Mal d’Africa. I Tg di mercoledì 25 novembre

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“La politica stasera latita e non ce ne dogliamo”, scrive Luca Baldazzi, annotazione che mi pare tanto generica quanto discutibile, specie dopo l’indigestione di servizi e commenti sulla cosiddetta “guerra al terrore” dei giorni scorsi. Più che l’ammiccamento alla noia diffusa per la politica, dall’osservatorio tg mi aspetterei – come ho scritto altre volte – qualche osservazione critica sul modo in cui la politica viene presentata nei telegiornali, che non riguarda solo lo schieramento pro o contro il governo, ma la qualità professionale delle interviste, l’insopportabile genericità o incoerenza delle immagini replicate per mesi, la dizione a volte incomprensibile dei giornalisti, ecc. Giusto poi segnalare la superficialità del rilievo dato alla battuta sulle zanzare, meno giusto dare per scontata la  “responsabilità diretta” di Papa Francesco nella “decisione degli arresti e nel recente avvio del processo Vatileaks 2″. Anche se condivido la solidarietà con i colleghi Nuzzi e Fittipaldi, trovo assolutamente ovvio che il Tg La 7 dia maggiore importanza all’esordio del viaggio papale in Africa (nandocan).

***di Luca Baldazzi – La tensione crescente tra Mosca ed Ankara a seguito dell’abbattimento del jet russo continua come ieri ad occupare l’apertura di quasi tutte le testate. Scelta diversa è quella di Tg1 e Tg4 che dedicano il primo titolo al viaggio di Papa Francesco in Africa. L’arrivo del Pontefice a Nairobi viene seguito da tutte le testate, che sottolineano in primo luogo la battuta secondo cui Francesco sarebbe “più preoccupato delle zanzare che non dell’Isis”: il tutto a detrimento di una più approfondita attenzione alle sue riflessioni sulla povertà come concausa del terrorismo, presente nei servizi di Tg3 e Tg1. Tg2 parla del viaggio più “spericolato” del Papa. Il nome di Francesco risuona su Tg La7 più per l’esordio del viaggio in Africa che per la responsabilità diretta del Papa nella decisione degli arresti e nel recente avvio del processo Vatileaks 2.

Sul fronte Russia-Turchia buone, nel complesso, le coperture sulla difficile e, in qualche misura, imprevedibile crisi nella diplomazia internazionale. Tg5 chiama a commentare il Generale Leonardo Tricarico che parla di una Nato “succube degli eventi e dell’influenza degli USA”. Tra i molti servizi spicca quello del Tg3 che ci ricorda gli opposti interessi turchi e russi sul territorio siriano. In evidenza l’interruzione della fornitura di gas all’Ucraina, con il rischio – secondo il nostro governo lontano – di una chiusura dei rubinetti anche per l’Europa.

La ricerca di terroristi e spalleggiatori degli attentati francesi rimane alta su tutte le testate. Molti i collegamenti da una Bruxelles che cerca, faticosamente, di ritornare alla normalità. Il discorso del Presidente Mattarella nella sua prima visita al Parlamento Europeo di Strasburgo è per le testate Rai e nei servizi di Tg5 e Tg La7.

La politica stasera “latita” – e non ce ne dogliamo -, se si esclude l’attenzione (titoli per Tg3 e Tg La7) alla 27esima “fumata nera” per l’elezione dei tre membri di nomina parlamentare della Consulta.

Nella giornata mondiale contro la violenza sulle donne l’ennesimo caso di femminicidio a Perugia produce titoli su tutte le testate. I Tg Rai riprendono l’appello della Presidente Boldrini che segnala come, oltre alle violenze fisiche, ancora oggi in Italia la compressione del ruolo della donna risulti evidente non solo nella famiglia ma anche nell’ambito del lavoro. In un servizio Tg4 mostra come la violenza sulle donne sia un fenomeno “senza età”, presentando la storia di una settantenne liberata dalle botte e dalle vessazioni infertele per 50 anni dal marito solo “grazie” all’aiuto dei centri antiviolenza.

Segnaliamo l’approfondimento del Tg2 sulla lotta alla corruzione in Italia che ci ricorda come il fenomeno sia all’ordine del giorno almeno da mezzo secolo, con risultati purtroppo evidenti agli occhi di tutti. Per Mentana si tratta di un’ulteriore “vergogna” in un Parlamento che si dimostra inadeguato e inadempiente anche rispetto a compiti istituzionali di primaria rilevanza.

Tg3, Tg1, Tg5 e TgLa7 “salutano” Ezio Mauro, in procinto di lasciare dopo 20 anni (14 gennaio) la direzione de La Repubblica a 40 anni dalla sua fondazione.

Dopo l’epopea dello “sparatore” di Brescia che qualche settimana fa da Mediaset è stato elevato al ruolo di “eroe”, l’odierno caso di un cittadino milanese che reagisce alle percosse ed alle intimidazione di banditi uccidendole uno e facendo fuggire gli altri, ottiene copertura da tutti i tg (6 titoli) e, visto l’inequivocabile svolgimento dei fatti, solidarietà e comprensione dallo stesso Enrico Mentana.

Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Il babbo, funzionario statale, voleva fare di me un magistrato ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario e lo stesso vale per il servizio che ho sempre reso ai colleghi negli organismi della categoria (ordine, sindacato). Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. E’ dal 1994 che aspetto l'”Ulivo“. Nel 2008 mi sono deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. E sono diventato nonno.

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