La meglio gioventù. I Tg di venerdì 5 febbraio

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***di Alberto BaldazziL’assassinio di Giulio Regeni continua ad assorbire buona parte dell’informazione di serata: aperture per tutte le testate, 3 titoli per Tg La7 e almeno un terzo di edizione su Tg4 e Studio Aperto. Da ieri ad oggi poco è cambiato, se si escludono i due arresti di cui tuttora non si conoscono i contorni (Tg La7), ma su alcune testate si profila una lettura comune: il giovane Regeni, dottorando di Cambridge e collaboratore de Il Manifesto, impegnato in Egitto nelle analisi delle lotte sindacali sotto il regime del generale Al-sisi, temeva che i suoi pezzi potessero costargli caro. La tesi di un atroce delitto frutto marcio della repressione, si fa sempre più strada. Molte ancora sono le domande, che Tg4 ci recita enfaticamente in un servizio che quasi “celebra” il dolore, tanto dei familiari che della comunità per un “oscuro e maledetto assassinio”. Egualmente esplicito stasera Mentana, che nel presentare la figura di Regeni parla sin dai titoli di un “italiano ed europeo”, probabilmente vittima del regime egiziano.

Dopo gli appelli odierni dell’Onu, l’emergenza per il virus Zika incombe anche nei titoli (seconda notizia su Tg1 e Tg5, più in basso ma presente per Tg3, Tg4 e Studio Aperto). I 5 nuovi casi in Italia e gli inviti delle Nazioni Unite a diverse nazioni perché consentano misure contraccettive, vengono ripresi ampiamente.

La borsa italiana chiude nuovamente in negativo, ma solamente Tg La7 (titolo) e Tg3 (servizio) riportano la notizia, mentre le parole di Draghi di ieri e le sue denunce di cospirazione globale, rimangono anche stasera senza commenti o spiegazioni. Maggiore attenzione al colloquio di Renzi con il presidente francese Hollande, colto da Mentana come un “tentativo d’avvicinamento” per uscire dall’isolamento in cui si trova il nostro Paese sulla linea della flessibilità, e dopo gli scambi verbali al calor bianco con Bruxelles.

La notizia dello storico faccia a faccia tra Papa Francesco ed il patriarca della chiesa ortodossa di Mosca, che avverrà fra una settimana nientemeno che all’areoporto di Cuba, compare nei titoli di Tg1 e Tg3, mentre spazio maggiore ricevono sulle testate Mediaset le processioni che hanno accompagnato le spoglie di San Pio a San Pietro.

Il dramma delle migliaia di profughi di Aleppo, città bombardata dalle forze di Assad e bloccati nel disperato tentativo di fuga al confine con la Turchia, è presente sulle testate Rai (titoli) mentre non gode d’attenzione su quelle Mediaset. Ottimi i servizi di Tg3 e Tg2.

L’affittopoli capitolina continua a furoreggiare. Tg5 intervista Sergio Nizzo (Corriere della Sera) che così commenta: “affittopoli non è stata esposta negli anni passati per il groviglio di interessi che vigevano. Tronca ha fatto bene, ma vanno trovate responsabilità.” Anche Tg la7 si tuffa nel “pozzo senza fondo” di affittopoli segnalandoci di una società, la “Roma Capitale Investment Foundation”, che ha ricevuto gratuitamente nel 2012 dalla giunta Alemanno un ex convento accanto a Piazza del Popolo, ma che non ha prodotto un euro di investimenti.

Ottimo l’approfondimento del Tg2 sul mutamento della condizione dei “poveri” del nostro Paese in seguito alla crisi, con una lunga intervista al ministro Poletti che illustra il recente decreto in favore delle fasce più bisognose. Interessante anche su Tg4 e Studio Aperto il servizio su di un laboratorio nel carcere di Opera a Milano dove i detenuti fabbricano con le loro mani ostie per le messe.

Il segretario Udc Cesa minaccia Renzi per le unioni civili, ma non sembra che il Pd tremi. Maggiori problemi per il partito di maggioranza relativa vengono dall’abbraccio di Cuffaro, probabilmente non richiesto da nessuno ma certamente rifiutato da Speranza e Bersani (intervistato da Tg5). Titolo per TgLa7.

De Luca ha animato per mesi le prime pagine bi quotidiani e le scalette dei Tg. Nel giorno della sua assoluzione in Appello la notizia è nei titoli solo su La7.

Alberto Baldazzi


Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Il babbo, funzionario statale, voleva fare di me un magistrato ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario e lo stesso vale per il servizio che ho sempre reso ai colleghi negli organismi della categoria (ordine, sindacato). Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. E’ dal 1994 che aspetto l'”Ulivo“. Nel 2008 mi sono deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. E sono diventato nonno.

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