La deputata italoamericana e la famiglia a mano armata

Natale armato

 Sono gli auguri di Natale di Michele Fiore, fino a due anni fa deputata italoamerica del Nevada, cattolica e repubblicana di ferro, che più “di ferro” non si può. La foto è stata pubblicata su facebook il 30 novembre scorso, pochi giorni dopo che un uomo armato aveva aperto il fuoco in un centro di pianificazione familiare in Colorado. E solo qualche giorno prima della orribile strage di San Bernardino.  Michele ha anticipato così la sua dichiarazione di voto nel caso che quel bambinone ingenuo di Barak Obama insistesse nel voler porre un qualsivoglia limite alla libertà “costituzionale” per qualunque cittadino, mentalmente disturbato o meno, di circolare  armato con ogni tipo di  arma nella più grande democrazia del pianeta. Nella scorsa legislatura, aveva anche presentato un disegno di legge che avrebbe permesso alle persone di portare armi nascoste in aree non sicure di aeroporti, campus universitari, K-12 scuole e strutture per l’infanzia. La legge è stata approvata dall’Assemblea del Nevada nel mese di aprile, ma non è ancora riuscita a passare in Senato. (nandocan)

***di Ennio Remondino, 6 dicembre 2015 – Dopo la strage di San Bernardino, l’America e il mondo si interrogano sulla proliferazione delle armi in quel Paese. Ma ecco come Michele Fiore, deputata repubblicana italoamericana del Nevada, sceglie di inviare gli auguri di Natale ai suoi elettori. Speculazione elettorale di bassa.. Lega

Incertezza tra indignazione e ironia. Una vicenda troppo assurda per apparire vera, o comunque seria, tale da meritare motivazioni complesse di riprovazione. Scegliamo l’ironia.

Una famiglia americana, quella di Michele Fiore, 45enne  deputata repubblicana italoamericana del Nevada, che sceglie di inviare con la foto di copertina gli auguri di Natale ai suoi elettori.

Ma che cavolo di famiglia è quella che arriva a pensare una cosa simile?

Guardate la foto e datevi la risposta.

La bionda parlamentare compare in una foto-cartolina, postata anche su Facebook, insieme alla famiglia, davanti all’albero.

Tutti vestiti di rosso come Babbo Natale prescrive, e tutti armati con pistole, fucili e armi d’assalto: il marito a sinistra con un nipotino in braccio e la pistola alla coscia per l’estrazione rapida, le due figlie, Sheena e Savanah con due bifilari alla cintura, la madre accanto col suo bel mitra, e un genero che appare giustamente intimorito. Nella foto anche i nipotini, Jake, Jayden, Mara e Morrigan.

L’unico a tenere in mano un’arma è Jake, che ha già 5 anni e deve imparare: pre scuola. Gli altri sono ancora piccoli, ma appena si svezzano…

Nel messaggio la deputata scrive: “Tocca agli americani difendere l’America. Buon Natale dalla mia famiglia alle vostre famiglie”. Qualcosa di molto simile a una certa campagna politica elettorale italiana giocata sulla paura dell’invasione dei migranti.

Fiore è nota in America per la sua campagna a difesa delle armi e la sua pagina Facebook è piena di sue immagini mentre posa con mitra, fucili e  pistole. Lo scorso anno, il suo nome trovò spazio sulle cronache nazionali Usa per i commenti durante una situazione di stallo tra un allevatore armato del Nevada e l’Fbi. “Non venite qui armati aspettandovi che il popolo americano non risponda al fuoco”, disse la bionda Michele agli agenti federali presi di mira.

Ci sono anche immagini di interviste a tv americane dove la parlamentare sfoggia mitragliatrici dorate o pistoloni di tutti i tipi, sempre in difesa del “secondo emendamento”, e ha perfino realizzato un calendario composto da foto di lei in posa mentre imbraccia vari fucili.

Spirito democratico radicato nella nostra ex conterranea.  E’ stata la sola parlamentare nel suo stato a votare contro la lagalizzazione delle unioni omosessuale e sull’uso terapeutico della marijuana nel malati teminali.

Pin Up d’epoca per la La National Rifle Association

Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Il babbo, funzionario statale, voleva fare di me un magistrato ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario e lo stesso vale per il servizio che ho sempre reso ai colleghi negli organismi della categoria (ordine, sindacato). Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. E’ dal 1994 che aspetto l'”Ulivo“. Nel 2008 mi sono deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. E sono diventato nonno.

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