Non “dirottate” il referendum. Con i tg di mercoledì 20 gennaio

 Renzi in tv“Grande spazio, prima e dopo, su tutti i Tg – annota Baldazzi – al discorso “storico” del premier; analogo spazio, sui Tg Mediaset, alla risposta di Berlusconi”. Nessuno spazio (naturalmente?) al Coordinamento per la democrazia costituzionale e ai  giuristi ed ex magistrati della Corte che  approfondiscono il merito del provvedimento con argomenti difficilmente confutabili. E’ solo un anticipo di come sarà probabilmente seguito sui telegiornali il dibattito in previsione del referendum, tutto centrato sul tema generico quanto retorico lanciato da Renzi dello scontro tra innovazione e conservazione. Salva la noiosa appendice di rito per i comitati per il SI e per il  NO. Se invece si vuole garantire ai cittadini la possibilità di giudicare consapevolmente nel merito le riforme (Senato ma anche legge elettorale), mi auguro che l’attenzione dei giornali e soprattutto dei telegiornali ai contenuti di queste ultime non si limiti a qualche editoriale per pochi addetti ai lavori.  Sono certo che il Capo dello Stato non mancherà di richiamare il mondo politico come quello mediatico a non “dirottare” l’informazione dal merito delle scelte che il referendum confermativo sottoporrà alla decisione degli elettori (nandocan).

***Il “Black Wednesday”,di Luca BaldazziIl mercoledì nero delle borse mondiali, con gli oltre 235 miliardi di euro bruciati solo in Europa (con Milano la peggiore al -4,83%) e il crollo disastroso degli indici bancari (MPS il peggiore, a -22%), dominano le aperture di tutte le testate. Contenendo il panico da tracollo finanziario, i Tg hanno tentato stasera di produrre qualche analisi che chiarisca uno scenario tanto grave. Tg2, Tg3, Tg5 e Tg La7 ci propongono dei buoni approfondimenti che distinguono i crolli dovuti alla riduzione dei volumi di traffico mondiali (dipesi, questi, dal calo del prezzo del petrolio e dal rallentamento della crescita nei paesi asiatici) dal crollo dei titoli bancari italiani, dovuto in parte alla speculazione straniera (tg5), in parte ai crediti non riscossi (oltre 350 miliardi di euro) accumulati dalle banche durante gli ultimi anni della crisi (Tg La7 e Tg2). Nessuno ancora si permette previsioni, mentre i Tg Rai diffondono le parole “rassicuranti” del ministro Padoan sulla solidità delle banche italiane.

“Junker prova a smorzare la polemica, ma il contenzioso resta alto”: così Tg La7 sintetizza le prove di riappacificazione avviate dalla Commissione europea dopo gli scontri al calor bianco degli scorsi giorni con Palazzo Chigi. L’ascia di guerra sembra essere stata risotterrata ma alcune testate (Tg1, Tg3 e Tg La7) ci ricordano che i punti di contrasto tra Bruxelles e Roma restano aperti. Per Tg5 la riappacificazione è stata permessa da movimenti da ambo le parti (leggi la nomina del sottosegretario Calenda). Per Tg1 e Tg3 un importante indice di “pacificazione” sarà il passaggio, in marzo, della norma che, nei fatti straccerà le disposizioni della Convenzione di Dublino. Su Tg4 e Studio Aperto il “ritorno del sereno” risulta non pervenuto.

Con il voto delle 20,10 – dato in diretta sui Tg delle 20 – il Senato ha approvato in seconda lettura la riforma costituzionale, provvedimento cui il governo Renzi ha dichiaratamente legato a doppio filo il proprio destino politico. Grande spazio, prima e dopo, su tutti i Tg – apertura di Studio Aperto – al discorso “storico” del premier; analogo spazio, sui Tg Mediaset, alla risposta di Berlusconi.

La presunta (e già contestata) nomina dell’“amico di Renzi” (Tg La7) Carlo Carrai al comando dell’Agenzia deputata alla sicurezza digitale in Italia è titolo e servizio per Tg3 e Tg La7. Mentana ricava dalle parole pronunciate al Question Time alla Camera dalla ministra Boschi, che la nomina sarebbe ormai scontata.

Molto, forse un po’ troppo spazio trovano gli insulti di Sarri a Mancini, riferiti da questi in conferenza stampa. “Subito ci si divide nel bar sport” è il commento del Tg3 alle variegate reazioni al turpiloquio omofobo dell’allenatore del Napoli, e proprio nelle polemiche da bar sport sembrano gettarsi le altre testate. Editoriali a braccio su Tg4 di Paolo Liguori (pro Mancini) e Raffaele Auriemma (bonario verso Sarri), mentre Mentana la butta in politica contrapponendo al senatore D’Anna le opinioni di Ivan Scalfarotto, per poi chiudere con un giudizio critico su entrambe. Segnaliamo un’espressione di Liguori che ci sentiamo di sostenere: chiamare per insultare qualcuno “finocchio” o “frocio” è, nel 2016, un insulto “indegno e, soprattutto, anacronistico”.

Per gli esteri, l’attentato in un’università in Pakistan dove sono morti 28 tra studenti e professori è servizio per molti e titolo per Tg4. La propaganda dell’Isis, nella forma di riviste che glorificano gli attentatori di Parigi, riceve attenzione su Tg1, Tg3, Tg5 e Tg La7.

Eravamo rimasti stupiti ieri sera per il mancato allarme neve, che ha portato centinaia di persone a rimanere bloccate sulla Salerno Reggio Calabria, che non aveva trovato spazio sulle scalette dei Tg. Oggi l’indignazione per l’allerta non pervenuta e la ricerca dei responsabili figura sui Tg Rai (titolo per Tg1) come su quelli Mediaset.

Segnaliamo due servizi che, in una giornata di borse e crolli, guardano invece all’economia “reale”: le proteste degli operai della Saeco a Bologna (Tg3) che oggi hanno occupato le uscite della fabbrica e i lavoratori della raffineria di Gela (Tg5) che da ieri bloccano le entrate della città.

La morte dell’ultimo grande esponente della commedia all’Italiana del dopoguerra, Ettore Scola, lascia un grande vuoto nella cultura e nel mondo del cinema italiano. Numerosi gli omaggi e i servizi su tutti i Tg. A salutarlo sul Tg1 il regista premio Oscar Paolo Sorrentino.

 

Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Il babbo, funzionario statale, voleva fare di me un magistrato ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario e lo stesso vale per il servizio che ho sempre reso ai colleghi negli organismi della categoria (ordine, sindacato). Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. E’ dal 1994 che aspetto l'”Ulivo“. Nel 2008 mi sono deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. E sono diventato nonno.

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