“Liberiamo cronisti e lettori da oscuramenti e bavagli”. Giulietti risponde agli appelli per la presidenza della Fnsi

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Pubblico con piacere la risposta positiva  di Beppe ai tanti, me compreso, che hanno sollecitato la sua candidatura alla Presidenza della FNSI, augurandomi che il suo impegnativo programma possa raccogliere il più vasto consenso possibile, se non l’unanimità, del consiglio nazionale della FNSI (nandocan).

***di , 15 dicembre 2015 – Grazie a quanti hanno voluto firmare gli appelli per sollecitarmi ad assumere la presidenza della Fnsi, anche perché tra loro ci sono anche donne e uomini che, pur non essendo giornalisti, hanno sempre partecipato alle comuni battaglie per liberare la società da ogni forma di oscuramento, di integralismo, di pensiero unico, omologato ed omologante. Interpreto le loro parole come un affettuoso riconoscimento rivolto non solo alla mia persona, ma, anche soprattutto, ad una squadra che ha scelto di stare, sempre e comunque, dalla parte dell’articolo 21 della Costituzione.

Questi valori sono stati difesi anche da donne e uomini che, dentro la Fnsi, nelle associazioni regionali, nei Comitati di redazione, hanno animato iniziative contro i bavagli, le censure, le querele temerarie, le violazioni dei diritti sindacali e contrattuali, a partire da quelli che ne hanno pochi o nulla. Questi, per altro, sono stati i valori che hanno segnato la vita e la presidenza di Santo Della Volpe, amico e compagno di tante battaglie.

Quello che mi ha fatto ancor più piacere è che questi appelli siano stati promossi e firmati  da persone che hanno ispirazioni politiche, culturali, religiose, sindacali, diverse, distinte e spesso distanti. Basti pensare alla eterogeneità delle firme raccolte a Roma da un comitato che ha fatto della lotta contro i bavagli la sua ragion d’essere, o addirittura alla presa di posizione di “Senza Bavaglio” che, peraltro, rappresenta uno dei gruppi dell’opposizione sindacale.
Questa diversità dovrebbe essere assunta da tutti noi come un valore e non come un fastidio, perché la  circolazione delle opinioni e delle idee, anche delle più urticanti, è il presupposto di una libera informazione.

Dal momento che condivido l’ispirazione ideale e le proposte racchiuse nei diversi appelli,non posso che confermare la mia disponibilità ad assumere il ruolo di Presidente della Fnsi. Continuo inoltre a pensare che al Presidente non spetti la gestione politica e contrattuale, bensì il ruolo di garantire il rispetto dei deliberati congressuali, delle delibere e degli atti votati dai consigli nazionali; senza dimenticare  i diritti delle minoranze, senza le quali ci sarebbero omologazione ed unanimismo, incompatibili con la dialettica delle idee, soprattutto in un sindacato che ha la giusta ambizione di rappresentare in modo unitario tutti i giornalisti, anche i troppi che attendono un pieno riconoscimento dei loro diritti.
Questo significa anche integrale rispetto dei ruolo, leale e piena collaborazione con il segretario Raffaele Lorusso e con tutti gli organismi liberamente eletti dai giornalisti, a livello centrale e regionale. Questo impegno, ovviamente, ha bisogno dell’apporto di tutti, a cominciare dalle associazioni regionali sulle quali si fonda quel patto che ha consentito la rinascita del sindacato dopo il buio della dittatura.

Nel solco della tradizione di questi decenni, sarebbe utile che il Presidente, chiunque sarà, voglia animare una continua discussione ed azione sui temi della libertà, e non solo in Italia, liberando cronisti e lettori da oscuramenti e bavagli che ci hanno fatto precipitare verso il basso in tutte le graduatorie internazionali sulla libertà dei media.
Allo stesso modo bisognerà far vivere l’impegno accanto ai giornalisti e alle redazioni minacciate da mafie, camorre, malaffare. Una battaglia politica o sindacale si può perdere, ma la rinuncia alla combattività e all’impegno quotidiano non possono trovare giustificazione alcuna.

Questi impegni non appartengono solo alla mia biografia, ma anche  a quella di altre donne e uomini che, più di me, hanno partecipato agli impegni professionali e sindacali di questi anni. Per questo ho invitato i tanti che hanno proposto la mia presidenza – molti dei quali non si riconoscono neppure nelle mie posizioni politiche e sindacali – a valutare tutte le candidature possibili, a cominciare da quelle che, legittimamente, sono state presentate da altri dirigenti sindacali.

Dal momento che non ho mai sollecitato la candidatura, non posso neppure ritirarla, posso solo confermare la mia disponibilità e prendere atto della novità rappresentata da questi appelli e dalla mozione unanime votata dal congresso dell’Usigrai e dal pronunciamento inequivocabile di tanti dirigenti del sindacato dei giornalisti, a livello nazionale e regionale.
Le risposte arrivate vanno esattamente nella direzione che avevo sollecitato, perché hanno anteposto il progetto comune al consueto rodeo tra candidati, componenti e sub componenti.

Naturalmente il voto finale, come è giusto e doveroso nelle forme della democrazia rappresentativa, spetta solo e soltanto al Consiglio Nazionale, che dovrà scegliere ed indicare il nome del nuovo Presidente.

Dal momento che a questo principio ho ispirato tutta la mia vita politica e sindacale, la loro decisione sarà vincolante anche per me. Se il Presidente sarà un altro o un’altra, sarà comunque il mio Presidente, perché di sicuro avrà a cuore gli stessi valori e perché voglio  bene a questo sindacato, a prescindere dalla cronaca di una votazione di un giorno, di qualche settimana.
Nessuno riuscirà a farmi uscire da una casa che frequento da qualche decennio e che dovrebbe starci a cuore sempre, a prescindere dalle maggioranze di turno, dalle componenti del momento e dalle nostre, più o meno legittime, ambizioni personali.

Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Il babbo, funzionario statale, voleva fare di me un magistrato ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario e lo stesso vale per il servizio che ho sempre reso ai colleghi negli organismi della categoria (ordine, sindacato). Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. E’ dal 1994 che aspetto l'”Ulivo“. Nel 2008 mi sono deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. E sono diventato nonno.

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