I buchi neri della democrazia. Comunicato stampa di LeG

 

LeG Roma
5 dicembre 2015 – Le carceri italiane sono buchi neri de-costituzionalizzati. Lo ammette un pubblico ufficiale registrato in segreto da un detenuto, dicendo che “nel carcere la Costituzione non c’entra niente”. La stessa conclusione a cui si era giunti in altre situazione di sospensione dei diritti, dovuti al semplice sovraffollamento fino alle torture ricostruite dal giudice Roberto Settembre, consumate nella caserma di Bolzaneto, trasformata in carcere durante gli scontri di Genova.
Di questi “buchi neri” della Costituzione è crivellata l’Italia. 
Sono negli ospedali congestionati dove si dovrebbe tutelare la salute; nelle scuole fatiscenti dove si dovrebbe garantire l’istruzione; nello svilimento del lavoro esposto al licenziamento senza giusta causa; nella tolleranza all’evasione fiscale, che viola il dovere inderogabile alla solidarietà e in tanti ambiti ancora. Libertà e Giustizia di Roma richiama con allarme le forze civili e politiche, affinché si dia piena attuazione alla Costituzione nel Paese, applicandola dove ancora non lo è pienamente e ripristinandola, dove l’abuso ne ha sospeso la vigenza.
Nel nome della dignità costituzionale che la Carta riconosce ad ogni cittadino. Senza la quale, non c’è democrazia.
Massimo Marnetto
Libertà e Giustizia – Circolo di Roma

 

Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Il babbo, funzionario statale, voleva fare di me un magistrato ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario e lo stesso vale per il servizio che ho sempre reso ai colleghi negli organismi della categoria (ordine, sindacato). Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. E’ dal 1994 che aspetto l'”Ulivo“. Nel 2008 mi sono deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. E sono diventato nonno.

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