L’Italia che inquina e paga pure per farlo

Secondo le stime del Fondo monetario internazionale (Fmi) – che chiede l’istituzione di una carbon tax globale – nel 2015 i governi hanno speso 5.300 miliardi di dollari in sussidi alle fossili. Cifra che corrisponde al 6,5% del Pil mondiale e più della spesa sanitaria totale di tutti i governi del mondo. Introdurre una carbon tax anche in Italia e mettere un freno agli aiuti è la ricetta indicata da Legambiente per la lotta ai cambiamenti climatici. Risparmiando quattrini, aumentando la qualità dell’aria e il livello di salute dei cittadini. E puntando concretamente al traguardo decisivo del non superamento di due gradi per la temperatura globale del pianeta (nandocan)

Lauria Massimo***di Massimo Lauria, 4 dicembre 2015 – L’Italia regala quasi 15 miliardi di euro l’anno ai produttori di combustibili fossili per avvelenare l’aria che respiriamo. Lo mette nero su bianco Legambiente nel recente rapporto “Stop sussidi alle fonti fossili”.

Scoprire quali sono le voci del bilancio dello Stato che ingrassano le tasche di Big Oil non è facile. Ognuna compone una ramificazione articolata di aiuti diretti e indiretti, che raggiungono la vertiginosa cifra di 14,7 miliardi di euro ogni anno.

Vediamo le principali: esoneri delle accise sui carburanti (15 voci), sconti, regali per trivellazioni (esenzioni dal pagamento delle aliquote per la produzione di greggio), Cip6 (aiuti prelevati dalla bolletta per impianti inquinanti), sussidi per centrali da fonti fossili nelle isole minori, per le imprese energivore (sconti per i grandi consumatori di energia), finanziamenti per progetti internazionali (quasi 2 miliardi di euro l’anno), aiuti per strade e autostrade (si privilegiano rispetto alle ferrovie).

Tutte queste attività, dice l’organizzazione ambientalista, “inquinano, danneggiano la salute e sono la principale causa dei cambiamenti climatici”. Quelli contro cui il governo italiano si è impegnato a lottare nella Conferenza mondiale sul clima a Parigi. Ma è davvero così?

Legambiente rivendica intanto un’operazione trasparenza: “È inaccettabile – dice il vice presidente Edoardo Zanchini – che vi sia ancora una censura sul numero dei sussidi da parte del governo e dell’Autorità per l’energia.

Tagliare gli aiuti di Stato ai petrolieri e introdurre una carbon tax (in linea con altri Paesi) sarebbe un buon punto di partenza. Un’equa fiscalità ambientale potrebbe dimostrare che gli investimenti in fonti rinnovabili e in efficienza energetica convengono di più, anche senza incentivi pubblici. Ma i colossi dell’energia italiana soffiano sul collo del governo.

Eppure una decarbonizzazione del pianeta sarebbe auspicabile e necessaria per contenere le temperature globali entro i 2°C, visti gli effetti ambientali e sociali sempre più drammatici dovuti all’aumento della CO2 nell’atmosfera.

Secondo le stime del Fondo monetario internazionale (Fmi) – che chiede l’istituzione di una carbon tax globale – nel 2015 i governi hanno speso 5.300 miliardi di dollari in sussidi alle fossili. Cifra che corrisponde al 6,5% del Pil mondiale e più della spesa sanitaria totale di tutti i governi del mondo.

Mentre un freno immediato agli aiuti si tradurrebbe nel raggiungimento della metà dell’obbiettivo dei 2°C e in una riduzione di circa 750 milioni di tonnellate all’anno di CO2. Vantaggio non da poco.

Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Il babbo, funzionario statale, voleva fare di me un magistrato ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario e lo stesso vale per il servizio che ho sempre reso ai colleghi negli organismi della categoria (ordine, sindacato). Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. E’ dal 1994 che aspetto l'”Ulivo“. Nel 2008 mi sono deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. E sono diventato nonno.

Rispondi

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo:
Vai alla barra degli strumenti