Incubo 2016. Sui giornali dell’8 gennaio

Left direttore MineoDa oggi Corradino Mineo è anche il nuovo direttore di “Left”, settimanale della sinistra. Prende il posto di Ilaria Bonaccorsi che rimane al suo fianco come vicedirettore. “Cos’è la sinistra – scrive e domanda Mineo nel suo breve editoriale di saluto – Perché le sue ragioni sembrano essersi nascoste come il sole durante un’eclissi? E questa crisi che viviamo, economica, politica, culturale, prepara una società nuova e migliore o al contrario è un segno di regresso, un tuffo reazionario all’indietro, alla disperata ricerca di certezze consolanti ma non più evidenti?” Come si vede, un programma di ricerca piuttosto impegnativo, per la realizzazione del quale va a lui, alla collega Ilaria e a tutta la redazione l’augurio sincero di nandocan.
***di Corradino Mineo, 8 gennaio 2015 – Incubo 2016, è il titolo di copertina con cui Left esce stasera. L’incubo si è manifestato plasticamente già ieri. “Francia e Libia, l’Isis fa paura”, dice la Stampa. A Parigi, nel primo anniversario della strage di Charlie Hebdo, un uomo si è legato al ventre una finta cintura esplosiva e con un coltello in mano ha gridato “Allah Akbar” in prossimità di un commissariato di polizia, in uno dei quartieri dove i terroristi avevano colpito. Lo hanno ucciso, naturalmente. Intanto in Libia venivano incendiati 7 pozzi di petrolio e sulla strada tra Tripoli e Misurata, un camion cisterna, guidato da un kamikaze, faceva strage di agenti di polizia. 74 morti. L’incubo prosegue con la guerra nello Yemen che non si è mai fermata e dove, secondo l’Iran, un raid dell’Arabia Saudita avrebbe distrutto la sua ambasciata.
Sic transit gloria mundi. Angela Merkel si era appena meritata la copertina di Time come donna dell’anno. Ma ora Gian Egidio Rusconi scrive sulla Stampa: “Merkel, l’anno più nero”. “La Germania è sconcertata e insicura come non mai, dopo quanto è successo la notte di San Silvestro”. Quella notte non solo le donne, che sono state circondate, molestate e aggredite da persone “di origine araba o nord africana”, ma anche la Germania tutta “ha subito un’offesa intima, inaspettata, immeritata, della cui natura non sa ancora capacitarsi”. Dov’era la polizia quella notte? E come è stato possibile che la notizia di un’aggressione di massa sia stata taciuta per giorni? E può una sindaca modello lasciarsi scappare che le donne dovrebbero tenersi lontane dal branco, quasi che le vittime dovessero sentirsi colpevoli? E la cancelliera che fa, sa solo indignarsi? Non è stata proprio lei – attacca la destra – ad aver aperto le porte di Germania a centinaia di migliaia di immigrati? Intanto la Slovacchia decide di fermare le frontiere ai musulmani. Polonia e Ungheria corrono verso il fascismo.
S’è rotto il capitalismo a guida comunista. “Altro taglio allo yuan – scrive Repubblica- e nuovo crollo in borsa”. Poi aggiunge “Il governo di Pechino indeciso a tutto”. Sul Corriere Lucrezia Reichlin è più ottimista, sostiene che “La zavorra dei mercati non è la Cina”. Semmai “il vero pericolo è che le tensioni (tra Arabia e Iran) sfocino in una vera e propria guerra in grado di coinvolgere Europa e Stati Uniti.” Insomma la Cina svaluterà ancora, la sua macchina produttiva rallenterà ancora, ma questo – pensa la Reichlin – potrebbe addirittura consolidare l’economia globale e dare occasioni di crescita a chi saprà coglierle. Il problema dell’economia – concordo- è in primo luogo politico, sta nel difficile trapasso tra la fase in cui una sola superpotenza dettava legge a un difficile assetto multipolare. Analisi interessante ma è pure vera un’altra cosa: “i 90 milioni di investitori che a Shangai giocano in borsa come al Casinò” – titolo della Stampa – si stanno mostrando un osso troppo duro persino per la spregiudicata e autoritaria leadership del partito comunista cinese.
Siamo a cavallo, titola il Manifesto. Il noi, beninteso, è sociativus ma chi si sente – o dice di sentirsi – a cavallo è, more solito, Matteo Renzi  il quale ha rilasciato il seguente tweet: “la disoccupazione continua a scendere, oggi all’11,35. É dimostrazione che #jobsact funziona. L’Italia che riparte, riparte dal lavoro. #lavoltabuona”. Vero, risponde Dario Di Vico sul Corriere, ma “il risultato di ieri si deve (molto) agli incentivi sulla defiscalizzazione decisi dal governo nella legge di Stabilità dello scorso anno ovvero a un investimento di circa due miliardi per il solo 2015”. Hanno funzionato questi incentivi? “Meno di quanto ci saremmo aspettati”, scrive Di Vico, ed è possibile che il rimbalzo dell’occupazione a novembre sia solo un anticipo delle assunzioni che sarebbero state perfezionate nel 2016”, quando gli incentivi diminuiranno perché “rinnovati solo parzialmente”. Inoltre lavorano più over 50 che giovani.

Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Il babbo, funzionario statale, voleva fare di me un magistrato ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario e lo stesso vale per il servizio che ho sempre reso ai colleghi negli organismi della categoria (ordine, sindacato). Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. E’ dal 1994 che aspetto l'”Ulivo“. Nel 2008 mi sono deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. E sono diventato nonno.

Rispondi

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo:
Vai alla barra degli strumenti