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Risparmiatori ed investitori. I Tg di giovedì 10 dicembre

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Chi ha letto stamani sulla  repubblica i dati e le cifre che emergono dall’inchiesta di Alberto Statera ( “Tra panfili e sultani il pozzo nero dell’Etruria”),ha potuto farsi un’idea delle dimensioni reali o probabili dello scandalo, ben oltre l’accenno fugace al coinvolgimento del padre del ministro Boschi o il quadro riduttivo degli errori di gestione offerto nei telegiornali. Con responsabilità che si allargano al fratello della Boschi, Emanuele, che in banca curava il settore dei fidi “in sofferenza”, e ad altri nomi di tutto rilievo in campo industriale, politico e finanziario. Chissà se “Report” avrà mai la voglia e il permesso di occuparsene.  (nandocan)

*** di Lorenzo Coletta – Le avvisaglie comparivano già ieri tra le aperture di Tg4 e Tg La7: le contestazioni al decreto “Salvabanche”, oggi arricchite dalle reprimende di Bruxelles contro una Bankitalia colpevole di non aver sufficientemente vigilato, occupano stasera le aperture di tutte le testate. Grandissimo spazio ottengono le testimonianze dei parenti del pensionato suicida di Civitavecchia, morte per la quale la Procura indaga per “istigazione al suicidio”, in relazione ad una lettera che aveva collegato il gesto all’“umiliazione per il raggiro delle banche”. Per Tg4 Luigino d’Angelo è stato letteralmente “ucciso” dalle banche, “ladre di fiducia e dignità”. I fronti aperti sono molti (Bankitalia vs BCE, BCE Bankitalia, Governo vs opposizioni, Salvini contro tutti), e si rischia di fare confusione. Accade così che in diversi servizi spesso gli “investimenti” vengano confusi con i “risparmi”, mentre su alcune testate a dominare sono le reazioni “di pancia”. Non mancano tuttavia buoni servizi, come quelli di Tg3, Tg La7 ed anche Tg4. L’intervento del premier Renzi che, favorevole all’apertura di una commissione d’inchiesta e a misure correttive nelle regole europee, invita tutti a evitare strumentalizzazioni, è presente in tutte le coperture.
Gli scontri con l’Europa si manifestano anche su altri fronti: la procedura d’infrazione aperta contro l’Italia (assieme a Grecia e Croazia) per non aver messo in atto adeguate misure d’identificazione dei rifugiati occupa titoli e servizi per tutti. Stasera le testate ci presentano coperture analoghe a quelle di ieri, descrivendo del paradosso di un Paese, il nostro, oggi rimproverato per la sua accoglienza di manica larga, ma che fino all’estate scorsa si era sobbarcato da solo gli oneri e i rischi dell’ospitalità. Alcune testate colgono l’occasione per ripetere i dati Eurostat sui flussi dei migranti e menzionare la nuova tragedia nel mare Egeo.
I dati Istat positivi sul lavoro e le assunzioni figurano sui Tg delle 20, mentre i numeri sull’aumento dei senzatetto in Italia compaiono unicamente sulle testate Mediaset. Da segnalare la copertura di Tg4 che, come da suo core business, riprende alcuni senzatetto italiani che lamentano come i posti nei centri di ricovero siano occupati dai senzatetto stranieri.
Il processo sul “sistema Sesto” che vedeva l’ex capo della segreteria PD Penati imputato per corruzione – vicenda che aveva, di fatto, quattro anni fa screditato la dirigenza del partito guidato da Bersani – è terminato oggi con l’assoluzione per tutti gli imputati. Titoli solo per i Tg Rai, ed intervista sul Tg1 e su Tg La7 allo stesso Penati; servizi per tutti, brevi da studio per Tg4 e Studio Aperto.
I 28 arresti in provincia di Caserta per associazione camorristica nella nuova inchiesta contro il clan dei Casalesi figurano nei titoli solo del Tg3. Al sequestro dell’ipermercato Jambo di Trentola Ducenta e alla fuga del sindaco Griffo vengono comunque dedicati servizi dai Tg Rai e Tg5.
Il provvedimento della Regione Lombardia che vieta l’ingresso nelle strutture pubbliche a volto coperto viene colta dal Tg4 come una “dichiarazione di guerra al burqa”, una linea di lettura ripresa anche da Studio Aperto, mentre I Tg delle 20 sottolineano come nell’ordinanza, in realtà, del velo non vi sia alcuna esplicita menzione.
Anche stasera di clima si parla poco, ma comunque un po’ più di ieri: servizio a fine edizione per Tg1 e Tg2 che menziona come la Conferenza di Parigi potrebbe protrarsi oltre la giornata di venerdì, segnale questo del momento difficile, visti i parziali successi e i fallimenti che si sono succeduti in un incontro comunque fondamentale per il futuro del nostro pianeta.

Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Il babbo, funzionario statale, voleva fare di me un magistrato ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario e lo stesso vale per il servizio che ho sempre reso ai colleghi negli organismi della categoria (ordine, sindacato). Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. E’ dal 1994 che aspetto l'”Ulivo“. Nel 2008 mi sono deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. E sono diventato nonno.

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