Caravan Petrol. I Tg di lunedì 18 gennaio

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Se il mercato fosse davvero quella benefica “mano invisibile”, come la chiamava Adam Smith, che orienta gli investitori a fare il bene della società pur perseguendo interessi individuali, si coglierebbe l’occasione di questa grave crisi del petrolio per impostare con decisione un nuovo modello di sviluppo fondato sulle fonti di energia rinnovabili e sul rilancio del trasporto pubblico. Ovviamente quella “mano invisibile” non c’è mai stata, eppure oggi che la follia dei mercati finanziari è più evidente che mai, perfino quelli che lo sapevano, come i socialisti, fanno finta di crederci (nandocan).

***di Lorenzo ColettaIl crollo del prezzo del petrolio e la terza settimana di borse in picchiata (con Milano la peggiore trascinata dal crollo dei bancari) ottengono sempre maggiore attenzione nelle scalette dei Tg: apertura per Tg1, Tg3 e Tg5, secondo titolo per gli altri. Se nella scorsa settimana sono stati avanzate diverse letture (per Tg2 il calo del petrolio avrà effetti positivi sull’economia italiana, per Tg5 sarà dannoso) sugli effetti di un greggio ai minimi del 2003 (Tg3) stasera il parere è concorde: “Si apre una possibile bolla sul mercato energetico”. Molta confusione sotto il cielo, e da qui la citazione nel titolo di uno vecchio successo di Renato Carosone.

La situazione critica del pacchetto azionario di Monte dei Paschi di Siena, già evidenziata dal Tg La7 la scorsa settimana, con il nuovo tonfo di oggi diviene notizia rilevante è preoccupante nei servizi di tutte le testate.

A occupare le altre aperture è l’ulteriore puntata del botta e risposta tra Bruxelles e Palazzo Chigi. La voce filtrata “in via ufficiosa ma autorizzata” (Tg3) che lamenterebbe la “mancanza di collegamento” (Tg1) tra l’Europa e l’Italia viene interpretata da TgLa7 quasi come una provocazione e come un “colpo basso” simile a quello che portò alla fine del governo Berlusconi nel 2011. “L’Europa asfalta di nuovo Renzi” sintetizza Tg4, parlando di un’Italia divisa ed in rotta di collisione con Bruxelles. Per Tg5 la linea dura di Junker proverrebbe dalla stessa cancelliera Merkel. I Tg Rai affrontano lo “scontro” ricordando i molti dossier aperti che stanno alimentando questa contrapposizione.

Risicato stasera lo spazio alle unioni civili (nessun titolo), mentre le ulteriori affermazioni dell’ex sindaco M5S di Quarto continuano ad occupare titoli e servizi. Ci accodiamo al commento di Mentana, che in chiusura del servizio osserva: “Queste le notizie, o meglio i veleni della politica”.

Le tensioni sul fronte libico che fanno slittare di altre 24 ore la formazione del nuovo governo sono colte dai Tg delle 20, con Tg La7 che vaticina un fallimento delle trattative ed il riesplodere di una guerra civile mai sopita.

La tragedia sfiorata a Pordenone (apertura di Studio Aperto) dove una dodicenne ha tentato il suicidio per le vessazioni subite da coetanei, riaccende i riflettori sulla tematica del bullismo; diverse le coperture: i Tg Mediaset riprendono i casi più recenti, mentre le testate Rai ricordano che proprio oggi è giunto in Commissione al Senato il testo della nuova proposta di legge anti-bullismo (approfondimento del Tg2). Nessuna menzione su Tg La7.

Le spiagge imbiancate dell’Adriatico e gli 80 comuni del Mo sotto sciame sismico stretti nella morsa della neve, sono presenti fin dai titoli su quasi tutte le testate.

La “strana alleanza” tra la leader sindacale Camusso e l’ex ministro Brunetta nel criticare le dichiarazioni del premier Renzi sui licenziamenti in 48 ore per i “fannulloni” della pubblica amministrazione, è colta solo da Tg La7, mentre sui Tg Rai compare la proposta di una “legge popolare” per riformare lo statuto dei lavoratori avanzata dalla Cgil.

L’inchiesta BBC che ha fatto emergere uno scandalo di corruzione sportiva presso il ghota del tennis è presente a fine edizioni su molte testate, con giudizi analoghi sulla delusione per il fango caduto su di un sport considerato sinora tra i più “puliti”.

Segnaliamo in conclusione la riflessione del Tg3, unica testata che stasera ci ricorda il dramma dell’immigrazione. Facendo il punto sulle testimonianze che hanno condizionato la percezione europea del fenomeno (le foto di Aylan, i video del Bataclan, le più recenti aggressioni di Colonia), il servizio critica alcune espressioni utilizzate della satira francese (le vignette di Charlie Hebdo che dipingono sempre il piccolo Aylan sopravvissuto come futuro molestatore), giudicandole non solo orribili, ma causa di “divisioni difficilmente sanabili”. Siamo d’accordo.

 

Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Il babbo, funzionario statale, voleva fare di me un magistrato ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario e lo stesso vale per il servizio che ho sempre reso ai colleghi negli organismi della categoria (ordine, sindacato). Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. E’ dal 1994 che aspetto l'”Ulivo“. Nel 2008 mi sono deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. E sono diventato nonno.

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