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E lo faremo

LeG RomaL’attacco alla Costituzione va avanti.

La concentrazione di potere viene venduta come lotta alla casta. E invece sarà proprio la casta a rinforzarsi se passano le modifiche che – tra l’altro – separano il Senato dai cittadini. Perché nel nuovo senatino ci entreranno i politici scelti dai politici. Magari quelli che hanno più bisogno di immunità, per quanto hanno combinato nelle regioni di provenienza. Intendiamoci: nessuno difende il bicameralismo perfetto, ma non è una soluzione un senato insignificante, che guarda lavorare la Camera dai posti numerati con il solo potere di fischiare o applaudire, salvo poi essere investito su alcune vaghe materie o – spropositatamente – nella nomina di altissime cariche dello Stato.
Poi, Renzi manda un messaggio in codice ai suoi, un preavviso di licenziamento a chi non si schiererà con lui. Tradotto: se perdo il referendum casca il governo, si torna a votare e siccome l’Italicum dà al capo del partito il potere di nominare i capolista, chi si mette contro di me oggi, si scordi il posto in lista domani. Insomma un ricatto, neanche troppo velato, rivolto a chi – tanti – fuori dalla politica non avrebbe alternative di lavoro.
La democrazia ha il difetto di non poter impedire la propria morte.
Il fascismo, come il nazismo, si sono affermati con processi di masse illuse di muoversi contro chi le vessava, col solito trucco di chiedere il loro appoggio per sostenere il nuovo contro il vecchio, il semplice contro il complicato, il super-uomo fattivo contro il parlamento inconcludente. Poi c’è il risveglio dalla sbronza carismatica e la scoperta di ritrovarsi peggio di prima. Senza libertà, dignità e neanche la possibilità di tornare indietro, se non con il sacrificio di chi all’inizio era stato deriso e perseguitato.
La Costituzione è nata su un “mai più” alla concentrazione di potere, giurato dai patri costituenti, mentre dichiaravano solennemente che “la sovranità appartiene al Popolo”. E nessuno gliela può sottrarre in comode rate, con una legge elettorale ieri e una modifica costituzionale domani.
 
La dignità e la sovranità di un popolo o vivono insieme o muoiono insieme.
Ma dobbiamo difenderle ogni giorno. E lo faremo.
Massimo Marnetto
Libertà e Giustizia di Roma

Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Il babbo, funzionario statale, voleva fare di me un magistrato ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario e lo stesso vale per il servizio che ho sempre reso ai colleghi negli organismi della categoria (ordine, sindacato). Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. E’ dal 1994 che aspetto l'”Ulivo“. Nel 2008 mi sono deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. E sono diventato nonno.

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