Last dance. I Tg di lunedì 11 gennaio

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 Con un’ottima rassegna per sobrietà e completezza ha riaperto ieri l’osservatorio sui tg di prima serata a cura di Alberto Baldazzi. Auguri e buon lavoro a lui e ai suoi bravi collaboratori (nandocan).

***di Luca Baldazzi – La ripresa dell’Osservatorio Tg si imbatte questa sera nella morte di una delle icone della musica pop; ma forse questa definizione non rende completamente il ruolo e la centralità che in quasi mezzo secolo sono stati occupati da David Bowie, ben oltre lo spartito musicale, i 25 album o le performances nei concerti. Ne sono sufficientemente consapevoli i Tg che, tutti, vi dedicano ampio spazio e la maggioranza delle aperture: Tg1, Tg3, Tg5 e Studio Aperto. Tg5 dedica più di metà della sua edizione, ma se cerchiamo la sintesi più completa e stimolante, dobbiamo rivolgerci ai numerosi servizi dell’approfondimento di Tg2.

Tante indeterminatezze e, conseguentemente, molte questioni aperte in riferimento ai fatti del capodanno tedesco che dominano la scena dell’informazione oramai da una settimana. Le versioni contrastanti che arrivano dalla polizia di Colonia, che parla di “eventi non coordinati”, mentre fonti dal ministero degli Interni tedesco individuerebbero una “volontà comune” tra gli aggressori ed i molestatori di più di 500 donne, una volta tanto non sono frutto delle diverse linee editoriali dei Tg italiani, anche se non mancano le forzature. I Tg Rai si soffermano sulle denunce in aumento e gli episodi teppistici “venduti” come rappresaglia contro profughi inermi in diverse città, tedesche e non solo. Tg5 analizza le forti critiche interne rivolte alle politiche d’accoglienza della Merkel. TgLa7 apre sui fermi dei cittadini stranieri e dei richiedenti asilo, riproponendo alcune testimonianze e video delle aggressioni come “evidenza incontestabile” di una violenza pianificata. La lettura più dura ce la offre stasera Tg4, che vi dedica tre servizi e nel corso di un editoriale sviluppa una sorta di analisi “socio-antropologica” del migrante musulmano: maschio, giovane, solo e sessualmente frustrato. Una lettura non banale, ma consapevolmente ansiogena (- chissà se hanno gridato “Allah è grande”-, si chiede la conduttrice mentre si mostrano i video delle aggressioni), ma poi “mette in guardia” parlando di una crescita di “tensione nel nostro paese, frutto anche di psicosi”. Lo “straniero”, l’“islamico” è poi protagonista un po’ su tutte le testate per le immagini rese pubbliche in giornata dell’attentatore del 13 novembre che girava nelle ore successive in apparente tranquillità ai confini tra Francia e Belgio. Da ultimo soprattutto su Tg3 ricompaiano le vittime della tratta, questa volta nell’Adriatico davanti alle coste Pugliesi (titoli anche per Tg1 e Tg5). Su Tg2 ampio spazio a Papa Francesco e ai suoi inviti a tenere aperte le porte e le braccia a chi fugge da guerra e fame.

Passando alla politica, l’ok “scontato” alla Camera al Ddl di riforma costituzionale è apertura per il Tg2 ed alto su tutte le testate, che nei servizi già “si portano avanti” prefigurando le tensioni e le arene referendarie che ci accompagneranno da qui all’autunno. Mentana è il primo a proporre un sondaggio sugli esiti probabili del referendum confermativo: i sì sarebbero al 66%, con meno del 50% del campione che si esprime. Staremo a vedere.

La vicenda delle infiltrazioni camorristiche nel comune di Quarto producono il botta e risposta tutto interno al Movimento Cinque Stelle tra la sindaca Capuozzo e la leadership del movimento che la invita pressantemente a dimettersi. Attenzione nelle maggiori testate, ma anche su Tg4. Dopo il “caso Gela” l’immagine delle amministrazioni a Cinque Stelle inevitabilmente si appanna, per la gioia dell’area di governo ma anche delle destre.

Segnaliamo che, come avviene non raramente, TgLa7 ci dà l’esempio di un giornalismo che le notizie, oltre che riportarle, le cerca anche lì dove è abbastanza facile trovarle. L’odierno crollo dei titoli in borsa di Carige e Monte Dei Paschi di Siena, che per Mentana rischia di essere il preludio di un ulteriore crack finanziario ben più vasto di quello delle popolari, figura unicamente nei suoi titoli.

Chiudiamo su due buoni approfondimenti: quello del Tg1 e del Tg2 (per entrambi un titolo) sul rapporto ufficiale, il primo in tal senso, dell’Istituto Superiore di Sanità che attesta drammaticamente un numero di casi di tumore nella Terra dei Fuochi molto più alto che in tutto il resto della Campania, e quello del Tg3 sulle gravi condizioni di sovraffollamento del pronto soccorso dell’ospedale San Camillo di Roma dovute ai numerosi tagli al bilancio che il nosocomio ha subito nel corso degli ultimi anni.

Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Il babbo, funzionario statale, voleva fare di me un magistrato ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario e lo stesso vale per il servizio che ho sempre reso ai colleghi negli organismi della categoria (ordine, sindacato). Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. E’ dal 1994 che aspetto l'”Ulivo“. Nel 2008 mi sono deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. E sono diventato nonno.

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