Napoli, la Fnsi incontra i giornalisti minacciati

Giuseppe-Giulietti

Ho scritto spesso, anche su questo blog, di quanto sia importante la presenza e l’appoggio del sindacato e dell’ordine a fianco dei cronisti che operano nelle zone di mafia. Oggi che più della metà di loro sono free lance che non fanno parte di una redazione, il rischio che la solitudine li esponga alla violenza e al ricatto è anche maggiore. Di qui la necessità di quella “scorta mediatica” a cui ha fatto riferimento il nuovo Presidente della FNSI Giulietti a questo incontro napoletano. Con la costante solidarietà, non soltanto ad aggressione avvenuta, della redazione e del direttore ma anche, aggiungo io, dei lettori e telespettatori, se davvero fossero consapevoli che il loro diritto ad essere completamente e correttamente informati è inevitabilmente condizionato dalla sicurezza e dalla libertà dal ricatto del loro informatore. (nandocan).

***da fonte ANSA, 4 febbraio 2016 – “Portiamo le telecamere, le radio, i giornali nei posti in cui sono nate le inchieste e gli articoli che hanno causato livori, minacce e aggressioni ai cronisti. Più che la scorta armata, anche importantissima, serve la scorta mediatica, una catena di colleghi che tornino in quei luoghi e tengano i riflettori accesi perché mafie, camorra e malaffare, hanno paura dei riflettori e hanno bisogno invece dell’oscurità”. A Napoli, Giuseppe Giulietti, presidente della Federazione Nazionale della Stampa incontra i giornalisti minacciati e aggrediti per causa del loro lavoro di cronisti e lancia proposte concrete.

“Soprattutto – dice – quando un giornalista viene minacciato per il suo lavoro occorre che le inchieste, gli articoli diventino collettivi. Si mette la firma di tutto il giornale perché chi minaccia deve sapere che non c’è un solo giornalista, ma un’intera comunità”. Nell’incontro promosso dall’Ordine dei giornalisti e dal Sugc (Sindacato Unico Giornalisti Campani) i cronisti “vengono alla luce” e raccontano le intimidazioni, le minacce e le aggressioni che hanno subito. Fabio Postiglione, 35 anni, che scrive per il quotidiano Il Roma di cronaca nera e giudiziaria, ha detto che dalla scorsa estate è stato minacciato sette volte per aver portato avanti un’inchiesta su un giro di estorsioni.

Fabio, finora, se l’è cavata con 1600 euro di danni. Alla sua macchina hanno rotto di tutto: specchietto, lunotto, squarciato gomme, spezzato l’antenna. Al motorino, hanno rotto il meccanismo di blocco del volante e hanno provato a rubarlo. Soprattutto è stato inseguito fin sotto casa, contromano. “La cosa che fa più rabbia – racconta – è la mancanza di indignazione. E’ il peso psicologico che devi sopportare. Vieni violato nella tua intimità, solo per aver fatto il tuo dovere”. A pagare le riparazioni a motorino e macchina è stata la cooperativa che edita il giornale. “Quella – conclude – è una famiglia, non una redazione e basta”. Luciana Esposito è autrice del blog http://www.napolitan.it e – racconta con voce ferma – ha “la ‘colpa’ di aver scritto del degrado in cui versa il Parco Merola, spazio pubblico di Ponticelli, quartiere nella zona di Napoli Est. Non è piaciuto quello che ho scritto – sottolinea – La prima volta sono stata picchiata da una ragazza incinta che mentre mi aggrediva, urlava “Fammi vedere come finisco sul giornale”. La seconda volta da una coppia, marito e moglie. Mi dicevano: “Facci vedere come ci denunci”. Ho denunciato e lo dimostro anche a tutti quelli che in entrambe le occasioni hanno assistito senza intervenire”. Al fianco dei giornalisti campani minacciati c’è anche Sandro Ruotolo, e Claudio Silvestri, segretario del Sugc, ha raccontato che “vedere Fabio cedere, in riunione di redazione, fino alle lacrime, è stato un pugno allo stomaco”.

Silvestri annuncia che farà in modo da portare il tema delle minacce ai giornalisti all’attenzione del Comitato per l’ordine e la sicurezza pubblica in programma nei prossimi giorni a Napoli con il Ministro Angelino Alfano. Rosaria Capacchione, senatrice Pd, giornalista del Mattino sotto scorta per minacce – aggiunge Silvestri – presenterà un’interrogazione parlamentare. Di fronte alle minacce la difficoltà “è continuare a lavorare come hai sempre fatto”, sottolinea il sindaco di Napoli Luigi de Magistris per il quale “bisogna tenere sempre alta la vigilanza democratica”. “Solo insieme si possono portare avanti le battaglie per la libertà di informazione”, sottolinea il presidente dell’Ordine dei giornalisti della Campania, Ottavio Lucarelli, per il quale i tempi sono maturi affinché il Parlamento affronti il tema dei giornalisti minacciati e “la questione delle querele temerarie” che, come le minacce, rappresentano un ostacolo all’informazione libera.

Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Il babbo, funzionario statale, voleva fare di me un magistrato ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario e lo stesso vale per il servizio che ho sempre reso ai colleghi negli organismi della categoria (ordine, sindacato). Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. E’ dal 1994 che aspetto l'”Ulivo“. Nel 2008 mi sono deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. E sono diventato nonno.

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