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Profughi e terroristi? I Tg di mercoledì 13 gennaio

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L’Islamofobia è visibilmente il principale obbiettivo del terrorismo islamico, così come lo sfruttamento della medesima e le campagne contro gli immigrati sono, in barba al più elementare buon senso, il principale tema di propaganda della destra radicale in Italia e in Europa (nandocan).  

***di Alberto BaldazziLe testate Rai e La7 tornano ad aprire sull’attentato di Istanbul – il cui bilancio ha raggiunto le 12 vittime, di cui 10 tedesche – mentre quelle Mediaset prediligono la cronaca. La notizia che il 28enne attentatore fosse entrato in Turchia pochi giorni prima come richiedente asilo, rinfocola le polemiche sui profughi, dando il là a Tg4 per fare di ogni erba un fascio: “Profughi che si scoprono terroristi, profughi che commettono reati”. Non mancano i collegamenti arditissimi con la situazione italiana, con il profugo che, molestando una diciassettenne, ha “cambiato la vita” di un paese del padovano. Sempre Tg4 in un altro servizio evidenzia come la presenza di profughi in un hotel a Roma nord “stia creando non pochi problemi, anche economici”. Tg1 presenta un reportage sul traffico di armi dall’Albania che spiega in che modo i terroristi possano ottenere, in Europa, armi di grosso calibro.
Cambiando scenario, TgLa7 propone un titolo ed un servizio sugli effetti che il taglio dei tassi sui bot ha sulle attitudini del risparmio degli italiani, che continuano a comprare debito pubblico anche senza guadagnarci nulla: che sia per amor patrio? Sempre Mentana, che non perde il vizio di fare il giornalista, riprende alcuni media arabi che parlano di azioni militari condotte da aerei francesi e americani sul territorio libico e che sarebbero propedeutiche ad un intervento italiano con militari di terra. La Farnesina smentisce, ma il Direttore di TgLa7 ammonisce che se le indiscrezioni venissero confermate, il rischio di impantanarsi nuovamente in Libia risulterebbe troppo alto.
L’ottavo e ultimo discorso di Obama sullo stato dell’Unione è nei titoli di Tg1 e Tg3, e ripreso a metà edizione da Tg5 . Forte su tutti l’enfasi sulla citazione di Papa Francesco contro l’islamofobia.
L’attenzione alla vicenda Quarto è mantenuta alta, e si nutre degli scambi sempre più duri da M5S e Pd, oltre che delle odierne battute liquidazioniste di Beppe Grillo, ampiamente inseguito e ripreso da tutte le testate. Sempre per la politica interna da segnalare le polemiche sull’agenda dei lavori parlamentari che secondo le opposizioni “incastrerebbero” le vicende della riforma, del rinnovo delle presidenze delle commissioni e delle unioni civili a tutto vantaggio del governo.
Gli stentati sviluppi della vicenda marò, con la notizia del mancato rientro in India di La Torre, sono nei titoli dei Tg Rai e di Tg5.
Dicevamo all’inizio della gran mole di cronaca, criminale e no, soprattutto sulle testate Mediaset (apertura per Tg5). La sentenza per la vicenda della coppia dell’acido però presente nei titoli anche nei Tg Rai, insieme alla valanga che ha travolto una scolaresca francese che è ripresa da tutti.

Chiudiamo segnalando l’attenzione di Tg1 e Tg2 al quarto anniversario della tragedia della Concordia, ma anche ai record delle presenze museali nel 2015: un dato che fa sperare. Sempre Tg1 festeggia il 40esimo anniversario della testata Repubblica, ospitando in diretta il direttore che ha firmato il giornale negli ultimi vent’anni e fino ad oggi, ovvero Ezio Mauro.

Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Il babbo, funzionario statale, voleva fare di me un magistrato ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario e lo stesso vale per il servizio che ho sempre reso ai colleghi negli organismi della categoria (ordine, sindacato). Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. E’ dal 1994 che aspetto l'”Ulivo“. Nel 2008 mi sono deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. E sono diventato nonno.

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