Appello per Giuseppe Giulietti, “presidente Fnsi”. Decine di firme tra cui Saviano, Don Ciotti, Arbore, De Bortoli, Bice Biagi…

Giuseppe-GiuliettiGiornalisti, artisti, esponenti di organizzazioni sociali e culturali. In tanti hanno voluto promuovere e sottoscrivere un appello per chiedere a Giuseppe Giulietti la disponibilità a ricoprire il ruolo di Presidente della Federazione Nazionale della Stampa dopo la scomparsa di Santo Della Volpe. Da Roberto Saviano a Don Ciotti, da Renzo Arbore a Neri Marcorè, da Bice Biagi a Ferruccio De Bortoli.

IL TESTO DELL’APPELLO E DI SEGUITO L’ELENCO DEI FIRMATARI:
Cinquecento. Ventuno. Settantatre. Non sono numeri da giocare al lotto ma alcune cifre che fotografano oggi lo stato di salute dell’informazione in Italia.
500 è il numero dei giornalisti minacciati e intimiditi solo nel 2015.
21 sono gli anni che attendiamo una legge sul conflitto di interessi.
73 è l’indecorosa posizione del nostro Paese nella classifica mondiale della libertà di stampa.
L’articolo 21 della nostra Costituzione in questi anni, nelle sue varie declinazioni è stato più volte negato, violato, aggirato, sconfessato e spesso nell’indifferenza generale.

Una sensibilità che non è mai venuta meno in Giuseppe Giulietti, giornalista Rai e portavoce di Articolo21 e che abbiamo trovato sempre al nostro fianco nel difendere la libertà di espressione (dalla tv alla radio, dai giornali al web, dal cinema al teatro) da soprusi ed angherie, nel combattere la precarietà, nel contrastare i bavagli vecchi e nuovi, nell’illuminare le periferie dimenticate del mondo e dare voci alle tante realtà associative – per la pace, la legalità, i diritti umani individuali e collettivi in Italia e nel mondo… – ignorate dalla gran parte dei media.

Per questa ragione riteniamo che Giulietti vada indiscutibilmente indicato come nuovo Presidente della Federazione della Stampa Italiana. Esperienza, competenza, pensiero libero e critico e passione civile fanno di lui il candidato più adatto a ricoprire questo ruolo.

Elenco dei firmatari (in ordine alfabetico)
Domenico AFFINITO
Federica ANGELI
Renzo ARBORE
Piero BADALONI
Guido BARBERA
Guido BARLOZZETTI
Giuliano BERRETTA
Laura BERTI
Enrico BERTOLINO
Mauro BESCHI
Bice BIAGI
Attilio BOLZONI
Sandra BONSANTI
Paolo BORROMETI
Fernando CANCEDDA
Arnaldo CAPEZZUTO
Valerio CATALDI
Francesco CAVALLI
Chiara CAZZANIGA
Giovanni CELSI
Daniele CERRATO
Don Luigi CIOTTI
Lisa CLARK
Stefano CORRADINO
Marco CURATOLO
Ferruccio DE BORTOLI
Antonio DI BELLA
Arturo DI CORINTO
Graziella DI MAMBRO
Vittorio DI TRAPANI
Vittorio EMILIANI
Antonello FALOMI
Luigi FERRAJOLI
Gianni FERRARA
Andrea FERRARI
Padre Enzo FORTUNATO
Lorenzo FRIGERIO
Tommaso FULFARO
Mauro GALASSO
Domenico GALLO
Silvia GARAMBOIS
Rino GIACALONE
Emanuele GIORDANA
Roberta GISOTTI
Fabio GRANATA
Monica GUERRITORE
Sabina GUZZANTI
Andrea IACOMINI
Riccardo IACONA
Giulia INNOCENZI
Stefano LAMORGESE
Mario LAVIA
Sergio LEPRI
Flavio LOTTI
Ottavio LUCARELLI
Ivano MAIORELLA
Neri MARCORÈ
Elisa MARINCOLA
Marcello MASI
Elio MATARAZZO
Loris MAZZETTI
Andrea MELODIA
Giuliano MONTALDO
Mario MORCELLINI
Patrizia MORETTI ALDROVANDI
Mara FILIPPI MORRIONE
Carlo MUSCATELLO
Antonio PADELLARO
Vincenzo PALMESANO
Giovanni PALOMBARINI
Pancho PARDI
Livio PEPINO
Flavia PERINA
Ottavia PICCOLO
Piero PIRACCINI
Gabriella PIROLI
Daniela POGGI
Daniela PREZIOSI
Andrea PURGATORI
Costanza QUATRIGLIO
Massimo RAZZI
Nadia REDOGLIA
Silvia RESTA
Giulia RODANO
Gianni ROSSI
Paolo RUFFINI
Antonio ROCCUZZO
Sandro RUOTOLO
Giuseppe SANGIORGI
Mario SANNA
Marcella SANSONI
Giorgio SANTELLI
Roberto SAVIANO
Pino SCACCIA
Luciano SCALETTARI
Anna SCALFATI
Daniela SCANU
Barbara SCARAMUCCI
Guido SCORZA
Roberto SECCI
Danilo SINIBALDI
Daniela TAGLIAFICO
Giovanni TIZIAN
Rocco TOLFA
Maurizio TORREALTA
Aluisi TOSOLINI
Nello TROCCHIA
Dario VERGASSOLA
Daniele VICARI
Vincenzo VITA
Mauro VOLPI
Roberto ZACCARIA
Giorgio ZANCHINI
Massimo ZENNARO
Graziano ZONI

Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Il babbo, funzionario statale, voleva fare di me un magistrato ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario e lo stesso vale per il servizio che ho sempre reso ai colleghi negli organismi della categoria (ordine, sindacato). Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. E’ dal 1994 che aspetto l'”Ulivo“. Nel 2008 mi sono deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. E sono diventato nonno.

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