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Chi ha armato lo “Stato islamico”: fatti e cifre

Eccovi, dal sito di Amnesty International, dati e cifre che sembrano dare ragione a un vecchio proverbio: chi è causa del suo mal pianga se stesso. Nella foto, combattenti del gruppo Stato islamico a una parata militare lungo le strade della provincia settentrionale di Raqqa, Siria, 30 giugno 2014. © REUTERS/Stringer

8 dicembre 2015 – Amnesty International ha catalogato oltre 100 diversi tipi di armi e munizioni, provenienti originariamente da almeno 25 paesi, che il gruppo armato che si è denominato “Stato islamico” sta usando in Iraq e in Siria per compiere un’orribile serie di crimini e violazioni del diritto internazionale umanitario.

Lo “Stato islamico” è responsabile del sequestro di civili (tra cui attivisti pacifici e operatori dei media), di maltrattamenti e torture (compresi stupri e altre forme di violenza sessuale nei confronti delle donne), di uccisioni sommarie di soldati regolari e di membri di altri gruppi armati e dell’impiego di bambini-soldato.

La maggior parte delle armi in possesso dello “Stato islamico” deriva dalla conquista dei depositi militari iracheni. Altre armi sono state prese sui campi di battaglia o attraverso commerci illeciti e defezioni di uomini armati in Iraq e in Siria.

Dopo aver conquistato Mosul, la seconda città dell’Iraq, nel giugno 2014, lo “Stato islamico” è entrato in possesso di un’incredibile quantità di armi e munizioni di fabbricazione internazionale, tra cui armi e veicoli militari made in Usa ampiamente esibiti nei video pubblicati sui social media.

Gran parte delle armi finite nelle mani dello “Stato islamico” erano state originariamente fornite all’Iraq dagli Usa, dalla Russia e da altri paesi dell’ex blocco sovietico tra gli anni Settanta e Novanta. La maggior parte delle armi prese in Siria sono state originariamente fornite dalla Russia, da altri paesi dell’ex blocco sovietico e dall’Iran.

La guerra Iran-Iraq (1980-1988) è stata un fattore determinante per lo sviluppo del moderno mercato globale delle armi: almeno 34 paesi fornirono armi all’Iraq, 28 dei quali anche all’Iran.

Dopo una pausa nel trasferimento di armi all’Iraq a seguito dell’embargo promosso dalle Nazioni Unite nel 1990, le forniture sono riprese massicciamente dopo l’intervento militare diretto dagli Usa nel 2003.

Oltre 30 paesi, tra cui tutti i membri permanenti del Consiglio di sicurezza, hanno destinato forniture militari all’Iraq negli ultimi 10 anni e una parte significativa di esse è finita nelle mani di gruppi d’insorti, compreso lo “Stato islamico” e i suoi precursori.

Tra il 2011 e il 2013, gli Usa hanno sottoscritto col governo dell’Iraq contratti per forniture di armi del valore di miliardi di dollari. Alla fine del 2014, erano state inviate munizioni e armi leggere per un valore di 500 milioni di dollari. Le forniture sono proseguite, nell’ambito del Fondo del Pentagono per l’equipaggiamento e l’addestramento dell’Iraq (valore: 1,6 miliardi di dollari), comprendendo tra l’altro 43.200 fucili M4.

Il 15 agosto 2014 la risoluzione 2170 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite ha rinnovato l’embargo sulle forniture di armi allo “Stato islamico” e al gruppo armato Fronte al-Nusra, affiliato ad al-Qa’ida.

Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Il babbo, funzionario statale, voleva fare di me un magistrato ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario e lo stesso vale per il servizio che ho sempre reso ai colleghi negli organismi della categoria (ordine, sindacato). Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. E’ dal 1994 che aspetto l'”Ulivo“. Nel 2008 mi sono deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. E sono diventato nonno.

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