Ettore Scola ad Articolo21: “C’è la necessità di un’informazione il più possibile indipendente”

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Al maestro Ettore Scola anche da parte mia un sentimento di profonda gratitudine per le tante ore belle di spettacolo e di insegnamento che ha donato alla nostra vita. Oggi la battaglia per la sopravvivenza dell’Unità pare, almeno provvisoriamente, vinta. Ma lì come altrove quella per “un’informazione il più possibile indipendente” richiede ancora di essere combattuta (nandocan).

***E’ il 25 febbraio 2008 e “l’Unità” vive una delle sue fasi più difficili. La redazione è in agitazione continua e rivendica il bisogno di assetti proprietari certi, di investimenti adeguati e il rispetto dei valori democratici e di sinistra che distinguono il quotidiano. Tra i commenti e  i messaggi di solidarietà che Articolo21 raccoglie sul suo sito c’è quello di Ettore Scola: “Leggo l’Unità da 50 anni e pensare anche solo un giorno senza mi sembrerebbe un sopruso vero e proprio. Ringrazio i giornalisti che stanno da tempo conducendo questa battaglia, perché oggi più che mai c’è la necessità di un’informazione il più possibile indipendente”.

Vogliamo ricordare Scola non solo per il grande regista e intellettuale che è stato ma anche per la costante attenzione e sensibilità alle battaglie per la libertà di informazione. Quando il 10 luglio del 2010 Articolo21 promosse con Fnsi, Cgil, Arci e Libertà e Giustizia il presidio a Piazza Navona contro il Ddl intercettazioni del governo Berlusconi, Scola, raggiunto al telefono da un’agenzia stampa fu sintetico ma inoppugnabile: “Spero che la piazza sia piena”. Grazie di tutto Ettore

Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Il babbo, funzionario statale, voleva fare di me un magistrato ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario e lo stesso vale per il servizio che ho sempre reso ai colleghi negli organismi della categoria (ordine, sindacato). Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. E’ dal 1994 che aspetto l'”Ulivo“. Nel 2008 mi sono deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. E sono diventato nonno.

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