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Giulietti succede a Della Volpe. Una Fnsi più forte?

Roidi vittorio***da Vittorio Roidi, 17 dicembre 2015 – Giuseppe Giulietti è il nuovo Presidente della Federazione della stampa. Basterà per ridare forza al sindacato dei giornalisti? Dopo aver trascorso già alcuni anni nel sindacato dei giornalisti Rai, Giulietti aveva scelto la strada della politica. Ora, conclusa l’esperienza in Parlamento, è stato chiamato a gran voce alla testa della Fnsi. Riuscirà a ridare fiato alla rappresentanza dei giornalisti?

L’elezione è avvenuta nel salone della Fnsi, intitolato a Walter Tobagi, a Roma. Giulietti ha ottenuto al primo scrutinio 78 voti (20 schede bianche, 2 Tallia, 2 Butturini). La maggioranza necessaria era di 72 preferenze. Succede nella carica a Santo Della Volpe – eletto all’ultimo congresso di Chianciano e morto dopo pochi mesi – l’inviato del Tgr3, con il quale aveva fondato l’associazione Articolo 21.

La maggioranza del sindacato, guidato da Raffaele Lorusso, aveva chiesto a Giulietti di candidarsi. Ma erano nate obiezioni e polemiche che avevano indotto il giornalista – che recentemente, lasciato il Parlamento, aveva ripreso il suo posto alla redazione Rai di Venezia – a tirarsi indietro. Qualcuno aveva detto: Giulietti è un rappresentante del tempo passato, meglio guardare al futuro e rimarcare più nettamente la distanza dalla politica. L’elezione era stata così rinviata.

Ieri, davanti al Consiglio, pur ascoltando alcune riserve emerse in alcuni settori del Consiglio nazionale, Giulietti ha detto: “Ho accolto l’appello di amici e colleghi a candidarmi a presidente della Federazione della stampa con l’idea di mettermi a disposizione di una squadra che punti a rinnovare il sindacato dei giornalisti. Bisogna ora che questa squadra concentri le energie sulle battaglie comuni, quelle che uniscono la categoria. Penso alla resistenza ai tentativi di imporre per legge il bavaglio alla stampa, all’impegno per una corretta riforma delle norme sulla diffamazione e per superare la disastrosa legge Gasparri sul sistema radiotelevisivo italiano, al bisogno di illuminare le periferie del mondo dove operano colleghe e colleghi che né il sindacato né l’opinione pubblica possono lasciare soli”.

Infine Giulietti – che ha 62 anni ed era entrato in Rai nel 1979 attraverso un concorso pubblico – ha voluto ricordare Santo Della Volpe “amico di una vita e compagno di tante battaglie per una informazione libera, autorevole e trasparente” ed ha indicato la strada da voler intraprendere per assolvere al meglio il suo nuovo ruolo, parlando del futuro del sindacato e della categoria partendo dalle radici della Federazione della stampa e del giornalismo.

Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Il babbo, funzionario statale, voleva fare di me un magistrato ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario e lo stesso vale per il servizio che ho sempre reso ai colleghi negli organismi della categoria (ordine, sindacato). Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. E’ dal 1994 che aspetto l'”Ulivo“. Nel 2008 mi sono deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. E sono diventato nonno.

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