Il referendum preventivo. I Tg di martedì 26 gennaio

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***di Alberto Baldazzi  – Nel countdown che avvicina le unioni civili a Palazzo Madama l’odierna giornata segna una schiarita, come riportato dalle testate Rai. La sostanza? Nel Pd c’è ancora discussione ma poca voglia di rottura. In un sistema informativo drogato dalla politica, se sparisce dal tavolo il piatto forte delle divisioni (reali) nel partito di maggioranza, tutto sembra acquietarsi. C’è da augurarci che ora si affrontino i contenuti di questo importante avanzamento nell’area dei diritti individuali e sociali. Tg5 non abbandona il tema dei possibili sgambetti nel voto segreto, ma probabilmente esagera vista la trasversalità delle sensibilità in Parlamento. Tg4 cerca e trova gli “scontenti” tra le fila dei tradizionalisti. Alfano, ripreso da tutti, sventola una sorta di bandiera bianca su cui inscrive il poco verosimile slogan del referendum abrogativo.

Sempre per la politica anche la tensione sul voto di sfiducia sulle questioni bancarie sembra destinata a calare, e i Tg conseguentemente se ne occupano quasi di sfuggita. Mentana segnala che sia Verdini che Tosi non voteranno contro il governo, indispettendo la sinistra Pd che teme allargamenti della maggioranza a destra.

L’incontro Papa – Rouhani è ripreso ampiamente e in pratica tutte le testate fanno un passo indietro riportando le polemiche sulle statue greco-romane dei Musei Capitolini le cui nudità sono state ieri velate durante gli incontri ufficiali, proprio per rispetto del presidente iraniano. Tg4 quasi in apertura parla di cedimento alla sensibilità dell’ospite islamico. Tg2 fornisce in proposito una riflessione più composta, intervistando il filosofo Tullio Gregory.

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Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Il babbo, funzionario statale, voleva fare di me un magistrato ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario e lo stesso vale per il servizio che ho sempre reso ai colleghi negli organismi della categoria (ordine, sindacato). Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. E’ dal 1994 che aspetto l'”Ulivo“. Nel 2008 mi sono deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. E sono diventato nonno.

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