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Un paese in letargo. I Tg di venerdì 4 dicembre

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Il rapporto annuale del CENSIS informa che 0ggi gli stranieri residenti in Italia sono poco più di 5 milioni, ma la stima per il 2030 è che arriveranno a 8,3 milioni. Di questi, 7 milioni abiteranno al Centro-Nord, dove la quota degli stranieri residenti, oggi poco sopra il 10%, si attesterà intorno al 17%. Ci sarà un cittadino straniero ogni cinque italiani. Nel Mezzogiorno invece la quota rimarrà piuttosto bassa e non raggiungerà il 6% della popolazione. C’è da stupirsi se le testate Mediaset ignorano la previsione? Sarebbe come ammettere che le politiche del centrodestra contrarie all’immigrazione sono, soprattutto nelle zone da loro amministrate, quasi certamente destinate a fallire e che tanto varrebbe smettere di demonizzarla collaborando all’integrazione (nandocan)

***di Luca BaldazziLe aperture di quasi tutte le testate anche stasera inquadrano la strage di San Bernardino, ma il core business dell’informazione Tv è il combinato disposto delle stime Istat, che ridimensionano la crescita annua del Pil (da uno 0,9 ad uno 0,7%) e del 49esimo Rapporto Censis che rappresenta un’Italia ferma in un “letargo esistenziale collettivo”. Tg5 “apre” su questo, mentre la copertina è dedicata all’economia sommersa che ammonterebbe ad oltre 206 miliardi e quindi, paradossalmente, contribuisce a render migliore la nostra pagella per Bruxelles. Studio Aperto e Tg4 hanno l’occasione per prendersela con l’ottimismo dispensato dal governo fino a ieri. Tg4, poi, arricchisce la propria scaletta con le meste testimonianze di chi, barboni e ceti impoveriti, non sa cosa sia la ripresa. I Tg Rai riportano il discorso di Renzi, che ribadisce come la crescita “sia ormai avviata” e che “l’Italia tornerà a galoppare”. Analoghe coperture per Tg3 e Tg La7, che segnalano le cause che hanno portato a questa diminuzione di crescita: lo shock da terrorismo internazionale, la mancanza di investimenti nel settore privato e la crisi dell’export italiano nei mercati asiatici. Per il Censis nel 2030 un cittadino su 5 sarà di origine straniera: titolo per Tg La7 e servizio per Tg3, mentre per le testate Mediaset la notizia non trova menzione.

Le rivendicazioni del Daesh e gli sviluppi delle indagini in California portano tutte le testate a parlare di “attacco terroristico”; Tg2 e Tg La7 rilanciano il comunicato dell’FBI diffuso alle 20.20 che accerterebbe i rapporti della coppia di killers con l’Is, anche in assenza di un organico coordinamento: “lupi solitari” radicalizzati attraverso indottrinamento telematico. Tg3 propone un servizio che inquadra lo sgomento della comunità islamica di San Bernardino. Ieri avevamo criticato Tg4 per le derive chiaramente razziste e l’abuso del termine “islamico” in rapporto al terrorismo; stasera la testata sembra “recuperare”, non nominando la parola “islam” per tutta l’edizione e proponendo una dignitosa copertura delle indagini. Gli eccessi del circo giornalistico statunitense interno ai luoghi della strage sono notati e criticati da Tg4 e Tg2.

Lo schieramento anti Isis che da qualche ora annovera l’impegno delle forze tedesche ed il rafforzamento dei controlli sulla circolazione a livello europeo vengono ripresi nei titoli da tutte le testate. Il “dominus” è per Tg4 Putin, che nelle parole di Confalonieri a lungo intervistato sarebbe “il più presente ed il più coraggioso” nella battaglia contro il terrorismo. Le minacce del Daesh dirette all’Inghilterra, nuovo “bersaglio da colpire”, guadagnano titolo e lungo servizio sul Tg3.

Il nuovo venerdì nero a Roma, causato da un ulteriore sciopero degli autobus e dalla circolazione a targhe alterne, ottiene titoli su Tg1 e Tg La7 ed un lungo servizio su Tg3 e Tg5, che enumerano tutte le difficoltà di una Capitale “paralizzata” a quattro giorni dal Giubileo. Da segnalare nel servizio di LA7 l’ex sindaco Marino che afferma come per una giornata del genere sarebbe stato “linciato” sia dalla politica che dall’informazione.

Gli audio raccapriccianti registrati da Rashid, detenuto marocchino nel carcere di Parma, che rivelano le costanti percosse da parte degli agenti penitenziari, ottengono un titolo su Tg3 ed un servizio su Tg1. Fa male ascoltare dalla viva voce dei secondi la rivendicazione tronfia secondo la quale nel loro carcere le leggi e la Costituzione non hanno cittadinanza.

Segnaliamo, infine, il servizio del Tg3 che si occupata del centro romano per i rifugiati Baobab, minacciato da uno sgombero che però per il momento è saltato; un luogo molto caro ai tanti romani che, spontaneamente, nei mesi scorsi proprio lì hanno mostrato la loro spontanea solidarietà ai tanti profughi giunti nella Capitale.

 

Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Il babbo, funzionario statale, voleva fare di me un magistrato ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario e lo stesso vale per il servizio che ho sempre reso ai colleghi negli organismi della categoria (ordine, sindacato). Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. E’ dal 1994 che aspetto l'”Ulivo“. Nel 2008 mi sono deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. E sono diventato nonno.

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