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Sospendere Schengen o sospendere la democrazia?

Mentre i ministri degli interni dell’Unione si incontrano per cercare l’ennesimo compromesso, Massimo Nava ci dice dal sito RemoContro di Ennio Remondino che questa sta diventando la scelta obbligata, “se l’informazione, la cultura e la pedagogia politica non servono a contrastare il fenomeno”. Ormai ci siamo, scrive, “anche se si continua a sostenere che le conseguenze sarebbero tragiche per l’Europa, per l’economia e per l’euro”. Una soluzione alternativa sarebbe quella di costruire un’Europa davvero democratica, come la sognavano i fondatori, unita nel rinunciare agli egoismi nazionali con la cessione della sovranità necessaria a un governo politico dell’economia. Probabilmente è già troppo tardi (nandocan).

Nava Massimo***di Massimo Nava*, 25 gennaio 2016 – Sospendere Schengen o sospendere la democrazia? Ormai ci siamo, anche se si continua a sostenere che le conseguenze sarebbero tragiche per l’Europa, per l’economia e per l’euro.

L’ultimo muro proposto é in Macedonia, cosí taglieremmo fuori la Grecia, invasa da profughi e sull’orlo del fallimento. Il fronte greco della Nato piú affidabile della Turchia, sarebbe quindi ancora piú instabile, tanto piú che la Turchia fa doppi e tripli giochi sull’Isis e sui curdi, con gli Stati Uniti e con i sunniti, con la Russia e con l’Europa.

Nessuno pensa a erigere muri contro la stupiditá. L’ex presidente Sarkozy, nel suo programma per la rivincita, parla di rivedere Schengen e dice “l’avevo detto che non funziona”. Contro Schengen sono ormai alcuni governi e molti partiti di tutti i Paesi della Ue con rare eccezioni. La Germania, buona ultima, parla di “tetti” e “soglie” che é come dire quote e controlli.

A nessuno viene in mente di riflettere sulle dinamiche demografiche, sull’invecchiamento della popolazione, sulla necessitá di quote di immigrati per mantenere il sistema e pagare le nostre future pensioni. In realtà qualcuno ci pensa, ma la moneta corrente è il ricatto populista, cioé la paura di perdere le prossime elezioni a favore di chi sostiene da tempo la necessitá di abolire Schengen, alzare muri e difendere Stati e interessi nazionali.

Ma se l’informazione, la cultura e la pedagogia politica non servono a contrastare il fenomeno, se le classi dirigenti lo temono o lo assecondano e comunque ne sono prigionieri, tanto vale scegliere fra i due mali: rispettare la volontá popolare e sospendere Schengen oppure tenersi Schengen e sospendere la democrazia.

*Massimo Nava, giornalista, editorialista del Corriere della Sera da Parigi, già inviato di guerra in numerosi conflitti e autore di numerosi libri.

Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Il babbo, funzionario statale, voleva fare di me un magistrato ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario e lo stesso vale per il servizio che ho sempre reso ai colleghi negli organismi della categoria (ordine, sindacato). Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. E’ dal 1994 che aspetto l'”Ulivo“. Nel 2008 mi sono deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. E sono diventato nonno.

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