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Parigi,quinto giorno. I Tg di mercoledì 18 novembre

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Per quanto mi riguarda ho apprezzato finalmente il  tentativo di alcune testate e del tg2 in particolare di informare sui retroscena indispensabili ad ogni seria valutazione, chiarendo – come avrebbe dovuto essere fatto fin dall’inizio – che si tratta soprattutto di guerra tra mussulmani anche per quanto riguarda le vittime. E almeno accennando alle gravi responsabilità di chi da anni, anche in occidente o tra i suoi alleati, finanzia direttamente o indirettamente i terroristi vendendo loro armi e acquistando petrolio di contrabbando (nandocan).

***di Lorenzo Coletta – Le cronache in diretta del maxi blitz iniziato all’alba nel quartiere periferico parigino di Saint Denis e durato oltre 7 ore hanno occupato non solo tutte le edizioni ma, letteralmente, invaso buona parte della programmazione televisiva nazionale. Le edizioni straordinarie, divenute la norma, proseguono in serata con quelle di Tg4 e Studio Aperto che restano con le telecamere accese sulle vie ancora sotto parziale assedio.

La domanda che più risuona è quale sia stata la sorte di Abdelhamid Abaaoud, presunta mente degli attentati di venerdì scorso. Tg3 ed i Tg delle 20 rilanciano le dichiarazioni di importanti giornali belgi e americani che lo vorrebbero morto durante l’assalto in cui sono periti altri due terroristi, tra cui la prima donna kamikaze europea. Le biografie degli attentatori sopravvissuti circolano ormai da giorni per tutte le edizioni. Molte le testimonianze degli abitanti delle case vicine che sono stati, sia venerdì che oggi, sfiorati o investiti da vere e proprie battaglie. La migliore copertura va al Tg3 con l’inviato che intervista il precedente inquilino dell’appartamento teatro dello scontro a fuoco in cui sono stati sparati oltre 5.000 colpi.
Grande l’attenzione di tutte le testate alla paura ed al clima di terrore che, dalle strade di Parigi, si è inevitabilmente sparso in tutti i paesi europei. L’annullamento del match Olanda-Germania nello stadio di Hannover, gli 8 falsi allarmi che ogni ora arrivano dalle città francesi, i bagagli fatti brillare a Fiumicino: tutto ciò confluisce nei tanti servizi, con alcune testate (Tg4 e Studio Aperto) che parlano del “giorno della paura”, evidenziando i rischi per la sicurezza nel nostro Paese. Maggiore attenzione per i Tg Rai alla tenacia e voglia di andare avanti dei cittadini francesi.
A queste legittime esigenze di sicurezza e tranquillità rispondono le invocazioni di Papa Francesco che, in una piazza San Pietro semivuota (evidenziato da molti servizi), invita comunque a non cedere al terrore, parlando di una Chiesa del Giubileo che non “blinderà le sue porte”. Le dichiarazioni sulla stessa linea del Presidente Mattarella sono messe in risalto dai soli Tg Rai e a fine edizione dal Tg5. 

La linea “soft” (così chiamata ieri da Mentana) del presidente del Consiglio Renzi, che anche oggi rifiuta ipotesi di intervento militare diretto e di modifiche costituzionali come risposta all’emergenza, non fa piacere alle destre nostrane che ribadiscono la necessità dell’uso diretto della forza contro l’Isis. L’odierna copertina/editoriale del Tg5 ricalca le stesse posizioni, parlando di “scelte coraggiose” e “necessarie”.
Da segnalare l’intervista esclusiva del Tg1 al leader siriano Bashar Al Assad che, se da un lato si dichiara pronto a lasciare “se saranno i siriani a volerlo”, ribadisce come non ci sia nessuno accordo internazionale che gli imponga di abbandonare il potere. Buona anche l’intervista di Tg5 al direttore di Slater France che ritiene che la paura non porti voti alla destra lepenista.
In generale si può affermare che alcune testate, soprattutto quelle Mediaset, più che di cronaca e interpretazioni giornalistiche risultano contenitori dei tanti video istituzionali e amatoriali che accompagnano da 5 giorni il dramma e le tensioni parigine. Tg3, Tg2 e Tg La7 propongono qualcosa di più, ad esempio l’analisi dei flussi finanziari che sostengono l’Isis.
Chiudiamo segnalando 2 servizi che stasera hanno entrambi per oggetto i bambini, ma con atteggiamenti assai diversi: l’approfondimento del Tg2 sulla condizione dei minori poveri nel nostro Paese, e la copertura di Tg4 che titola sulle parziali ammissioni della madre di Loris Stival, adombrando una reazione violenta e omicida per le critiche del bambino all’eccessivo trucco di cui faceva uso.

Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Il babbo, funzionario statale, voleva fare di me un magistrato ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario e lo stesso vale per il servizio che ho sempre reso ai colleghi negli organismi della categoria (ordine, sindacato). Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. E’ dal 1994 che aspetto l'”Ulivo“. Nel 2008 mi sono deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. E sono diventato nonno.

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