Strage Parigi: ecco quello che i bambini sanno e pensano

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Grazie a Flavio Lotti, coordinatore della Tavola per la pace, per questa segnalazione pubblicata ieri sul sito di articolo 21. Ma un ringraziamento particolare va alla maestra Patrizia di una terza elementare di Perugia e ai tanti altri insegnanti che, ne sono certo, in questi giorni hanno guidato i loro piccoli alunni alla comprensione non facile di quanto è accaduto (e purtroppo continuerà ad accadere). In quelle aule, più ancora che davanti ai teleschermi,  può cominciare oggi, lontano da tante parole di odio e di vendetta che invadono i media, una vera educazione alla pace e al dialogo fra le culture (nandocan).

***di , 17 novembre 2015 – Maddalena ha nove anni e le ultime parole del dibattito in classe sono le sue: “La scuola ci ha fatto diventare amici, anche se siamo tutti diversi”. “Sono state cinque ore di scuola molto intense,” mi dice la maestra Patrizia. “E’ stato bellissimo e domani continuiamo con dei pensieri individuali. Oggi è stato il giorno del confronto, della riflessione collettiva.” Siamo a Perugia, in una classe terza della scuola primaria dove l’insegnante, da lungo tempo impegnata in percorsi di educazione alla pace e ai diritti umani, ha voluto affrontare i fatti che sono sulla bocca di tutti: le stragi di Parigi.

Ecco quello che i bambini sanno e pensano. Senza filtri. Le loro parole sono state trascritte da ciascuno nel proprio quaderno. Tra le tante parole che ci inondano in questi giorni vale la pena di ascoltare (non solo leggere) anche queste.

NB: questa storia è un omaggio a tutte le insegnanti, gli insegnanti e dirigenti scolastici che tutti i giorni cercano di educare i nostri figli alla cittadinanza democratica e alla responsabilità. Questa è la buona scuola su cui dobbiamo investire per costruire un’Italia, un’Europa e un mondo migliori.

Pensieri per Parigi

Io so
Leonardo: so che in un Teatro a Parigi sono state uccise 100 persone
Francesca: so che ci sono 300 feriti
Giulio: so che sono morti 8 attentatori
Giorgia: so che vogliono fare altri attentati a Roma, Bangkok e Pechino
Daniele: so che a Parigi c’erano tante luci accese e adesso sono tutte spente: adesso sembra una città fantasma
Matteo: so che davanti allo stadio mentre c’era la partita Francia Germania tre Kamikaze si sono fatti esplodere
Valeria: so che sono morti anche dei bambini
Francesca: so che la banda che ha ucciso si chiama ISIS
Leonardo: so che davanti agli ospedali c’era una fila lunghissima di persone che volevano donare il sangue ai feriti
Toni: siccome so che sono morte 100 persone ho paura che succeda anche da noi

Chi ha compiuto gli attentati?
Giulio: ISIS

Che cos’è l’ISIS?
Maddalena: Una banda che uccide la gente
Leonardo: In questa banda c’erano tre ragazzi che venivano dal Belgio

Perché uccidono?
Leonardo: credono che il loro Dio Allah gli dica di fare la guerra a quelli che non appartengono alla loro religione
Matteo: credono che la loro religione sia superiore alle altre
Youssef: sono arabi, ma non pregano
Karima: il Corano non dice di uccidere

E’ obbligatorio pregare?
Tutti: no

Perché?
Maddalena: no perché ognuno ha la sua religione
Youssef: ognuno può fare quello che vuole
Karima: pregare o non pregare è una scelta
Toni: ogni persona prega a modo suo

C’è un Dio che vale più degli altri?
Tutti: no

Perché?
Giorgia: di Dio ce n’è uno solo ma ha tanti nomi

C’è un Dio che dice di uccidere le persone?
Tutti: no

I terroristi di Parigi a quale religione appartengono?
Tutti: Mussulmana

Secondo voi, bambini mussulmani, sono dei buoni mussulmani?
Karima: no perché i buoni mussulmani vogliono la pace e non la guerra
Youssef: il Corano non dice di uccidere le persone

Secondo voi, bambini non mussulmani, tutti i mussulmani sono cattivi o terroristi?
Tutti: no
Matteo: no perché altrimenti la nostra classe non ci sarebbe più. Ci sono tante religioni diverse
Valeria: no perché non tutti i mussulmani vogliono fare la guerra
Toni: ci sono dei mussulmani buoni e altri mussulmani cattivi
Matteo: ho visto un video dove c’erano bambini che non andavano a scuola ma erano addestrati per la guerra
Daniele: questo non va bene perché vengono usati come armi. Loro sono deboli e gli adulti se ne approfittano
Karima: andare a scuola è un diritto di tutti i bambini
Giorgia: ogni bambino ha diritto ad avere la propria immaginazione e i propri pensieri
Maddalena: la scuola ci ha fatto diventare amici, anche se siamo tutti diversi

Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Il babbo, funzionario statale, voleva fare di me un magistrato ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario e lo stesso vale per il servizio che ho sempre reso ai colleghi negli organismi della categoria (ordine, sindacato). Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. E’ dal 1994 che aspetto l'”Ulivo“. Nel 2008 mi sono deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. E sono diventato nonno.

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