Dove va la Turchia islamizzata di Erdogan

Da Remocontro il punto di Ennio Remondino sugli obbiettivi della politica di Ankara prima e dopo l’abbattimento dell’aereo russo (nandocan)

Remondino Ennio***di Ennio Remondino , 24 novembre 2015

L’EVENTO POLITICO

1. L’ordine di sparare contro l’aereo russo dentro o vicino allo spazio aereo turco lo doveva dare ai militari il premier Ahmet Davutoğlu. Scala gerarchica, spiegano le agenzia locali. Tutti in realtà sanno che l’ordine che sta sconvolgendo lo scenario già caotico e terrificante del medio oriente, può avere avuto soltanto un protagonista, una volontà politica: quella del presidente Erdogan.

2. Lo sa bene anche Putin che parla poco da dice tanto: ‘Una pugnalata alle spalle da parte dei complici del terrorismo’. 1) traditori; 2) complici di Isis. Quanto accaduto, ha detto Putin, ‘avrà conseguenze tragiche nei rapporti tra Russia e Turchia’. 3) questa volta non la passate liscia. Il ministro degli esteri Lavrov cancella la visita e Mosca sconsiglia viaggi in Turchia.

3. Ad aggiungere benzina sul fuoco la notizia che i due piloti del jet abbattuto, si sono lanciati col paracadute e da terra un gruppo di ribelli siriani ha aperto il fuoco contro di loro. ‘Abbiamo sparato a entrambi i piloti mentre stavano atterrando con il paracadute. I loro corpi sono qui’. Lo afferma il comandante di un gruppo di ribelli nel nord della Siria. Turcomanni precisa la stampa.

COSA MUOVE LA TURCHIA

4. A muovere tutto in Turchia, Siria e Isis compresi, la questione curda. Il difficile rapporto con i curdi all’interno dei confini nazionali, e quelli apertamente conflittuali con i curdi all’estero. Il partito dei Lavoratori Curdi, il PKK, in Turchia che in Iraq, e il suo corrispettivo siriano, il Partito dell’Unità Democratica il PYD, entrambi considerati da Ankara organizzazioni terroristiche.

5. La questione tocca direttamente gli interessi regionali di Stati Uniti e Russia, poiché i combattenti dell’Unità di Protezione Popolare, il YPG curdo siriano, il braccio armato del PYD, si sono rivelati gli alleati più efficaci degli Stati Uniti in chiave anti-ISIS e sono considerati potenziali partner dalla stessa Federazione Russa. Ma Ankara non condivide affatto.

6. Il timore è quello di un’unica area controllata dai combattenti curdi al confine meridionale con la Siria. Un confine curdo siriano dopo quello curdo iracheno con il sud est interno curdo turco. Nei piani di Erdogan quest’area, una volta liberata da Isis, dovrebbe accogliere i rifugiati sotto tutela di una no-fly zone, ad evitare la formazione di un’entità curda autonoma.

TURCHIA TRA ISLAM E NATO

7. Progetto turco senza il placet degli alleati della NATO, preoccupati sino a ieri da possibili scontri tra le truppe turche in Siria con l’YPG curdo o direttamente con l’esercito di Bashar al-Assad. In più, l’intervento militare russo e l’incremento di forze di terra iraniane a sostegno di al-Assad hanno allontanato ulteriormente la prospettiva di una no-fly zone nel sud della Siria. Ora il peggio.

8. Ma Erdogan insiste. Non è un caso che ne abbia richiesto nuovamente l’attuazione nelle trattative con l’Unione Europea sull’emergenza rifugiati. Intanto Ankara ha ripreso i bombardamenti contro le posizioni del PKK in Iraq, all’interno del territorio del Governo Regionale Curdo, mentre sono rimasti scopertamente simbolici gli attacchi aerei alle posizioni dell’Islamic State in Siria.

9. ‘La Turchia deve definire con chiarezza il proprio ruolo nello scenario internazionale -affermava giorni fa Fabrizio W. Luciolli su Analisi Difesa, da presidente del Comitato Atlantico Italiano- in particolare nella regione mediorientale e mediterranea. Sogni Nato nel cassetto frustrati da Ankara. Che oggi ha offerto al mondo un altro scenario di tensione e paura a puro comodo suo.

Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Il babbo, funzionario statale, voleva fare di me un magistrato ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario e lo stesso vale per il servizio che ho sempre reso ai colleghi negli organismi della categoria (ordine, sindacato). Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. E’ dal 1994 che aspetto l'”Ulivo“. Nel 2008 mi sono deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. E sono diventato nonno.

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