La Polonia di Radio Maryja. La Crociata per la Patria. Il rosario e l’esorcista

Che democrazia può resistere nella Polonia autoritaria e fideista che demonizza letteralmente gli avversari? Certo non è il futuro che sognavamo al tempo di Solidarnosc.  Accade a Varsavia domenica pomeriggio. Davanti alla sede del quotidiano Gazeta Wyborcz, testata simbolo della democrazia in Polonia, migliaia di  patrioti in preghiera, sostenitori  dell’ex premier Lech Kaczyński e devoti ascoltatori di Radio Maryja, sostano dietro uno striscione che proclama la ‘Crociata del rosario per la Patria’. E il prete esorcista compie il rito per scacciare il demone Demokracja. (nandocan)

Remondino Ennio***di Ennio Remondino, 14 dicembre 2015 – È accaduto a Varsavia domenica pomeriggio. Uno striscione su cui veniva proclamata la ‘Crociata del rosario per la Patria’ dietro cui si muovevano alcune centinaia di giovani patrioti oranti. I quali, alle preci univano anche altri slogan di fede. Le parole d’ordine dell’ultra nazionalista e un po’ fascista partito Diritto e giustizia che ha vinto le legislative a ottobre.

Il partito della neo premier Beata Szydło e del suo nuovo governo xenofobo, reazionario, fideista e antieuropeista, espresso dall’ala più reazionaria della potente chiesa cattolica. Radio Maryja per intenderci, e l’inossidabile Lech Kaczyński, ex premier e primo forcaiolo nazionale in carica.

Alla testa della Crociata del rosario, un prete: tutti assieme a marciare verso la sede del quotidiano Gazeta Wyborcz che per loro -gli oranti crociati- aveva qualche grosso peccato da espiare. Infatti, arrivati davanti alla redazione del giornale fondato da Adam Michnik -la testa pensante dei dissidenti polacchi e simbolo della vittoria della democrazia in Polonia- il prete ha messo in atto un esorcismo. Esatto: un esorcismo, le preghiere e quantità di acqua benedetta per scacciare il demone.

Questo perché agli occhi dei manifestanti Gazeta Wyborcz è chiaramente posseduta del demonio in quanto parte del centro laico e filoeuropeo. Solo un gesto folcloristico, l’azione di un gruppo di fanatici, si chiede anche Bernard Guetta su Internazionale. Ma il problema, lo scopri dopo, è che i nazionalisti al potere hanno chiesto di annullare gli abbonamenti a Gazeta Wyborcz sottoscritti dai ministri e dalle amministrazioni e di vietare alle istituzioni qualsiasi inserzione pubblicitaria sulle pagine del quotidiano nonostante gran parte del capitale di Gazeta Wyborcz, società quotata in borsa, sia di proprietà di imprese controllate dallo stato.

Jarek Kurski, direttore del quotidiano, ha confessato a Guetta che il giornale, molto conosciuto anche all’estero, è finito nel mirino del governo e deve lottare per difendere la libertà di stampa. In Polonia la libertà dei giornalisti è seriamente minacciata, e con essa la libertà in generale perché secondo il Pis, il partito di ‘Diritto e giustizia’ di Lech Kaczyński, tutti quelli che non sono dalla sua parte sono suoi nemici e di conseguenza traditori della patria.

Il governo è attualmente in guerra con la corte costituzionale, accusata di essere ‘politicizzata’, e rifiuta di riconoscere la validità delle nomine autorizzate dal precedente esecutivo centrista. Il nuovo governo ha nominato nuovi elementi di sua piena fiducia, come sarebbe suo diritto se ciò avvenisse nei modi e nei tempi previsti dalla legge. La corte costituzionale è paralizzata, mentre il Pis controlla tutto, anche la presidenza del parlamento.

In Polonia non esiste alcun contropotere e il governo si prepara ad adottare una nuova legge sugli audiovisivi per nazionalizzare il settore e imporre una serie di purghe. A destra, a sinistra e nel centro la preoccupazione è tale che sabato 50mila persone erano scese in strada a Varsavia per difendere la democrazia. Il giorno dopo il Pis ha radunato 30mila persone nelle strade della capitale contemporaneamente alla seduta di esorcismo davanti alla sede di Gazeta Wyborcz. In che buco nero stanno sprofondando la Polonia?

Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Il babbo, funzionario statale, voleva fare di me un magistrato ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario e lo stesso vale per il servizio che ho sempre reso ai colleghi negli organismi della categoria (ordine, sindacato). Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. E’ dal 1994 che aspetto l'”Ulivo“. Nel 2008 mi sono deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. E sono diventato nonno.

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