Guardie e ladri. I Tg di giovedì 17 dicembre

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 Coletta non lo dice (e fa bene a non dirlo). Ma a me, che non sono un osservatore imparziale di telegiornali, pare che la differenziazione da lui segnalata dei tg mediaset circa la “chiusura” ai presunti diversi e sulla promozione dei valori identitari risponda perfettamente all’esigenza del Berlusconi  politico e imprenditore televisivo di mostrarsi attento al giudizio dei suoi elettori più moderati e filorenziani (Tg5) senza trascurare i mangia-migranti della Lega di Salvini (Tg4 e, con qualche accentuazione anarcoide, Studio aperto). Se  questi ultimi dimostrano  anche scarsa sensibilità per una lista di proscrizione di personalità ebraiche, “diversi” per eccellenza, non mi pare affatto sorprendente. L’assenza nei tre tg delle tensioni nel centrodestra conferma la sua (vana) preoccupazione di tenerlo  unito. Quanto alla domanda (retorica e non ingenua) di Mentana sull’assenza ai funerali di Gelli dei suoi vecchi “compagni di loggia”, a cominciare dai più potenti, è fin  troppo facile rispondere che quella familiarità è sempre stata legata alla sua segretezza(nandocan).

***di Lorenzo Coletta – Dopo tante giornate dedicate alla minaccia interna rappresentata delle comunità islamiche “estremiste”, segnaliamo come, forse per variare un po’ il menù, le testate Mediaset siano tornate ad inquadrare le “malefatte” perpetrate dai rom (titoli per Tg4 e Studio Aperto). Il “fatto del giorno”, ossia l’arresto di due poliziotti che garantivano l’operato criminale di una famiglia di nomadi all’interno della stazione di Milano Centrale in cambio della metà dei proventi dei furti, permette a Tg4 di imbastire l’ennesima copertura dai toni ben noti; su Studio Aperto, invece, si segnala come questa volta i più “cattivi” siano stati proprio i poliziotti, pronti a minacciare di togliere i figli alle donne della banda per costringerle ad operare fraudolentemente. Per il Tg1 la vicenda vede la strana alleanza tra guardie e ladri.

A nostro avviso, questo “cortocircuito” che impone ad alcune testate di identificare comunque dei nemici nei presunti “diversi”, appalesa la presenza in parte della nostra comunicazione di una frangia che esprime esigenze di “chiusura” senza se è senza ma, sia che si tratti di immigrati, di mussulmani, a promozione di presunti valori identitari. Non a caso sempre Tg4 fa seguire ai servizi sui “crimini dei Rom” la celebrazione dei cartelli all’entrata del paese di Pontoglio nel bresciano, che invitano i forestieri contrari alle loro tradizioni cattoliche ad andarsene (piccolo episodio ripreso e criticato dal Tg1). Un’esigenza di chiusura che, nel panorama di Cologno Monzese, pare da qualche tempo dividere e differenziare le testate sorelle, risultando prerogativa di una sola.

Restando in tema di guardie e ladri, il ricorso al Capo dell’agenzia per l’Anticorruzione Cantone (anche) per l’arbitrato per gli eventuali risarcimenti ai correntisti delle quattro banche saltate, occupa l’apertura di Tg1, Tg3, Tg4 e Tg5. Per Mentana si tratta del “consueto” asso messo sul tavolo dal premier. Cambiando argomento Renzi, intervistato dal Tg5 dell’ora di pranzo, critica le contraddizioni europee sul tema profughi parlando da Bruxelles nell’ambito del vertice UE sull’immigrazione: ripreso in serata da tutte le testate (apertura per Tg2 e Tg La7).

Il day after dell’accordo Pd-M5S che ha permesso l’elezione dei tre giudici costituzionali compare su tutte le testate, con quelle Mediaset che rilanciano le forti critiche del centrodestra, che lamenta una sua “mancanza di rappresentanza” all’interno della Consulta. Se i Tg Rai scandagliano con un’intervista a Di Maio le possibilità di altre alleanze tra gli M5S ed il governo, sono TgLa7 e Tg2 a mettere il “dito nella piaga” parlando di un centrodestra dilaniato e pronto, forse, a spaccarsi sulla linea dura di Brunetta; tensioni che, sui Tg Mediaset, ovviamente non filtrano.

La notizia della pubblicazione di una “lista di proscrizione” di personalità ebraiche italiane comparsa su di un sito islamico estremista “Radio Islam”, gode sui Tg Rai e Tg5 della dovuta attenzione mentre, sorprendentemente, non figura nelle scalette delle testate minori Mediaset.

L’accordo raggiunto tra i parlamenti di Tobruk e Tripoli (Titolo per Tg2, Tg5 e Tg La7, approfondimento critico del Tg3) ipotizza finalmente per la Libia, dilaniata dalla guerra intestina e dalle scorribande dell’Isis, un governo unitario con cui opporsi all’avanzata del Califfato. Dovrebbe  essere la notizia del giorno, cui si accompagna l’esplicito plauso del Presidente Mattarella,ma lo spazio degli esteri è conteso dallo “show” di Putin (Tg5), che durante la conferenza stampa di fine anno si è esibito in una “prova di muscoli” (Tg La7) che secondo Tg3 ha più il sapore di propaganda interna che di monito a Erdogan.

Tg La7 si chiede esplicitamente come mai davanti alla chiesa poco affollata che ha ospitato i funerali di Licio Gelli, fossero assenti i vecchi “compagni di loggia” e i tanti potenti che hanno fatto il brutto e il pessimo tempo nella seconda metà del “900 (servizi anche per Tg3 e Tg1).

Chiudiamo su tre notizie ugualmente presenti su tutti i Tg: l’esonero del superpagato allenatore Mourinho, il 79esimo compleanno di Papa Bergoglio e il collegamento dall’ospedale di Modena dove è ricoverato per un serio problema cardiaco Vittorio Sgarbi (nei titoli per i Mediaset): auguri di pronta guarigione.

 

Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Il babbo, funzionario statale, voleva fare di me un magistrato ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario e lo stesso vale per il servizio che ho sempre reso ai colleghi negli organismi della categoria (ordine, sindacato). Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. E’ dal 1994 che aspetto l'”Ulivo“. Nel 2008 mi sono deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. E sono diventato nonno.

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