Oltre la commozione e lo sdegno. I Tg di martedì 17 novembre

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Guerra o non guerra? Baldazzi ha ragione. La notizia di apertura di ieri avrebbe dovuto essere per tutti l’applicazione dell’articolo 42, chiesta e ottenuta dalla Francia e adottata per la prima volta anche dall’Italia. Più precisamente, la clausola per la difesa comune  è contenuta nell’articolo 42, al punto 7,  del Trattato di Lisbona intitolata ‘Disposizioni sulla politica di sicurezza e di difesa comune’. Laddove si dice: “Qualora uno Stato membro subisca un’aggressione armata nel suo territorio, gli altri Stati membri sono tenuti a prestargli aiuto e assistenza con tutti i mezzi in loro possesso, in conformità dell’articolo 51 della Carta delle Nazioni Unite. Ciò non pregiudica il carattere specifico della politica di sicurezza e di difesa di taluni Stati membri. Gli impegni e la cooperazione in questo settore rimangono conformi agli impegni assunti nell’ambito dell’Organizzazione del trattato del Nord-Atlantico (Nato, ndr) che resta, per gli Stati che ne sono membri, il fondamento della loro difesa collettiva e l’istanza di attuazione della stessa” (nandocan)

***di Alberto Baldazzi – A 4 giorni dalla notte drammatica di Parigi i Tg di serata e più complessivamente l’intero panorama dell’informazione inevitabilmente e giustamente rimangono incentrati sulla ricostruzione degli attentati, sulle indagini in corso, sui tanti esempi di solidarietà e di commozione che attraversano quasi tutti i paesi civili. Oltre tutto le notizie di giornata rincorrono e rinfocolano i timori e anche quella che Mentana ha definito “comprensibile psicosi”. I Tg delle 20 fanno in tempo a riportare la decisione di annullare la partita amichevole tra Germania e Olanda ad Hannover per rischio bombe. Il numero degli appartenenti al commando terrorista è intanto salito a 9, e la caccia ai 2 sopravvissuti fuggiaschi attraversa le frontiere tra Francia, Belgio, Germania. La Russia comunica che il suo aereo precipitato nel Sinai è esploso per una bomba a bordo. Quattro quinti della durata di tutte le edizioni sono occupati da queste notizie e dalla commozione dei parigini che cercano di non lasciarsi abbattere, mentre Francia e Russia procedono all’unisono nei bombardamenti sulla Siria.

In molti titoli viene ripreso correttamente il riferimento alla condizione di guerra “dichiarata” da Hollande, e soprattutto le testate Mediaset ne sembrano alquanto conquistate, facendo proprio lo slogan “uniti come contro Hitler”. La posizione del governo italiano espressa da Renzi è riportata ampiamente soprattutto dalle testate Rai: per il premier il termine “guerra” deve essere maneggiato con cura, e comunque la guerra anche nei confronti dell’Isis (forse) non serve, e certamente non basta.

L’articolo 42 del regolamento europeo* per la prima volta chiamato in campo dalla Francia vedrà piena accoglienza dall’Italia, ma ciò non significa “guerra”*. Mentana parla di un Renzi contrario alle “dichiarazioni roboanti”, e più orientato al “soft power”. A noi non spetta insegnare ai Tg come titolare, ma per quello che vale il “nostro” personale Tg avrebbe aperto su questo. Le posizioni dei vari governi, compreso quello italiano, fanno parte del “dopo”, dell’ “oltre” lo sdegno e la commozione, e i Tg mostrano una certa difficoltà ad affrontarli, anche per quel che riguarda una reale analisi giornalistica dello scacchiere mediorientale. Qualcosa si muove in relazione ai soldi dell’Isis, con Tg3, Tg4 e Tg2 che illustrano i principali canali illegali di finanziamento e la realtà delle popolazioni soggiogate da oltre tre anni al dominio del califfato.

Tg4 nella logica “un colpo al centro, un colpo alla botte” da una parte propone buoni servizi da Parigi, dall’altra ritorna tra i mussulmani della Capitale che risulterebbero tutt’altro che allineati alla condanna del terrorismo “islamico” senza se e senza ma. Si tratta, come quasi sempre, delle anticipazioni dal programma di Del Debbio. Vale la pena di segnalare che il protagonista dell’intervista che si lascia andare a proclami filo Isis è stato in giornata arrestato per spaccio di droga e denunciato per propaganda di discriminazione e odio.

Il primo responso europeo alla legge di stabilità è schiacciato a fine edizione, con maggiore attenzione da parte di TgLa7 e Tg2. Poco male, visto che il rinvio del giudizio finale a primavera stempererà le polemiche interne. Anche in questo caso è Mentana che sintetizza giornalisticamente al meglio: Renzi e Padoan hanno qualche mese per convincere Bruxelles della bontà e attendibilità dei conti pubblici italiani.

Il cambio di simbolo del Movimento Cinque Stelle, che non contiene più il nome di Beppe Grillo, e ripreso in breve a fine edizione da Rai e La7.

La morte di Loris Stival, con la madre che cambia versione e confessa di averlo trovato strangolato mentre giocava con le fascette elettriche e di aver gettato il cadavere in un canalone, è nei titoli per Tg4.

 

 

Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Il babbo, funzionario statale, voleva fare di me un magistrato ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario e lo stesso vale per il servizio che ho sempre reso ai colleghi negli organismi della categoria (ordine, sindacato). Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. E’ dal 1994 che aspetto l'”Ulivo“. Nel 2008 mi sono deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. E sono diventato nonno.

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