Tanto peggio,tanto meglio. I Tg di venerdì 11 novembre

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“Immancabile”, “ineluttabile”, capita spesso di imbattersi sull’osservatorio tg in questi aggettivi, con riferimento a “servizi” (nel senso letterale del termine) agli “editori di riferimento”. Oggi per la “leopoldeide” , giorni fa per la rituale presentazione dei libri di Vespa e così via. L’uso della parola è probabilmente ironico, ma qualche volta non sarebbe male parlare chiaro e adottare per tutte le “marchette” (anche servizi e  collegamenti  per la Leopolda lo diventano se ricevono un trattamento di favore per motivi non strettamente professionali) la stessa severa franchezza che viene giustamente applicata nei confronti del tg 4 (nandocan).

***di Alberto BaldazziL’apertura di Tg4 dedicata al nuovo video dello Stato Islamico che annuncia l’inizio della conquista di Roma, per una ventina di secondi ci ha seriamente preoccupato, per gli stessi secondi che sono stati dedicati dal tg di Mario Giordano a commentare un prodotto anche tecnologicamente alquanto scialbo che, non a caso, non compare negli altri Tg se non per una millimetrica citazione da parte di Tg1; l’attenzione delle altre testate si posa sull’avanzata (o meglio la ritirata) delle forze dello stato islamico dalla Siria verso regioni costiere libiche, nelle stesse giornate in cui nel frattempo quell’area sembra andare incontro ad un processo di pacificazione.

Urge qui una considerazione generale: è evidente che alcuni settori dell’informazione, in particolare nella tv, “godono” nell’atterrire il proprio pubblico. E’ sempre più il caso del Tg di Rete 4 che, evidentemente, risponde ad una linea politica con una linea editoriale assolutamente coincidente. Noi dell’Osservatorio nello scorso aprile avevano ipotizzato una “lottizzazione” all’interno di Mediaset con la concessione di una rete alle istanze della destra più estrema. Siamo sempre più convinti che “l’editore di riferimento” di Rete 4 sia oramai diventato Matteo Salvini, per il quale vale il vecchio adagio “tanto peggio! tanto meglio”. A conferma di ciò va segnalato l’atteggiamento in genere più “morigerato” di Tg5 ed anche dello stesso Studio Aperto.
Per tutte le altre testate aperture fotocopia sulla vicenda salvabanche e risparmiatori e investitori gabbati. Trasuda da tutti i Tg la solidarietà con chi ha perso i propri risparmi, ma non si può dire che nel complesso si aiuti a fare chiarezza sulle responsabilità. Ci prova un poco il Tg1, mentre TgLa7 coglie fin dai titoli “la politica” che “cavalca il caso”. Berlusconi, ripreso da tutti, ci informa che il governo è abusivo e che i risparmiatori vanno tutti salvaguardati. L’intervento di Renzi sulla necessità della organica riforma del credito e l’attesa per quanto di lì a poco comunicherà Padoan, stretto tra i vincoli europei e gli equilibri del Tesoro da una parte, dalla disperazione di chi è stato frodato dall’altra. Mediaset per i commenti ricorre alla famiglia Doris (padre su Tg5 e figlio su Studio Aperto e Tg4); alla guida di Mediolanum – la banca con Berlusconi socio rilevantissimo – i 2 banchieri intervengono proferendo parole un po’ scontate, ma comunque sagge.
I buoni dati su occupazione e produzione industriale sono appannaggio dei Tg Rai e di Tg5, mentre le testate minori Mediaset la vedono e la dipingono nera.
La Francia vota per i ballottaggi tra poche ore, e dopo l’orgia di informazione sull’exploit del Fronte Nazionale (che a nostro giudizio e’ stata, come tutte le orge, eccessiva) dalle maggiori testate si “scopre” che le 2 Le Pen sarebbero destinate alla sconfitta per la confluenza “repubblicana” degli elettori socialisti verso i candidati di Sarkozy. Valls paventa il rischio di guerra civile e, ci scommettiamo,  ancora una volta l’ingombrante presenza della destra estrema sarà in qualche modo attutita.
Per la politica interna, oltre al già curato intervento di Berlusconi, stasera vanno in onda le prime avvisaglie della ineluttabile “leopoldeide” che ci accompagnerà per tutto il weekend.
L’attesa per la sentenza della Cassazione per il processo di Garlasco è presente su tutti, ma vero e proprio core business per Tg4. L’ex braccio destro di Bersani, Filippo Penati, assolto dopo 4 anni di inchieste e udienze processuali, è a lungo ospitato da Tg5 con il suo sfogo anche contro il Pd che lo avrebbe abbandonato gufandogli contro mentre era sotto accusa.
Chiudiamo con 2 segnalazioni che ci hanno fatto piacere: il grande spazio dato da TgLa7 alle alle nuove rivelazioni sul caso Cucchi (presenti anche in un servizio del Tg1 e da studio per Tg5), e la notizia di giornata ripresa da Tg1 dell’aumento in legge di stabilità delle imposte sul gioco d’azzardo, con limitazione della pubblicità per le reti televisive generaliste. Finalmente qualcosina si muove.

Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Il babbo, funzionario statale, voleva fare di me un magistrato ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario e lo stesso vale per il servizio che ho sempre reso ai colleghi negli organismi della categoria (ordine, sindacato). Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. E’ dal 1994 che aspetto l'”Ulivo“. Nel 2008 mi sono deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. E sono diventato nonno.

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