Canone: sembra la Rai, ma è il Governo che ti fa lo sconto

cavallorai

Ho cercato anch’io qualcosa sull’evasione sul sito www.canone.it. Che cominciasse per “E” ho trovato soltanto la parola “esenzioni” (nandocan).

***di , 21 giugno 2016 – L’annuncio con il quale i telegiornali in ogni edizione, dalla mattina alla sera e alla notte, annunciano il pagamento del canone, ha un non so che di esilarante. Forse involontariamente esilarante. “Da quest’anno pagare il canone sarà più facile ed anche più conveniente”. Se non fosse passato Natale, si potrebbe pensare ad un regalo. Ma non è così. Lo spettatore è ovviamente incuriosito. Non si deve più riempire nessun bollettino. Tutto ti arriva a casa con la bolletta elettrica, non subito, ma dopo luglio in comode rate mensili. Se hai una seconda casa, tranquillo, per quella non devi pagare!

La prima impressione è quella che non sia un comunicato della Rai, ma della Presidenza del Consiglio. Solo l’annuncio di cose piacevoli. Ma i più avvertiti sanno che il Governo non potrebbe attraverso la televisione pubblica “fare”, così insistentemente, un messaggio, un annuncio auto promozionale. Dice il giornalista, senza sorridere, un po’ come quei banditori di piazza che propongono l’affare del secolo: pagare il canone sarà addirittura più conveniente, solo 100 euro. Ed allora – ci si domanda – perché per tanti anni si è pagato di più? Come farà ora la Rai con meno soldi a darci tutti quei programmi? Una spiegazione c’è ma non viene detta, come non vengono dette tante altre cose che la gente vorrebbe sapere e che può trovare solo sul sito (www.canone.rai.it). C’è una parola che farebbe capire tutto: evasione, enorme evasione. Ma quella parola non può essere pronunciata è coperta da una censura tipo anni ’50. In questo modo tutti sono o sembrano contenti: lo spettatore che dovrebbe pagare di meno, la Rai che dovrebbe incassare di più, il Governo che si fa una grande pubblicità gratuita. I nodi verranno certamente al pettine, ma più in là.

Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Il babbo, funzionario statale, voleva fare di me un magistrato ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario e lo stesso vale per il servizio che ho sempre reso ai colleghi negli organismi della categoria (ordine, sindacato). Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. E’ dal 1994 che aspetto l'”Ulivo“. Nel 2008 mi sono deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. E sono diventato nonno.

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