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No bavaglio anche per il Papa. I Tg di venerdì 22 gennaio

Papa Francesco alla Sacra RotaChe il Papa, parlando ai giudici della Sacra Rota, ricordi che il matrimonio è ordinato naturalmente alla procreazione e all’educazione dei figli e prevede pertanto come soggetti un uomo e una donna, a me pare francamente normale, pur considerando la novità di linguaggio a cui ci ha abituato Francesco. Un intervento “a gamba tesa”? E quando avrebbe dovuto farlo se non quando nel parlamento di Roma, a pochi passi da San Pietro,  c’è chi vorrebbe sostituire le “unioni civili” con i matrimoni omosessuali? Facciamoli pure, se vogliamo, è nostro diritto di laici e di cittadini, ma non pretendiamo  la benedizione del Papa. Strano paese il nostro, che a volte accoglie e addirittura sollecita le peggiori ingerenze vaticane nella politica fiscale o in quella scolastica e non tollera che il magistero ecclesiastico si esprima su quello che considera ancora un sacramento. “Ci volevano le parole del Papa”, avrebbe detto Mentana. E perché no? A me pare già tanto che non abbia suonato le trombe per il Family Day. Io sono per il No al bavaglio anche per Sua Santità (nandocan). 

***di Luca BaldazziLa nuova strage sulla tratta del Mare Egeo (45 i morti, di cui 20 bambini) ottiene l’apertura su Tg1 e Tg3, e titoli su tutte le testata salvo Studio Aperto. Alle immagini, che purtroppo si ripetono sempre uguali, dei salvati dai barconi, si contrappongono quelle delle grandi riunioni della Commissione Europea. “Schengen traballa ma non crolla” riassume nel titolo Tg La7, segnalando come le posizioni di Italia e Germania convergano nella difesa del principio di libera circolazione. Buono approfondimento del Tg2 sull’Europa prima e dopo Schengen. Tg3 riprende nei servizi le denunce rivolte da Amnesty International al governo turco, colpevole di oppressioni e violenze sui migranti ospiti nel suo territorio.

L’intervento di Papa Francesco, che in un incontro alla Sacra Ruota ha invitato a non confondere le unioni civili con il matrimonio, risuona fragorosamente nella discussione sulle unioni civili in Parlamento. Apertura per Tg5 e Tg4, per il quale il pontefice “entra a gamba tesa” in un dibattito già rovente. “Ci volevano le parole del Papa” considera anche Mentana, mentre i Tg Rai ci spiegano come dei 6.000 emendamenti arrivati al testo Cirinnà 5.000 e più siano stati avanzati dalla Lega. Tra tutti i servizi solo quello del Tg3 si “permette” di analizzare le parole del Papa nel contesto in cui sono state pronunziate, ossia all’interno di un più ampio – e conciliante – discorso con argomento il sinodo della famiglia.
Molto lo spazio al vertice odierno nel Pd (apertura per Tg2 e Tg La7) con l’intervento del premier Renzi mirato ad “alzare i livelli” del dibattito parlando sia di Schengen che di unioni civili. Nessuna testata sembra però assecondarlo, e molto spazio viene dedicato alle tensioni interne al partito dopo la nomina dei vicepresidenti verdiniani di ieri. Ma se Verdini è per Mentana il “convitato di pietra” della giornata politica italiana, sempre Tg La7 ci segnala come la vicenda analoga della nomina con i voti di Sel e M5S del forzista Matteoli ad una segreteria non abbia destato alcun interesse.

Dopo la “magica” ripresi di ieri, Tg1, Tg3 e Tg La7 tornano sugli odierni interventi di Draghi che contribuiscono a garantire una chiusura positiva per i mercati europei (servizi per Tg2 e Tg5). Se sulle testate Mediaset la tempesta è passata, Tg3 ci ricorda nei servizi come le debolezze che rendono vulnerabili gli istituti di credito nazionale restano dove sono, mentre Tg La7 ci segnala l’interesse mostrato dai gruppi bancari stranieri, tra cui il francese BNP Paribas, verso MPS. Tg2 propone un breve intervento del ministro Padoan che garantisce la “stabilità” degli istituti bancari nostrani a dispetto delle fluttuazioni della borsa.

Il coprifuoco in vigore nella capitale tunisina dopo giorni di dure proteste, compare solamente nei titoli di Tg3 e Tg La7 (servizio per Tg1 e Tg5). Molto amara la riflessione di Tg La7, che osserva “come la Tunisia, unico paese uscito “democraticamente” dalla rivoluzione dei gelsomini oggi vacilli a causa di una stagnante crisi economica a cui il terrorismo ha contribuito fortemente con gli attacchi al turismo.
La super tempesta Jonas, che si prepara ad aggredire la costa ovest degli Stati Uniti minacciando oltre 70 milioni di persone, compare nei titoli e nei servizi di molte testate. Un’attenzione assai maggiore riceve però il crollo di tre piani di un palazzo romano sul lungotevere (apertura per Studio Aperto, copertina per il Tg 5, servizio per tutti).

In chiusura alcuni servizi che hanno a che fare i temi dell’immigrazione. Presenti su Tg4 e Studio Aperto due testimonianze di segno opposto: quella di un immigrato eroe che, disarmando un rapinatore, ha ottenuto un permesso di soggiorno, e quella di una donna islamica che, dopo 10 anni dalla morte della figlia uccisa dal marito “perché troppo occidentale”, lo ha perdonato. Sui Tg delle 20 a pesare è la vicenda di Don Chizzolini, un parroco nel savonese noto per aver espresso posizioni fortemente contrarie all’accoglienza e che, nel corso di un funerale, non avrebbe benedetto la salma di una donna marocchina, nonostante questa fosse in procinto di convertirsi al cristianesimo.

Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Il babbo, funzionario statale, voleva fare di me un magistrato ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario e lo stesso vale per il servizio che ho sempre reso ai colleghi negli organismi della categoria (ordine, sindacato). Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. E’ dal 1994 che aspetto l'”Ulivo“. Nel 2008 mi sono deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. E sono diventato nonno.

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