Parole vane. I Tg di giovedì 28 gennaio

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Di fronte alle tragedie dei bambini affogati “parole vane” sono purtroppo, oltre al balbettio falsamente umanitario delle nostre democrazie, quelle di quanti come noi denunciano invano, nel dibattito europeo, l’incapacità di affrontare e risolvere con un minimo di umanità il problema sociale e politico numero uno del momento storico  attuale. A riprova che la civiltà non si misura con il P.I.L. e neppure col livello di istruzione (nandocan).

***di Lorenzo ColettaLe tragedie in mare e le espulsioni annunciate dal governi svedese, olandese e finlandese, si impongono su tutte le testate. La cosiddetta “linea dura” della Svezia, che si prepara nei prossimi anni a espellere tra i 60 e gli 80 mila profughi per i quali non è stato riconosciuto il diritto d’asilo, crea disorientamento. Sono Tg3 e Tg4 a proporre, da diverse angolazioni, le interpretazioni più divergenti. Per il Tg di Rete 4 l’esempio svedese è un “atto di forza” apprezzabile (ed avallato dall’Europa stessa) da cui l’Italia dovrebbe far tesoro, mentre Tg3 rimarca le gravi difficoltà che hanno spinto la Svezia, paese con una grande tradizione di accoglienza, ad adottare questi provvedimenti. Il tema profughi ritorna con il quotidiano bilancio di vittime nell’Egeo (apertura per Tg1,Tg2,Tg5). Durissimo il giudizio del direttore di Tg La7 Mentana che, di fronte all’ennesima tragedia di bambini affogati (se ne contano 18), bolla l’intero dibattito europeo sul destino di Schengen come “parole vane fintanto che della gente continuerà a morire ai nostri confini”. Anche nel dibattito interno l’immigrazione è centrale, con le parole del Primo Presidente della Corte di Cassazione Canzio, che all’apertura dell’anno giudiziario ha definito il reato di clandestinità “inutile e dannoso”. In ultimo a Milano è andato in onda il caldo abbraccio dell’estrema destra europea ospite di Salvini. Per il segretario della Lega Nord “Schengen è morto, e con esso l’Europa di Bruxelles”, ma malgrado i toni esaltati ottiene, nel complesso, poca attenzione (nei titoli solo per Tg2, servizi per i Tg delle venti a metà edizione), e giusto venti secondi di gloria su Tg4 che fino a qualche mese fa faceva massimo portavoce delle sue istanze anti europee. Panta rei.

Il nuovo “giovedì nero” delle banche è apertura per Tg La7 e titolo per i Tg Rai e Tg5. A poche ore dall’accordo sulle sofferenze bancarie strappato da Padoan a Bruxelles, ci si sarebbe potuto attendere dai Tg qualche serio approfondimento, ma così non e’ stato. Solo Tg La7 e Tg2 si fanno domande su ciò che appare ormai una vera e propria “partita di Risiko”. Sempre in sordina è arrivato in Cdm il ddl antipovertà (titolo solo per Tg1 e Tg La7).
Quella delle statue classiche coperte ai Musei Capitolini durante la visita del presidente iraniano Rouhani e’ una “storiaccia” di successo. Tg4 parla di “figuraccia mondiale” ed “olimpiade dello scaricabarile”, ma le altre testate non sono meno dure.
L’allarme diramato”in diretta” dai Tg delle 19 sul musulmano 28enne armato fermato in un hotel nei pressi di EuroDisneyland, si sgonfia già per quelli delle 20, con I Tg Rai che precisano che a indagare non è’ l’antiterrorismo francese.

L’allarme lanciato dalla OMS sui pericoli di un’epidemia globale del virus zika, ceppo sudamericano diffuso dalle zanzare e che potrebbe contagiare oltre 4 milioni di persone, incontra su tutte le testate un forte interesse. Ampio spazio sui Tg Mediaset, ma anche su Tg1, con esperti e servizi che ne illustrano i sintomi, i rischi e le misure di prevenzione.
Chiudiamo stasera sulle preoccupazioni degli abitanti delle isole Tremiti dopo che una compagnia irlandese ha ottenuto, a basso prezzo, il permesso di trivellare i fondali in cerca di idrocarburi a meno di 13 km dall’arcipelago. Una vicenda che aveva fatto parlare molto finendo presto in sordina, ma che con un servizio Tg3 ci permette di ricordare.

Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Il babbo, funzionario statale, voleva fare di me un magistrato ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario e lo stesso vale per il servizio che ho sempre reso ai colleghi negli organismi della categoria (ordine, sindacato). Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. E’ dal 1994 che aspetto l'”Ulivo“. Nel 2008 mi sono deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. E sono diventato nonno.

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