Todos somos italianos. I Tg di lunedì 21 dicembre

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Matteo Renzi “benedice l’Italicum” perché, con il premio di maggioranza e il ballottaggio previsti dalla sua nuova legge elettorale, il popolare Rajoy o il socialista Sanchez sarebbero andati tranquillamente al governo da soli pur rappresentando solo un quarto dell’elettorato. Se è per questo, anche Benito Mussolini e il Partito nazionale fascista avrebbero potuto risparmiarsi  la fatica, nell’ottobre del ’22, della marcia su Roma (nandocan).

***di Luca Baldazzi – L’incompiuta delle elezioni in Spagna, dove il Partito Popolare di Rajoy ha vinto senza ottenere però abbastanza seggi per poter governare, e che hanno sancito la fine di un bipartitismo durato 40 anni, è apertura per Tg3 e Tg5 e nei titoli per tutte le testate. Grande spazio alle dichiarazioni di Pablo Iglesias, leader del partito anti-casta Podemos, che ha promosso l’idea di un “compromesso storico” come necessaria transizione per dare vita ad una Spagna totalmente nuova. Com’era scontato alcune testate parlano di “elezioni all’italiana” (Studio Aperto, Tg3, ecc), riprendendo i commenti e le definizioni della stampa spagnola, e il Tg1 dedica un lungo servizio sulle analogie tra la Spagna di oggi e l’Italia del 2013 interpellando il politologo Eric Juliana e l’ex leader PD Pier Luigi Bersani. Tornando a Podemos, su Tg3 vere pillole di nostalgia per le immagini che inquadrano la festa del partito che scandisce “El pueblo unido jamàs sera’ vencido”. Diversa atmosfera per battute del premier Renzi che “benedice l’Italicum” affermando come la nuova (sua) legge elettorale eviterà simili situazioni di impasse (titolo per tutti eccetto Studio Aperto).

Gli appelli di Salvini, che richiama all’unità delle destre (a trazione leghista), e l’acuirsi della fronda verdiniana in Forza Italia ricevono titoli e servizi sui Tg Rai e La7, mentre per Mediaset le dichiarazioni del leader del carroccio compaiono fugacemente alla fine del servizio su Tg5 e della crisi di Forza Italia nemmeno si accenna.

L’intervento del Presidente della Repubblica Mattarella alla cerimonia degli auguri alle istituzioni, esplicito nella critica del sistema che gabba i risparmiatori, è in apertura su Tg1 e Tg2 e nei titoli per Tg3, Tg5 e Tg La7. Quest’ultimo si chiede come i risparmiatori avrebbero potuto tutelarsi, mentre Tg3 chiama in causa l’economista Giacomo Vaciago, che “assolve” Bankitalia e critica CONSOB.

Le parole di Papa Francesco che durante il discorso alla Curia ha chiesto perdono per gli scandali del Vaticano, compaiono solo nei titoli dei Tg Rai.

Gli attentati in Nigeria ad opera di tre baby kamikaze sono presenti unicamente nei servizi di Tg4, che vi dedica anche l’apertura. Sempre Tg4 stasera ci presenta il paradosso palermitano di una linea di tram allestita da quasi 5 anni, ma mai entrata in esercizio. Lo scandalo di una Messina per la terza volta in 3 mesi senz’acqua a causa della rottura della stessa conduttura compare invece esclusivamente nei servizi di Tg1 e Tg5.

Il tema del fine vita e dell’eutanasia riemerge grazie alla conferenza stampa dei radicali che si autodenunciano per l’assistenza data da Cappato ad una cittadina italiana malata terminale che ha deciso di morire in una clinica svizzera. Ampio spazio su Tg3 e TgLa7.

L’emergenza smog che imperversa da alcuni giorni in diverse città italiane, tra cui Torino e Roma, è ultimo titolo per il Tg1, alta per Tg5 e Tg4 ed in apertura per Studio Aperto, che da alcun giorni, coniugando l’inquinamento al clima, ci fa viaggiare per diverse città del nord Italia flagellate dalle polveri sottili anche a causa della mancanza di pioggia.

 

Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Il babbo, funzionario statale, voleva fare di me un magistrato ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario e lo stesso vale per il servizio che ho sempre reso ai colleghi negli organismi della categoria (ordine, sindacato). Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. E’ dal 1994 che aspetto l'”Ulivo“. Nel 2008 mi sono deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. E sono diventato nonno.

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