“L’Italia è una terra dei fuochi”. Lo rivela l’Istituto Superiore della Sanità. Ma l’informazione balbetta

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Una terra dei fuochi sì, ma anche dei fuochi artificiali. Perché festeggiare è meglio che deprimere con le cattive notizie, come questa che viene dall’Istituto Superiore di Sanità. Perché è la fiducia della gente che promuove la crescita, non importa che sia immotivata. Non è questa la filosofia dello zerovirgola che ci propone ogni giorno il governo? Andate su Matteo.it e rileggete il suo bilancio di fine anno, al quindicesimo e ultimo punto: “Un anno fa (anche meno) ci accusavano di esserci dimenticati il sud. Adesso si sono dimenticati delle loro critiche di allora. Perchè nessuno ha mai fatto tanto per il Mezzogiorno come questo Governo: credito di imposta, Terra dei fuochi, Bagnoli, Ilva, Salerno Reggio Calabria, Continuità territoriale, Abruzzo post-sisma, Napoli Bari, tavoli di crisi. Si può discutere dei risultati, come sempre. Ma non si può negare che ci sia un impegno inedito per affrontare la questione Mezzogiorno”. Un impegno inedito, vi sembra poco? Caro Sandro Ruotolo, cari colleghi “catastrofisti incazzati”, è la fiducia che fa miracoli, non i vecchi gufi come noi (nandocan).

«’O vogl’ squartat viv’», «‘o giurnalist’ je a spacc a cap’», «ve ne dovete andare». Sono solo alcune delle parole dei camorristi che hanno minacciato e aggredito fisicamente diversi giornalisti che hanno solo svolto il proprio mestiere nella Terra dei Fuochi. Nello Trocchia, Marilena Natale, Sandro Ruotolo, per fare qualche nome. Ed è proprio Ruotolo che attualmente vive sotto scorta dopo le minacce di Michele Zagaria, numero uno del clan dei Casalesi, a scrivere dal proprio profilo facebook: con la pubblicazione dell’11 gennaio a cura dell’Istituto Superiore di Sanità emerge «il più grande atto di accusa contro lo Stato, lo si aspettava da 20 anni, ora è arrivato: l’Italia è una terra dei fuochi».

Il rapporto dell’ISS giudica «in eccesso rispetto alla media regionale» il tasso di mortalità, ricoveri e tumori nell’area. L’allarme drammatico riguarda anche i bambini: «si osservano eccessi di bambini ricoverati nel primo anno di vita per tutti i tumori e eccessi di tumori del sistema nervoso centrale, questi ultimi anche nella fascia 0-14 anni».

Dopo tante difficoltà e tante battaglie condotte da giornalisti, studiosi, comitati e società civile finalmente una notizia che determina la gravità in cui versa un’area dove è presente un’importante fetta della popolazione campana. Ma se alcuni si sono sacrificati per raccontare una terra in difficoltà e soggiogata dalla camorra, i quotidiani del 12 gennaio non sembrano ritenere i dati del rapporto ISS un caso grave, al punto tale da compiere una scelta editoriale di rilievo.

Per “Il Mattino”, storico quotidiano partenopeo, la notizia va collocata nella sezione locale e solamente dopo il dibattito attorno alle comunali 2016 e la “festa dall’avvocato al barista” in doppia pagina sul Napoli, infatti, la squadra di calcio ha vinto il cosiddetto “campionato d’inverno”. E pensare che gli ultimi giorni del 2015 “Il Mattino” aveva rivelato con un’inchiesta di Gigi Di Fiore in parte le cifre contenute nel rapporto dell’ISS.

Per il “Corriere della Sera” la notizia va posta nella sezione cronache a pagina 22 e dedica un minibox nella parte inferiore della prima pagina; la vicenda non viene menzionata affatto dalla prossima quarantenne “La Repubblica”. “Il Tempo” si arrischia con il titolo ad effetto: “La Terra dei Fuochi rom: 2000 roghi”, un’inchiesta in cui dall’area campana si fa un balzo nella Capitale con tanto di mappa corredata. Il lavoro del quotidiano si concentra su “la Terra dei Fuochi de’ noantri” con il dito puntato nei confronti della situazione “esplosiva nei campi rom”: appena citata la vicenda campana che funge da allaccio per l’inchiesta romana.

D’altra parte, le parole di Sandro Ruotolo spingono ad approfondire il lavoro giornalistico e l’impegno di tutti attorno alla vicenda come necessità da cogliere in quanto sfida quotidiana non solo per chi abita queste terre:

«Sono incazzato nero e tutto questo non lo accetterò più. Non sono Howard Beale del Quinto potere. E non sono uno scienziato. Ma un giornalista che ha raccontato la terra dei fuochi. Accusato di aver “esagerato”, di essere un catastrofista. Il rapporto dell’istituto superiore della sanità è una pessima notizia per tutti, perché purtroppo certifica quello che tutti sapevano e che in tanti hanno finta di non sapere. La terra dei fuochi è diventata la terra dei morti per avvelenamento. Noi che siamo vivi non lo possiamo sopportare più».

Qui la rassegna stampa completa: http://www.iss.it/rassegna/

*da articolo 21

 

Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Il babbo, funzionario statale, voleva fare di me un magistrato ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario e lo stesso vale per il servizio che ho sempre reso ai colleghi negli organismi della categoria (ordine, sindacato). Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. E’ dal 1994 che aspetto l'”Ulivo“. Nel 2008 mi sono deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. E sono diventato nonno.

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