo e multimediale, avvia una consultazione pubblica sugli obblighi del servizio medesimo, garantendo la più ampia partecipazione.”, ed ancora: “ Il Ministero dello sviluppo economico trasmette alla Commissione parlamentare per l’indirizzo generale e la vigilanza dei servizi radiotelevisivi per il prescritto parere lo schema di contratto di servizio con la società concessionaria del servizio pubblico radiofonico, televisivo e multimediale almeno sei mesi prima della scadenza del contratto vigente”.

Salta subito agli occhi una differenza macroscopica, in Inghilterra la consultazione è realizzata dal ministero dello sport, cultura e media mentre in Italia la consultazione avrebbe dovuto essere condotta dal Ministero dello Sviluppo Economico probabilmente perché si è ritenuto che sostanzialmente siano prioritari gli aspetti finanziari e non quelli culturali. In questa situazione gli scenari possibili sono tali e tanti da rendere possibile addirittura il mancato rinnovo della concessione, con le inevitabili conseguenze sulla residua capacità di produrre il Servizio pubblico e con le relative ricadute occupazionali.

In una fase cosi delicata ci chiediamo se nello staff del governo ci siano statisti capaci di indicare quali gravi conseguenze avrebbero per il paese la cancellazione del Servizio Pubblico.

L’Associazione RAI Bene Comune Indignerai ha ben presente quale danno subirebbero i cittadini e per questo motivo ha fatto della Compiuta Realizzazione del Servizio Pubblico la ragione fondante del suo essere riconoscendo nel Servizio Pubblico un fattore fondamentale di sviluppo civile e culturale del paese.

Facciamo appello alla società civile, al mondo della cultura dello sport, dell’informazione e al mondo sano della politica che ancora si adopera per rappresentare gli interessi dei cittadini affinché si lavori insieme nei prossimi mesi ad un degno progetto condiviso di rinnovo e rilancio.

Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Il babbo, funzionario statale, voleva fare di me un magistrato ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario e lo stesso vale per il servizio che ho sempre reso ai colleghi negli organismi della categoria (ordine, sindacato). Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. E’ dal 1994 che aspetto l'”Ulivo“. Nel 2008 mi sono deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. E sono diventato nonno.

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