“Illuminare le periferie del mondo”, presentato oggi in Fnsi il nuovo sito del progetto 

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Da “articolo21”, 18 dicembre 2015 – È stato presentato oggi il sito “Illuminare le periferie” , una rete delle reti che raggruppa oltre 30 Associazioni, gruppi  e movimenti, dalle Chiese evangeliche all’Unione stampa cattolica, da Medici Senza Frontiere a Italians for Darfur, dalla Fnsi al Comitato 3 Ottobre, da Articolo21 all’Usigrai passando per la Tavola della pace e molti altri.

“Il nome del sito nasce dalla volontà di dare luce e voce alle storie spesso oscurate dall’informazione mainstream – spiega la neo portavoce di Articolo21, Elisa Marincola –  per condividere le campagne proposte dai diversi soggetti aderenti, riflettere sui nuovi modelli di società e di comunicazione rilanciando il lavoro di chi opera sul campo per aiutare e sostenere i dimenticati, chi viene indicato ed individuato come la fonte di nostre paure, disagi, usato come capro espiatorio di una crisi economica e sociale che ha ben altre radici”.

“La nostra campagna #nohatespeech – racconta Domenica Canchano, direttore del sito Carta di Roma – che oggi trova una cassa di risonanza nella rete Illuminare le periferie, è nata per denunciare una informazione che non ha nulla a che vedere con la libertà di espressione ma serve solo ad amplificare l’odio verso il diverso, interrompendo quella  costruzione del dialogo necessaria a comprendere un mondo che cambia ogni giorno”.

Ed è proprio una cattiva informazione che dà adito ad una visione distorta della realtà . “L’Italia è la periferia dei flussi migratori – denuncia Marco Bertotto di Medici Senza Frontiere – eppure viene raccontata come terra che vive l’emergenza continua”.

Anche da qui nasce l’impegno del servizio pubblico come ha sottolineato il segretario dell’Usigrai, Vittorio Di Trapani: “Dobbiamo lavorare affinché la Rai abbia l’obiettivo di illuminare le periferie, anche dell’informazione”.

“Un’informazione che chiude gli occhi su realtà di guerra in Paesi considerati amici e che attendono il via libera per essere ammessi nell’Unione europea  – sottolinea il giornalista curdo, Garip Siyabend – Drammi che vengono denunciati da quei pochi giornalisti che mettono a rischio anche la propria vita per raccontare le violazioni dei diritti più elementari”.

Lo hanno fatto Stefania Battistini e Ivan Grozny, vincitori del premio Articolo 21, che nel loro reportage dal Kurdistan turco mostrano le popolazioni stremate dal coprifuoco che dura per giorni e giorni, bambini che terrorizzati si rifugiano dietro le barricate.

Le storie e le denunce raccontate, da testimonial e video, si sono susseguite per tutta la durata della presentazione del sito www.illuminareleperiferie.it  e tante altre verranno seguite e troveranno la propria luce sia sul sito sia sui profili facebook e twitter della rete.  Nei prossimi giorni partirà la campagna in difesa dei giornalisti minacciati.

“Facciamo nostra la proposta di Paolo Borrometi, il collega sotto scorta per aver denunciato azioni mafiose a Scicli nel ragusano – rilancia Beppe Giulietti, neo presidente della Fnsi – di firmare collettivamente  le inchieste più scottanti. Una forma di sostegno ed impegno concreto”.

Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Il babbo, funzionario statale, voleva fare di me un magistrato ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario e lo stesso vale per il servizio che ho sempre reso ai colleghi negli organismi della categoria (ordine, sindacato). Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. E’ dal 1994 che aspetto l'”Ulivo“. Nel 2008 mi sono deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. E sono diventato nonno.

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