Strategia comune cercasi…I Tg di venerdì 27 novembre

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Se una strategia comune non c’è (ce lo diranno con certezza i colloqui delle prossime settimane a Parigi), su temi di interesse universale come il cambiamento climatico con le sue catastrofiche conseguenze, non può stupire che l’accordo non si trovi su un groviglio di alleanze contrapposte come è il confuso paesaggio mediorientale, dove sin dall’epoca coloniale ogni potenza europea e occidentale ha sempre favorito e sfruttato le divisioni locali in funzione dei propri obbiettivi. E, per dirla tutta, nel quadro di una politica come quella dei nostri giorni dove pare che non manchi soltanto una strategia comune, ma una strategia tout court (nandocan).

***di Luca BaldazziLa tensione crescente tra Russia e Turchia, con le scuse richieste da Putin e negate da Erdogan, che ribatte invitando il Cremlino a “non giocare con il fuoco”, e’ l’apertura per Tg2, Tg3, Tg5 e Tg La7. Se i movimenti sullo scacchiere internazionale restano ancora poco decifrabili, un discorso diverso vale per le posizioni italiane, riassunte nei servizi che riprendono le parole del presidente del consiglio Renzi: “Non si parte a bombardare se non si sa cosa si farà dopo” e “non ripeteremo l’esperienza dei dissennati bombardamenti in Libia”. Posizione supportata dagli interventi del ministro Pinotti e della Presidente Boldrini (lanciati alti dai Tg Rai), e che attira al governo l’accusa dal centrodestra di “eccessiva timidezza” e di “vigliaccheria” (da Salvini). Ancora una volta e’ il solo Tg La7 ad accompagnare la cronaca di giornata con alcune interpretazioni dell’“attendismo” di Renzi che sarebbe da ricondurre proprio alla incerta situazione della Turchia, passata in pochi giorni da “parte delle soluzioni” per il conflitto in Siria e per la gestione dei profughi (oltre 2 milioni), a soggetto che crea problemi. Interessante il riferimento all’imbarazzo con cui la Ue nella riunione di domenica sul tema immigrazione affronterà l’interlocutore turco, “armata” solo dei 3 miliardi promessi a Erdogan perché li trattenga sul suo territorio.
La commozione di Parigi nel ricordo delle 130 vittime della strage del 13 novembre è in apertura per TG1 e le minori di Mediaset. I Tg Rai offrono le migliori coperture, con Tg2 che si sofferma sul forte clima di unità nazionale in una manifestazione in cui maggioranza ed opposizione, Marie Le Pen compresa, hanno cantato assieme la Marsigliese; le testate Mediaset (Tg4 e Tg5) privilegiano le critiche dei parigini ad un discorso giudicato fiacco e poco deciso, anche se non manca lo spazio per la chiara risposta di Hollande ai terroristi dell’Isis, che “uccidono nel nome di un dio tradito”: “nessuna pietà”.

I dati record sulla fiducia dei consumatori nel mese di novembre, i più alti degli ultimi 20 anni, godono di copertura sui Tg Rai e di un lungo servizio su Tg La7, mentre le testate Mediaset non ve fanno menzione.
I naufragi nelle ultime ore sulle coste turche in cui sono affogati 6 bambini hanno ridestato in diverse redazioni (servizio per Tg3, Tg5 e Studio Aperto) l’attenzione ad un dramma che continua, se ne parli o meno. Una carenza d’attenzione denunciata dallo stesso Tg3 nei giorni scorsi ed in un odierno servizio che, riprendendo dati dall’Osservatorio Europeo sul giornalismo, evidenzia come la disattenzione dei telegiornali di queste settimane ai temi dell’immigrazione si ritrovi anche sulla carta stampata, e come le scosse alle coscienze prodotte da immagini drammatiche – come quelle a settembre del cadavere del bambino sulla spiaggia turca – abbiano originato quello che viene definito uno “sdegno passeggero”, durato sulla carta stampata appena 10 giorni, e anche meno – questo siamo noi a dirlo – sui teleschermi.
Il secondo giorno del Pontefice in Africa in visita a paesi ricchi di risorse ma resi poveri soprattutto dalla corruzione, è nei titoli solo per i Tg Rai.
Sempre i Tg Rai riferiscono dell’inchiesta sorta attorno al forzato rimpatrio, per cui si indaga per sequestro di persona, di Alma Shamalayeva, la cui testimonianza viene raccolta da Tg1 e Tg2.
Tg La7 e Tg2 sono gli unici a fare menzione dell’importantissima conferenza sul clima che si terrà questa domenica a Parigi, ed a cui il Tg2 dedica nel suo approfondimento tre lunghi e dettagliati servizi.
Chiudiamo con Tg4 e i conti presentati provocatoriamente alle comunità islamiche italiane dopo la diffusione dei “numeri dell’insicurezza” (1.000 musulmani tenuti sotto controllo, 61 sospetti espulsi). La notizia che però tiene banco stasera sul Tg di Rete 4 è quella della scuola elementare di Rozzano nel milanese, il cui preside ha deciso, per ragioni di “laicità”, di annullare la “Festa musicale del Natale”, scatenando una polemica politica che ha coinvolto esponenti PD, M5S e lo stesso Salvini (servizi anche su Tg 1 e Tg5). Una scelta che il conduttore definisce una “boiata pazzesca” in una sorta di editoriale a difesa dei valori della civiltà cristiani incarnati nel presepio, nei canti e nel crocefisso. Non concordiamo, pur condividendo che la “laicità assoluta” non sempre e’ la risposta migliore alle questioni dell’integrazione.

Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Il babbo, funzionario statale, voleva fare di me un magistrato ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario e lo stesso vale per il servizio che ho sempre reso ai colleghi negli organismi della categoria (ordine, sindacato). Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. E’ dal 1994 che aspetto l'”Ulivo“. Nel 2008 mi sono deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. E sono diventato nonno.

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