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Piero Arrighi, una bella persona che ci ha lasciato troppo presto

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Mi unisco anch’io al ricordo di un vecchio e bravo collega del Tg2, con un abbraccio affettuoso alla carissima Rita Mattei (nandocan)

***di , 1 gennaio 2015 – Cari amici di “Articolo 21”,
forse contravvengo a un suo desiderio di discrezione e di “pudicizia” di comportamento; spero che, ovunque si trova, mi voglia perdonare. Lui, Piero Arrighi, che l’altro giorno se ne è andato; e la sua compagna e moglie, la mia e nostra carissima Rita Mattei. Piero se ne  è “andato” come ha voluto: in punta di piedi; senza “disturbare” e farsi compatire, e sa il cielo se ne avrebbe avuto tutti i motivi, per il doloroso vero e proprio calvario che ha dovuto patire negli ultimi tempi. Ha fatto l’ultimo viaggio come desiderava, stretto ai suoi cari e con gli amici; ora che “riposa”, una qualche parola, un “grazie” voglio comunque cercare di dirlo.

Piero l’ho conosciuto tardi; già si era speso professionalmente, e tanto aveva dato, come cronista e come capo redattore all’agenzia “Italia”, e nei giornali a cui ha lavorato. Del suo scrupolo professionale, del suo impegno, del suo rigore, delle radicate opinioni che erano il suo patrimonio umano e culturale e che sapeva coniugare con l’impegno di “hombre vertical”, ne possono parlare i tanti che con lui hanno lavorato e vissuto; e molto meglio di quanto potrei fare io. Io posso aggiungere solo qualche ulteriore tassello, per confermare il suo essere persona straordinaria, come ben sa chi ha avuto la fortuna di conoscerlo.

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Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Il babbo, funzionario statale, voleva fare di me un magistrato ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario e lo stesso vale per il servizio che ho sempre reso ai colleghi negli organismi della categoria (ordine, sindacato). Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. E’ dal 1994 che aspetto l'”Ulivo“. Nel 2008 mi sono deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. E sono diventato nonno.

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